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Nel recente incontro di presentazione del volume "Opus Dei. Una storia", Davide Prosperi ha citato la corrispondenza tra Giussani e del Portillo [...]. Una lettera del 2 ottobre 1984, scritta da don Giussani a mons. Álvaro del Portillo, primo successore di san Josemaría alla guida dell’Opus Dei, dopo l’udienza con Giovanni Paolo II per il trentennale di Comunione e Liberazione. Il testo, breve e densissimo, recita:
“Eccellenza reverendissima, Le sono profondamente grato per la Sua partecipazione all’udienza con Giovanni Paolo II in occasione del nostro ‘trentennale’. La carità squisita, ed operativa, con cui Ella sempre ci tratta, oltre che esserci di esempio e di edificazione, ci fa osare la speranza di consiglio e di correzione, come davanti a un padre. Le siamo grati in modo particolare anche dell’aiuto che ci sta dando p. Herranz. La Madonna ricompensi tale carità fecondando nel mondo l’Opera Sua che è il più forte strumento di sostegno alla presenza della Chiesa oggi. Con profonda grata devozione
sac. Luigi Giussani. Milano 2-10-1984”.
In queste righe – scritte da un sacerdote oggi avviato alla beatificazione a un futuro beato– emerge una sorprendente consonanza ecclesiale. Prosperi ne ha colto il cuore: “Questo senso della reciproca appartenenza ti fa riconoscere prima di tutto il bene che l’altro è”. Non competizione, dunque, ma comunione; non contrapposizione, ma corresponsabilità nella missione.
Il contesto storico illumina ulteriormente il significato della lettera. Pochi mesi prima, nel 1982, la Fraternità di Comunione e Liberazione aveva ottenuto il riconoscimento pontificio; nel settembre 1984 il movimento era stato ricevuto dall’allora papa, Giovanni Paolo II. In quell’occasione era presente anche mons. del Portillo. La lettera nasce quindi da un intreccio vivo di rapporti ecclesiali, sostenuti anche dalla figura di mons. Julián Herranz, sacerdote dell’Opera, futuro cardinale, canonista che studiava l’inquadramento ecclesiale di CL collaborando fianco a fianco coi membri del Movimento.
A offrire una chiave interpretativa decisiva è mons. Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia e Guastalla, discepolo di Giussani e testimone diretto di quegli anni. In un intervento del 2020 per il canale YouTube Storie Stra/ordinarie, Camisasca ha ricordato gli incontri tra il Fondatore di CL e il Prelato dell’Opera: “Questi incontri avevano tre esigenze: dare sostegno al pontificato di Giovanni Paolo II, informazione reciproca sullo sviluppo delle proprie comunità e confronto su persone di primo piano nella vita della Chiesa e del mondo”. Soprattutto ha voluto sottolineare la sintonia profonda tra i due: “Li accomunava il desiderio dell’evangelizzazione dei laici, delle professioni e degli ambienti di vita”.
