Perché anche dopo la soppressione da parte della Santa Sede dell’Indice dei libri proibiti san Josemaría Escrivá disse ai fedeli dell’Opera di continuare a chiedere l’autorizzazione per leggere le opere allora sconsigliate? José Luis González Gullón, docente della Pontificia Università della Santa Croce ne ha parlato nel suo libro “Opus Dei. Una storia”, scritto insieme a John F. Coverdale, dottore in Storia e in Diritto, e pubblicato dalle Edizioni Ares. Condividiamo un estratto del volume.
Don Josemaría Escrivá, come pastore di una porzione del popolo di Dio, sentì sempre molto forte la responsabilità di custodire e difendere le persone affidategli dallo Spirito Santo.
Poiché i libri potevano influire sulla crescita o la perdita della fede e sul miglioramento o la deviazione del comportamento morale, nel corso degli anni Sessanta, il fondatore dell’Opera dedicò molta attenzione al tema delle letture. Fu, quindi - sul modello dell’Indice dei libri proibiti (Index Librorum Prohibitorum), ovvero l'elenco della Chiesa cattolica dei libri ritenuti pericolosi per la fede o la morale - raccolta una grande quantità di materiale di orientamento da trasmettere ai membri dell’Opera e ai cooperatori: tracce sviluppate per la catechesi, sintesi di tematiche dottrinali e morali di attualità, schemi per meditazioni e corsi di ritiro, recensioni critiche di libri di teologia.
La Santa Sede e la soppressione dell’Indice dei libri proibiti
Nel 1966, la Santa Sede soppresse l’Indice dei libri proibiti, pur riaffermando l’obbligo morale di astenersi da letture contrarie alla fede e alla morale. Di fronte a questa situazione, Escrivá decise che i membri dell’Opus Dei dovessero continuare a chiedere l’autorizzazione per le opere dell’ex Indice. L’Ufficio della direzione spirituale centrale coordinava la preparazione di bibliografie di autori in voga considerati non ortodossi, corredate da commenti sulle dottrine che sostenevano e da una qualificazione dottrinale. Inoltre, redigeva «note critiche dettagliate su opere attuali il cui contenuto ha una relazione diretta con la fede o la morale». Questi strumenti servirono, per esempio, agli studenti di scuola superiore e di università ai quali era richiesto o raccomandato di studiare opere marxiste.
Il fondatore stabilì, come misura prudenziale provvisoria, che richiedesse un permesso la lettura di testi teologici la cui correttezza non fosse stata ancora accertata; che si usassero traduzioni della Sacra Scrittura pubblicate almeno dieci anni prima; che in tutti i corsi e convivenze annuali si ripassasse il Catechismo di San Pio X, che esponeva in forma sintetica gli elementi princi- pali della fede con il metodo classico di domande e risposte. Inoltre, chiedeva di prestare attenzione ai programmi della catechesi e dell’insegnamento della religione ai bambini, poiché spesso contenevano errori dottrinali o tacevano verità fondamentali della fede cattolica.
Non si voleva limitare la libertà dei singoli o rifiutare nuovi contributi teologici fatti alla luce della fede e in conformità con il Magistero della Chiesa. Una nota generale del 1967 spiegava: «Bisogna far capire a tutti che non si intende in alcun modo limitare o coartare le intelligenze, ma che vige, come per qualsiasi cristiano, il grave dovere di non mettere in pericolo la fede».
Escrivá mise grande impegno perché sacerdoti e laici si dedicassero alla ricerca teologica e alla divulgazione della dottrina e della spiritualità cristiana. Lo spirito dell’Opus Dei poteva contribuire agli studi di dogmatica, morale, pastorale e spiritualità su temi quali «spirito di servizio, filiazione divina, libertà in tutte le materie temporali e teologiche opinabili, santificazione del lavoro». Fino a quel momento erano state pubblicate soltanto opere di carattere spirituale, scritte da sacerdoti dell’Opus Dei, che si erano ispirati anche agli insegnamenti di mons. Escrivá. Si segnalavano, per numero di edizioni o ristampe e traduzioni in altre lingue, Il valore divino dell’umano (1948), di Jesús Urteaga, Maria di Nazareth (1956), di Federico Suárez, e Ascetica meditata (1962), di Salvador Canals. Il primo approfondimento di profili teologici dello spirito dell’Opus Dei fu il volume La santificazione del lavoro (1966), di José Luis Illanes.
Fonte: Gullón José Luis González, Coverdale John F., Opus Dei. Una storia, Edizioni Ares, Milano 2025, pp. 403-409

