San Josemaría e i gesuiti agli inizi dell’Opus Dei (1940)

Il rapporto tra i Gesuiti e l'Opus Dei è stato spesso descritto come caratterizzato da tensioni e incomprensioni. In questo articolo condividiamo un estratto del volume “Opus Dei. Una storia” in cui gli autori spiegano l’origine di questa convinzione.

È opinione piuttosto diffusa che tra Gesuiti e Opus Dei ci siano tensioni e incomprensioni. Ma da dove trae origine questa convinzione? José Luis González Gullón, docente della Pontificia Università della Santa Croce ne ha parlato nel suo libro “Opus Dei. Una storia”, scritto insieme a John F. Coverdale, dottore in Storia e in Diritto, e pubblicato dalle Edizioni Ares. Condividiamo un estratto del volume.

La propagazione dell’Opus Dei tra gli intellettuali non fu semplice. La situazione divenne particolarmente complessa nell’estate del 1940, quando due giovani delle Congregazioni Mariane, Salvador Canals e Álvaro del Amo, che avevano pensato di entrare nel noviziato dei gesuiti, chiesero l’ammissione all’Opus Dei dopo aver conosciuto don Josemaría.

Venuto a conoscenza del fatto, Ángel Carrillo de Albornoz, giovane gesuita dal carattere focoso, dirigente delle Congregazioni e già direttore spirituale di Canals e Del Amo, reagì con durezza e disse che don Escrivá era passibile di scomunica per le sue idee sulla vita cristiana e che le attività che si svolgevano nella residenza di via Jenner erano equivoche.

Nel febbraio del 1941, il gesuita Manuel Vergés, direttore delle Congregazioni di Barcellona, affermò in una conferenza che Escrivá poteva essere ritenuto eretico per il suo modo di intendere la vocazione in mezzo al mondo e dichiarò in tono allarmistico che stava cercando di reclutare membri del sodalizio.

Nel giro di poco tempo, le loro accuse si diffusero anche nelle altre province spagnole della Compagnia di Gesù e presso altre istituzioni ecclesiali, sia religiose che secolari.

Un mezzo per servire la Chiesa e non per dominare

Don Escrivá pensava che il malinteso fosse dovuto a persone che agivano in buona fede e pertanto di essere vittima di una «opposizione dei buoni». Esortò i suoi figli spirituali a «tacere, lavorare, perdonare, sorridere e pregare: e soffrire lietamente». Inviò loro una lettera in cui chiedeva di amare i gesuiti; ricordava che da tanti anni traeva idee per la predicazione dagli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola e raccomandava loro la lettura della biografia del santo scritta dal Rivadeneyra.

Successivamente, il fondatore spiegò a diversi ecclesiastici che cos’era e quali attività svolgeva l’Opus Dei e chiese al p. Carrillo di fermare ciò che definiva la campagna contro l’Opera. Nell’estate del 1941 consegnò al mons. Gaetano Cicognani una copia degli Statuti della pia unione Opus Dei, approvati nel mese di marzo, e gli spiegò che il messaggio consisteva nel ricordare la chiamata alla santità in mezzo al mondo «come mezzo per servire la Santa Chiesa e non per dominare».

Le tre cause di incomprensione

Le difficoltà di comprensione della natura e dell’attività dell’Opus Dei si possono ricondurre a tre.

In primis, il dedicarsi alle realtà mondane, derivandone eventualmente competenza professionale, prestigio e benefici economici, non era considerato compatibile con il più alto grado di santità. Il p. Carrillo de Albornoz sintetizzava così tale pensiero: «Un laico in giacca e cravatta non può, proprio non può, essere un uomo totalmente di Dio».

La seconda critica che veniva avanzata era che l’Opera attraeva studenti brillanti, di buona famiglia, che appartenevano a prestigiose istituzioni cattoliche per poi allontanarli da esse.

In terzo luogo, appariva sconcertante il modo con cui i laici dell’Opus Dei si muovevano nel loro ambiente sociale. Non facevano propaganda delle loro attività, ma spiegavano il messaggio a tu per tu ai loro conoscenti. Non portavano segni esterni di appartenenza all’Opera e non si riunivano in locali pubblici rinomati ma in abitazioni private. Anche se non nascondevano di far parte dell’Opera, questo comportamento, fu visto come tipico di una società segreta e di conseguenza l’Opus Dei fu accusato da alcuni di essere una mafia bianca o una massoneria cristiana.

Fonte: Gullón José Luis González, Coverdale John F., Opus Dei. Una storia, Edizioni Ares, Milano 2025, pp. 108-113.