Decidere di donare la propria vita a una vocazione richiede molta preghiera, ma alla fine della giornata, non conta ciò che la gente ti dice, non conta ciò che pensi di dover fare, conta fondamentalmente il rapporto tra te e Dio. Quando scopri la tua vocazione e ti ci butti completamente; quando ti impegni davvero, è allora che sei più felice, perché è per questo che sei stato creato. Non significa che sia facile e non significa che non faccia paura, ma è lì che troverai la tua gioia.

Mi chiamo Abi, sono cresciuta nell’Australia occidentale, dall’altra parte dell’Australia. Quindi, a Perth ho studiato e ottenuto la laurea in Patologia e Medicina di Laboratorio, durante l’università aiutavo mio padre e facevo altri lavoretti, per esempio insegnare in alcune scuole e fare spettacoli musicali. Quindi, avevo molto tempo, molti soldi e tutte queste opportunità. Ma sentivo che stavo sprecando il mio tempo… Beh, non il mio tempo, ma la mia vita! Non avevo un motivo per fare le cose. La vita sembrava solo: “Qual è la prossima cosa che voglio fare?”. Così spendevo i miei soldi per andare a spettacoli, musical, teatri, viaggiavo e cercavo semplicemente di riempire la mia vita di cose perché sembrasse piena, ma era solo un po’ priva di senso, un po’ vuota.

Credo che più che cercare, mi chiedevo se ci fosse qualcosa di più.

Ho deciso di trasferirmi a Sydney e di iscrivermi a un corso di sei mesi in un college residenziale. Quel corso di sei mesi è diventato un corso di due anni, così sono rimasta lì due anni. Il piano era tornare a Perth, stare con la mia famiglia e capire cosa fare dopo.

Durante quel periodo di sei mesi, diventati due anni, mi sono innamorata dell’Opera ed è stato meraviglioso perché non avevo mai incontrato numerarie ausiliari prima. E con le numerarie ausiliari è stato incredibile, erano così accoglienti. Beh, lo erano tutti, ma c’era qualcosa di speciale nelle numerarie ausiliari. Non mi conoscevano dunque perché avrebbero dovuto preoccuparsi di me? Eppure volevano interessarsi di me, volevano che mi sentissi accolta e amata.

Pregavo e durante uno di quei momenti di preghiera in cappella ho sentito che Dio mi stava chiedendo se potessi vivere questa vita: “Potrei lavorare ogni giorno nell’ambito dell’accoglienza? Potrei donare tutta la mia vita a Dio?” È stato lì che ho capito: è quello che voglio fare, voglio essere una numeraria ausiliare.

Così l’ho detto al sacerdote e lui ha detto: “Molto bene, pregaci su,” così ho pregato molto di più su questo. Sono tornata nel centro che frequentavo e l’ho detto alla persona con cui parlavo abitualmente, e lei ha detto: “Molto bene, interessante, pregaci su,” così ho continuato a pregare ancora di più, e ho detto: “Lo voglio…” “Oh bene, continua a pregare,” così ho continuato a pregare ancora, e ho pregato per due anni.

È stato bello perché in quei due anni ho davvero capito cosa fosse in realtà la vocazione di numeraria ausiliare. Non era solo quella parte piacevole che pensavo fosse all’inizio, per esempio: “Queste ragazze si divertono più di tutti perché sono le più felici, sembrano le più gioiose.” Ma è incredibile perché ti rendi conto che quella gioia viene anche dal sacrificio, che non è quello che ti aspetti che ti renda felice, vero? Ma è davvero così perché l’amore è sacrificio, e sei più felice quando più ami.

Una delle mie paure più grandi, perché in passato, in pratica per tutta la vita avevo inseguito delle cose… “Se faccio surf sarò felice.” E lo ero e poi non lo ero più. “Farò equitazione,” e ero felice finché durava. Quindi pensavo forse anche questa è solo un’altra cosa, forse farò questo e sarò felice finché non lo sarò più. Quindi, in quei due anni ho dovuto maturare molto, superare quella paura di impegnarmi. Era la mia vita, stavo donando la mia vita.

Ma è straordinario perché più vivo questa vita e più mi rendo conto che non sto dando la mia vita, ma la mia vita mi viene donata cento volte di più di quanto avrei potuto riempirla io stessa con tutte quelle altre cose con cui cercavo di riempirla.

Il mio ruolo qui è cercare di rendere questo centro una casa per tutti. Non solo per chi ci vive, ma per tutti coloro che entrano dalla porta. Come centro di formazione giovanile, cerchiamo di aiutare queste ragazze a crescere nel carattere e nelle virtù e il mio ruolo è assicurarmi che ognuna di loro che entra possa fare di questo centro la propria casa, che si senta a casa.

Molte delle ragazze che vengono, soprattutto nei primi anni, non sanno cosa sia una numeraria ausiliare. Magari mi chiedono cosa faccio e io rispondo: “Beh… ho il lavoro più importante del mondo.” “Cosa potresti mai fare?” E io dico: “Il mio lavoro è prendermi cura delle persone.” Davvero, questo è il lavoro più importante del mondo: assicurarsi che le persone siano curate.