In uno dei primi anni di insegnamento, feci amicizia con Marina, una giovane collega, che mi colpì per la serenità con cui affrontava i vari problemi, scolastici e familiari, e per la sensibilità e delicatezza con cui trattava le persone. Mi parlò dell’Opus Dei e io volli subito conoscere questa realtà. Ne rimasi colpita. Cominciai a frequentare assiduamente le lezioni di teologia e le meditazioni.
Avevo sempre coltivato il desiderio di approfondire la dottrina cattolica, era proprio quello che cercavo: persone adulte che cercano di vivere seriamente e serenamente la fede in cui credono. La crescita spirituale mi fece aprire al volontariato con le ragazzine di una zona a rischio di Napoli; coinvolsi in questa attività anche varie amiche, mamme dei miei alunni o alunne stesse, in modo da offrire, oltre allo studio, anche altre attività formative.
Dal Concilio Vaticano II a oggi
All’uscita della nuova versione del Catechismo della Chiesa Cattolica, nel 1992, noi amiche formammo un nutrito gruppo di studio, per aggiornarci sui nuovi punti guida del Concilio Vaticano II, che proprio in queste settimane papa Leone sta commentando.
Gli anni sono passati e ci siamo tenute sempre in contatto tra noi, lavorando insieme alacremente e continuando i nostri incontri di studio. Alcune ci hanno lasciato per motivi di salute o di famiglia; ne sono venute altre al loro posto, e siamo arrivate all’età della vecchiaia, con gli acciacchi e la solitudine che essa comporta, senza interrompere mai questa bella relazione di crescita insieme.
Dallo sprint alla tartaruga
Perché la vecchiaia? Perché i giovani non stanno intorno a noi ad aiutarci?... sono domande che spesso ci facciamo, ne parliamo tra noi e ci diciamo che la vecchiaia ha un senso diverso da quello dell’età adulta e che i giovani non sono al nostro servizio. Da persone piene di sprint siamo diventate delle tartarughe che camminano piano piano; ma c’è un vantaggio in questo: possiamo osservare con maggiore attenzione cosa succede attorno a noi e ci possiamo rendere conto dei tanti doni ricevuti e di cui non sempre siamo state consapevoli, per esempio la vita, la famiglia, gli amici, eccetera.
Di conseguenza nasce spontaneo il desiderio di non perdere il tempo a lamentarci e di capire come metterci in relazione con i giovani perché apprezzino questi stessi beni preziosi, in modo che col tempo anche loro diano ad essi il giusto valore.
Da qualche anno abbiamo ripreso il nostro gruppo di studio, spinte anche da Maria Grazia, una fedele dell’Opera, che con noi condivide … l’età: ci incontriamo con regolarità per cercare di prendere atto del tempo in cui viviamo e affrontiamo vari argomenti: le relazioni umane (seguendo la massima “sconfinare senza invadere”), essere apostoli oggi, la multietnicità dalla Bibbia ai nostri giorni, il Giubileo, il commento alla Dilexi te, una persona che ti ha colpito (storica o conosciuta nel quotidiano)...
Questo ci permette di vedere gli avvenimenti della vita nel modo giusto, e soprattutto di riempirci di speranza: non la speranza che risolve i problemi, ma la presenza di Dio che sorregge e accompagna sempre, anche nel buio dei periodi difficili.
