Libro-biografia di don Álvaro del Portillo

“Don Alvaro” è il titolo del libro di Massimo Bettetini, Ed. San Paolo 2014. È un’agile biografia di don Álvaro del Portillo, primo successore di san Josemaría Escrivá alla guida dell’Opus Dei, concepita per quadri e immagini e ricca di spunti. Ne riportiamo alcuni brani significativi.

Opus Dei - Libro-biografia di don Álvaro del Portillo

Il Signore, nella Sua infinita bontà, dispose che don Álvaro celebrasse l'ultima Messa della sua vita a Gerusalemme, vicino al Cenacolo, dove Gesù aveva istituito l'Eucaristia e il Sacerdozio. Era il 22 marzo 1994. Rientrato a Roma, rese la sua anima al Signore all'alba del giorno successivo. Giovanni Paolo II, recatosi a pregare davanti alla sua salma, rimase meravigliato da queste toccanti circostanze del dies natalis. Il Signore aveva voluto coronarne la vita, tante volte segnata dalla Croce, con questa carezza: una carezza ben meritata!

(dalla Prefazione del cardinale Julián Herranz)

Il 6 luglio 1935, con gioia di entrambi, poterono parlare più a lungo e il fondatore dell'Opus Dei gli chiese se voleva partecipare a un ritiro spirituale che avrebbe predicato lui stesso il giorno dopo. Álvaro accettò e si trovò a vivere quello che anni dopo avrebbe definito come un «terremoto» interiore. Ascoltò una prima meditazione, e fu la seconda, poco più tardi, a spalancargli orizzonti completamente nuovi. Parlò ancora, con calma, con don Josemaría, avvertì nel suo intimo la chiamata a donare tutto se stesso in quel cammino che il Signore stava aprendo nel mondo, l'Opus Dei, e chiese l'ammissione all'Opera.

(dal Capitolo II, L'incontro con san Josemaría)

Anni dopo don Álvaro avrebbe riferito a se stesso e a tutti quel sentimento tipicamente brasiliano, la saudade, quella malinconia, anche un po' luminosa, quel chiaro-scuro degli affetti che resta dentro e che sembra accompagnare, non lasciare mai. Saudade per la presenza fisica di san Josemaría che se ne era andato in cielo. E chiedeva nella preghiera che in lui e in tutti restasse aperta la ferita della sua scomparsa, perché potesse sempre parlare cuore a cuore con le sue figlie e con i suoi figli.

(dal Capitolo VI, A capo dell'Opus Dei)

In questi giorni, il ricordo della Terra Santa è in voi legato anche alla persona di mons. Álvaro del Portillo. Prima di chiamarlo a Sé, infatti, Iddio gli ha concesso di compiere un pellegrinaggio nei luoghi dove Gesù trascorse la propria vita terrena. Sono stati giorni di intensa preghiera che lo hanno unito strettamente a Cristo e quasi lo hanno preparato al definitivo incontro con la Santissima Trinità. Nel ricordo di questo “servitore buono e fedele", e nello spirito della Settimana Santa, possa ciascuno di voi intensificare il suo impegno al servizio del Vangelo e diffondere l'annuncio della salvezza mediante la propria quotidiana testimonianza cristiana.

(dall'Appendice, Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani di Univ 94)

Ma ricordate sempre, in ogni momento, che la cosa veramente importante è trattare le anime ad una ad una, per avvicinarle a Dio: il nostro apostolato personale di amicizia e confidenza. Questo significa efficacia, questo è ciò che il Signore ci chiede. La ricetta è quella di sempre: più vita interiore, più apostolato personale!

(dall'Appendice, Lettera di don Álvaro ai fedeli della Prelatura)

Dette prova di eroismo in particolare nell'affrontare le malattie – nelle quali vedeva la Croce di Cristo –, il carcere per un certo tempo durante la persecuzione religiosa in Spagna (1936-1939) e gli attacchi che dovette subire per la sua fedeltà alla Chiesa. Uomo di profonda bontà ed affabilità, era capace di trasmettere pace e serenità alle anime. Nessuno ricorda un gesto poco cortese da parte sua, il minimo moto di impazienza dinanzi alle contrarietà, una sola parola di critica o di protesta per le difficoltà: aveva imparato dal Signore a perdonare, a pregare per i persecutori, ad accogliere tutti con un sorriso e con cristiana comprensione»

(dal Decreto sulle virtù).

Alvaro del Portillo sarà beatificato il 27 settembre 2014 a Madrid.