Viaggio pastorale di mons. Ocáriz in Centro America

Il 3 febbraio 2019 il prelato dell’Opus Dei ha concluso il suo viaggio in Centro America. Ecco qui di seguito il riassunto della sua catechesi a Panama, Costa Rica, Nicaragua e Porto Rico. Per ogni tappa del viaggio è stato realizzato un video racconto.

Domenica, 3 febbraio

Nell'ultimo giorno a Porto Rico, il prelato ha celebrato una Messa a Monteclaro. Nell'omelia ha parlato della serenità che comporta il sapersi figli di Dio.

Poi si è incontrato con i promotori e le direzioni della Scuola Alberghiera Monteclaro e dei centri scolastici Sosoles e Summit Academy. Alcuni gli hanno raccontato episodi che riguardano diverse attività umanitarie che si sono intraprese dopo il passaggio dell'uragano "Maria" sull'isola.

Prima di partire il prelato ha benedetto un alberello di guaiaco. È un albero originario delle Antille, molto apprezzato per il suo legno duro e resistente.

Nell'impartire la benedizione ha detto: "Non ci separiamo mai, perché Gesù ci unisce". Alla sua uscita da Paloblanco ha incontrato un buon gruppo di professoresse, alunne e famiglie che lo salutavano con i loro vestiti tradizionali, e con "maracas" e "güiros" nelle loro mani.

Sabato 2 febbraio

Nella festa della Presentazione del Signore il prelato ha celebrato la Messa nell’oratorio della residenza Paloblanco. Commentando i testi della festa liturgica, si è soffermato sulle parole dell’anziano Simeone: «‘Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola, perché i miei occhi han visto la tua salvezza’. Noi dobbiamo avere il desiderio di vedere Dio: vederlo nell’Eucaristia, vederlo nelle circostanze ordinarie, vederlo nelle persone che incontriamo durante la giornata... Così metteremo Cristo in cima alle attività umane».

Nella mattinata ha avuto la prima catechesi con le donne che frequentano i mezzi di formazione proposti dall’Opus Dei. Una delle presenti ha ricordato che si compiono 50 anni dall’inizio del lavoro a Porto Rico: “Che si aspetta da noi?”. “L’importante – ha risposto – è ciò che Dio si aspetta da noi; e ciò che si aspetta è che siamo fedeli alla nostra vocazione”.

Alla fine del pomeriggio in un altro incontro di catechesi, mons. Ocáriz ha parlato dell’opportunità di vedere la volontà di Dio anche nelle contrarietà: “La fede si applica a ciò che non si comprende e non si vede. Tuttavia, anche lì si manifesta l’amore di Dio”.

Una delle domande è stata quella di Ettore, il quale, insieme ad altri, è impegnato a portare avanti una scuola nella quale si dà anche formazione cristiana: Sonsoles Summit Academy. Con la sua domanda ha chiesto in che modo si possono superare i problemi che si vanno presentando. Mons. Ocáriz ha spiegato che “il primo mezzo da adoperare è la fede. Poi non bisogna scoraggiarsi nel caso di un rifiuto quando si chiede una collaborazione a queste iniziative”. E poi una battuta: “Se non vogliono aiutare, sono loro a rimetterci”.

Poi Máximo ha domandato come si può sostenere la famiglia e i figli in un ambiente ostile. Allora il prelato ha raccontato un episodio: «Una mamma camminava con la figlia piccola e hanno incontrato un’amica. Vedendola con la carrozzella col neonato, ha avuto l’ardire di commentare che le sembrava una pazzia avere tanti figli. La mamma ha tentato di spiegarle che i figli sono un dono di Dio e a questo punto è intervenuta la figlia piccola, dicendole: “E sappia che pensiamo di averne altri”».

Fra un incontro e l’altro mons. Ocáriz ha potuto salutare diverse famiglie che hanno manifestato la loro gratitudine per l’aiuto che ricevono dal calore delle attività di formazione e di accompagnamento spirituale che offre l’Opus Dei.

Venerdì 1 febbraio

Nella mattina, dopo aver celebrato la santa Messa nella Scuola Alberghiera Monteclaro, mons. Ocáriz si è trasferito a San Juan, dove ha salutato venti famiglie. Successivamente, nell’androne della scuola Puertorreal, ha scambiato qualche parola con sacerdoti e seminaristi di varie diocesi.

Il prelato ha ricordato la necessità di “imitare Cristo per poterlo portare agli altri”. Uno dei sacerdoti ha reso più piacevole l’incontro cantando una ‘bomba’ – canto tipico popolare –, accompagnato da chitarra, güiro e maracas, strumenti tipici dei Caraibi.

Uno dei presenti ha chiesto come si possono superare i momenti di stanchezza e di scoraggiamento. “Non possiamo confondere la gioia con l’entusiasmo – ha risposto mons. Ocáriz –. Si può soffrire, si può piangere, ma essere tristi, no!... Per ottenere questo bisogna approfondire il rapporto con Gesù”. Alla fine ha ricordato la necessità di ottenere molte vocazioni al sacerdozio.

Al termine del pomeriggio un centinaio di giovani hanno ascoltato la catechesi del prelato. Javi ha fatto qualche gioco di magia con le carte e poi ha domandato come è possibile sapere ciò che Dio vuole da noi. “La prima cosa che Dio vuole è che facciamo quello che dobbiamo fare”, vale a dire compiere i nostri doveri. Lo ha invitato ad avere un orario per fare passi avanti nell’ordine: “Se hai un piano di vita, avrai forza, serenità e gioia”.

Un’altra domanda ha dato al prelato lo spunto per spiegare che “l’unione con il Signore dà gioia. Quando ci domina l’egoismo non siamo contenti”.

Prima di terminare l’incontro David ha avvicinato al prelato una mazza di baseball, chiedendogli di scrivervi una frase che serva da incoraggiamento per i prossimi 50 anni. E il prelato ha scritto una frase di san Josemaría: “Soñad y os quedaréis cortos” – Sognate, e la realtà supererà i vostri sogni.

31 gennaio (Portorico)

Il prelato dell’Opus Dei è arrivato all’aeroporto internazionale Luis Muñoz Marín di San Juan de Puerto Rico alle 16,05 per una visita pastorale che proseguirà fino a domenica 3 febbraio.

Il primo incontro di catechesi ha avuto luogo nella Scuola Alberghiera Monteclaro, con le donne che lì si formano e lavorano. Ricordando la GMG, Mons. Ocáriz ha detto che “un buon proposito per qualunque giovane che sia stata lì potrebbe essere quello di pregare molto per il Papa”.

A fine giornata ha trascorso un tempo di adorazione davanti al Santissimo Sacramento.

30 gennaio (Panama)

Il 30 gennaio, alla fine del pomeriggio, il prelato è ritornato a Panama dopo una giornata in Nicaragua. Il giorno dopo, nell’omelia della Messa,ha commentato il vangelo del giorno, invitando i presenti a essere luce, sale e lievito in qualunque luogo si trovino.

Alla fine dell’Eucaristia Lesbia, proveniente da Soloy (Chiriquí), gli ha regalato un rosario prodotto da lei stessa con dei semi della zona di Ngobe Bugle. Ha raccontato di averne fatto parecchi da vendere alle partecipanti alla GMG, così da raccogliere fondi per le borse di studio della Scuola Alberghiera nella quale lavora.

Prima di ritornare all’aeroporto da dove sarebbe partito per il Porto Rico, il prelato ha detto a quelli che lo accompagnavano che non si congedava, perché nell’Opus Dei e nella Chiesa siamo sempre uniti grazie alla comunione dei santi.

30 gennaio (Nicaragua)

Il prelato è atterrato in Nicaragua nelle prime ore del mattino per intervenire in due incontri di catechesi a Managua, nei centri culturali La Rivera e Villa Fontana.

Nella riunione con fedeli e cooperatori dell’Opus Dei ha affermato che “la fede e l’amore di Dio ci debbono riempire di sicurezza, di speranza, di gioia e quando arriva una sofferenza – una contrarietà piccola o grande – possiamo sempre unirci alla Croce del Signore. Qualunque situazione, offerta al Signore, fa sì che Gesù l’assuma come sua e le dia un valore immenso”.

Yelba ha raccontato che 19 anni fa ha dato inizio con altre amiche a un centro educativo a Diriamba. Il prelato l’ha incoraggiata a continuare a elargire formazione umana e cristiana a molte donne, “perché tutto quello che si fa per Dio è efficace. Egli tiene conto delle nostre difficoltà e i frutti spesso nascono senza che ce ne accorgiamo”.

Jenny, una delle alunne di questa iniziativa educativa, ha confermato che “vale la pena; ci aspetta molta gente”. Lei – ha spiegato – è stata aiutata a scoprire Dio, perché prima non praticava nessuna religione. Il 26 maggio 2018, quando il Nicaragua attraversava un forte crisi, si è battezzata, riempiendo così la sua vita con una nuova speranza.

Marcela, sposata e con due figli, ha chiesto se una madre di famiglia, tra le sue numerose attività, può scoprire la propria vocazione. “Sì che è possibile. La vocazione la dà Dio e per Lui non ci sono impossibili. Come diceva san Josemaría, a Dio “interessano le persone che hanno molto da fare e non hanno tempo”, perché sono persone che si donano e si danno agli altri”.

Sandra gli ha chiesto di pregare per l’unità e la pace in Nicaragua. Il prelato le ha assicurato che raccomanda ogni giorno a Dio tutto il paese, affinché le persone si avvicinino a Dio e desiderino la pace.

Cindy, una ingegnere industriale, ha raccontato la storia della sua vocazione al celibato nell’Opus Dei. Quando ha scoperto questa chiamata divina, ha temuto che i suoi genitori non la capissero, perché non condividono la sua fede cattolica. “Però ero certa che Dio mi avrebbe aiutata”. Il prelato ha confermato che il Signore si affida alla nostra libertà nella stessa chiamata, “ma inoltre ci aiuta con la sua grazia; a volte dovremmo confidare di più in Dio”.

Nel secondo incontro mons. Fernando Ocáriz ha invitato i presenti a “non perdere mai la serenità e la speranza. San Josemaría ci assicurava che ‘ciò di cui abbiamo bisogno per ottenere la felicità non è una vita comoda, ma un cuore innamorato’. Un cuore innamorato è sorgente di speranza”.

Nel considerare le vastissime prospettive dell’evangelizzazione in Nicaragua ha detto che “può sembrare che siamo pochi per le tante cose che occorre fare; però la forza di Dio è molto grande. Il lavoro da fare e la pace che dovete seminare vi portino a pregare di più, a perdonare di più”.

In tal senso, Humberto ha domandato al prelato come si può imparare a vivere meglio e a perdonare quando l’ambiente è difficile. “Avendo gli stessi sentimenti di Gesù Cristo nei confronti delle altre persone. In tempi anche quelli complicati, san Josemaría pregava così: ‘Che io veda con i tuoi occhi, Cristo mio’. Tu potrai trovare nell’Eucaristia la forza di perdonare”.

Helio si è sposato e recentemente ha avuto il primo figlio. Come riuscire a conciliare la vita familiare con il lavoro e la formazione spirituale? Il prelato ha raccomandato a tutti di coltivare la virtù dell’ordine. “Bisogna avere uno schema più o meno completo per mettere ogni cosa al suo posto. Certe volte abbiamo la tendenza a dedicare più tempo a ciò che ci piace di più. L’ordine dilata la giornata, fa in modo che contenga molte più cose”.

29 gennaio 2019 (Costa Rica)

Se poi non viviamo secondo Cristo, “possiamo sempre ricorrere alla confessione, che ci può risollevare. La forza proviene dal Sangue di Cristo e perciò vale la pena aver voglia di essere anime di Eucaristia”.

Il prelato ha raccomandato a tutti di continuare a pregare per Papa Francesco e “per tutti, perché in certi posti la vita è diventata veramente difficile. In concreto, questo vi deve spingere a trattare meglio gli altri e a preoccuparvi della fraternità, in casa e con gli amici”.

Isaac ha fatto la prima domanda. Sta studiando Veterinaria e già collabora in una tenuta dove vivono mucche e maiali. Come scoprire la bellezza della virtù della purezza? “Il sesso non è qualcosa di oscuro – ha risposto il prelato –. Ma essendo una realtà tanto bella, tanto grande e tanto nobile, la sua corruzione è nefasta. Invece, se lottiamo per praticare ordinatamente questa realtà, ci colmiamo di gioia, di capacità di pensare agli altri. Tutti dobbiamo lottare, senza scoraggiarci. Sarà così fino alla fine dei nostri giorni”.

José Luis ha raccontato che è del Venezuela, anche se sta studiando in Costa Rica. “Però voglio con tutte le mie forze ritornare nel mio paese per aiutare la mia gente”. Il prelato gli ha detto che prega molto per il Venezuela perché non vi sia più penuria né violenza.

Nacho ha chiesto che cosa si può fare per proteggere e dare più autorità alla donna in una società in cui non la si rispetta a sufficienza e si manca molto alla sua dignità. Da parte loro, Tomas e Mariano hanno regalato a monsignor Ocáriz una camicetta della squadra del Costa Rica – “la sele” – in occasione dell’anniversario della sua elezione e nomina come prelato dell’Opus Dei. Nella parte posteriore della “rossa” si leggeva “El Padre”.

Juan Félix ha raccontato che egli è “Juan Felix 3”, e che tanto suo nonno che suo padre e lui si chiamano allo stesso modo e sono tutt’e tre soprannumerari dell’Opus Dei. Ha detto di aver chiesto l’ammissione di recente e ha domandato come poteva mantenere vivo lo slancio della sua vocazione e non perdere l’entusiasmo. “Tutti abbiamo vocazione. Nessuna persona è indifferente al Signore. Dio ha un progetto per tutti. Non dipende dall’entusiasmo; non si deve confondere la certezza della vocazione con l’entusiasmo. È la risposta a una chiamata di Dio”.

Fernando Quesada, di 21 anni, studente di Ingegneria Industriale ha fatto una domanda su come è possibile includere il rispetto della creazione nel nostro cammino verso la santità. “La santità sta in ogni cosa perché possiamo trovare Dio in qualunque cosa e in qualunque attività. Il rispetto e la cura della creazione sta sia nel non tagliare un bosco quando non si deve fare, sia nel tagliarlo quando si deve fare, se questo comporta un bene dell’essere umano. Tutto dipende dall’ordine con il quale si fanno le cose”.

In precedenza monsignor Ocáriz aveva tenuto un’altra catechesi con le donne che frequentano i mezzi di formazione che offre l’Opus Dei. Il prelato ha parlato loro di quanto sia importante “affrontare tutte le situazioni della nostra vita, gioie e tristezze, nello stesso modo in cui lo farebbe Gesù”.

Maripaz Villalobos, studentessa di educazione pre-scolare, ha domandato come bisogna navigare nelle reti sociali. “Puoi stare presente – è stata la risposta – e farlo in modo molto positivo. Nello stesso tempo, ciò ti richiederà molta padronanza di te stessa, per non dedicargli più tempo del necessario”.

Rosa, del Guatemala, si è interrogata su come confidare nella volontà di Dio, quando non è facile da accettare. “Effettivamente – ha detto il prelato – Dio ha una finalità per ciascuno di noi che spesso ci è difficile da comprendere, perché il Signore permette le contrarietà e gli insuccessi. San Josemaría, che dovette soffrire molto, ci ha insegnato che possiamo piangere o non capire molte cose, ma che non dobbiamo ammettere la tristezza. Se abbiamo fede, crediamo nel grande amore di Dio per noi. Dio ci vuole santi, che non significa essere perfetti. Egli ci vuole con i nostri difetti, ma sempre in lotta”.

Paula Odio, studentessa universitaria, ha raccontato di aver partecipato alla Giornata Mondiale della Gioventù a Panama e di essere rimasta impressionata dalla quantità di giovani delle più diverse latitudini che costituiscono la Chiesa. “Questo ci deve aiutare – ha detto Mons. Ocáriz – a notare negli altri l’amore che Dio ha per ognuno di noi. Cercheremo di notarlo con i suoi occhi. A volte può apparire un po’ complicato, ma ci si riesce chiedendo a Dio la carità per trattare bene ogni persona”.

Inoltre il prelato ha ricordato che per entrare in rapporto con le persone che non condividono la nostra fede, prima di tutto bisogna amarle e pensare che Dio si vuole rivolgere a loro attraverso di noi, “non perché siamo migliori, ma perché abbiamo ricevuto di più da Dio. Dobbiamo pregare per le persone lontane da Lui”.

28 gennaio 2019 (Costa Rica)

Mons. Ocáriz (nella scuola Iribó in Costa Rica) ha iniziato sottolineando l’importanza della gioia: “Il desiderio di Dio è che noi siamo contenti, che la nostra gioia sia completa. Questo si ottiene con la sua grazia e il suo aiuto; per essere felici bisogna avere un cuore innamorato di Dio ed Egli ci darà la forza per amare tutti: la famiglia, gli amici e i colleghi".

La prima domanda è stata quella di Marjorie, che presto compirà 55 anni di matrimonio; gli ha chiesto in che modo possiamo capire e renderci conto che abbiamo molto da apportare nelle nostre famiglie. “Tu stessa ti sei resa conto che la cosa più grande che possiamo fare è far conoscere Cristo, frequentarlo e portarlo da ogni parte in risposta a tutto ciò che Egli ci ha dato; soprattutto nella propria famiglia”.

"la cosa più grande che possiamo fare è far conoscere Cristo, frequentarlo e portarlo da ogni parte"

Poi il prelato a risposto a Jéssica, che è del Perù ed è arrivata in Costa Rica per motivi di lavoro. Ha domandato in che modo si può portare la luce della fede a molte persone: “Approfitta delle situazioni della giornata per conoscere altre persone nuove, chiedi luci allo Spirito Santo”.

Il prelato ha messo in evidenza il valore della fraternità nelle famiglie, tra gli amici e con i colleghi. Gabriela, madre di sette figli, ha voluto sapere come vivere la carità con le persone che amiamo quando hanno idee diverse dalle nostre. “Essere amico, marito a madre richiede un impegno spirituale. Per comprendere quelli che vivono attorno a noi, prima dobbiamo vedere in essi le cose buone, le cose positive, ciò che di meglio c’è in ognuno. Tutti noi abbiamo un grandissimo valore, e questa è una realtà che non ammette distinzioni: le differenze debbono indurci ad amarci e apprezzarci di più”.

Claudia ha voluto sapere come non scoraggiarsi nel cercare di avvicinare a Dio gli altri, quando le persone ritengono di non avere tempo per il Signore. “Non ti scoraggiare. Pensa quanto è costato a san Josemaría dare inizio all’Opera. Nello stesso tempo, devi essere certa che il nostro lavoro non è mai vano. Quando uno fa le cose per Dio, tutto è per la sua Gloria”.

Il prelato ha messo in risalto il ruolo delle cooperatrici e dei cooperatori, che appoggiano il lavoro dell’Opera perché vada avanti nelle sue diverse iniziative.

L’ultima persona che è riuscita a fare due domande è stata Laura: la prima su come si può contribuire a favore della cultura della vita e la seconda su come parlare ai giovani sposi affinché perseverino nel loro matrimonio.

“L’aborto è l’assassinio di un innocente – ha detto il prelato rispondendo alla prima questione –; è una persona come un’altra. Non facciamoci trascinare dalla corrente, purtroppo, dominante”. Per ciò che riguarda la seconda domanda, ha affermato: “Quando un matrimonio si spezza molto rapidamente, è perché manca l’amore. L’amore non è lo slancio iniziale, che finisce presto; l’amore è volere il bene della persona. Dobbiamo insegnare ai più giovani che cos’è l’amore”.

27 gennaio 2019 (Costa Rica)

Il Padre è atterrato a San José (Costa Rica) alle 16,15, proveniente da Panama. Arrivato al Centro Universitario Miravalles, una residenza dell’Opera dove alloggerà durante la sua sosta a San José, molte famiglie lo attendevano per dargli il benvenuto.

Una di queste famiglie vive a Ciudad Neilly, quasi alla frontiera con Panama; un’altra a San Luis de Santo Domingo de Heredia e un’altra ancora a Curridabat, un sobborgo della capitale. Sono riusciti a conversare per alcuni minuti e alla fine il prelato ha impartito loro la benedizione.

Successivamente hanno salutato monsignor Ocáriz parecchi universitari e un gruppo di fedeli dell’Opera che lo aspettavano a Guaitil, una Accademia di Alta Cucina, attigua a Miravalles.

In uno di questi incontri José Daniel ha detto al prelato che la sua fidanzata e parecchi suoi amici avevano letto con lui “Cammino” e come li aveva aiutati. Il prelato ha parlato della necessità di non aver paura di Dio e di parlargli come a un amico. “La Sacra Scrittura dà ripetutamente il consiglio di non temere Dio e di considerarci sempre sorretti da Lui. San Josemaría diceva che chi ha paura non sa amare. Non dobbiamo avere alcun timore se Egli ci chiede di più di quel che noi vorremmo dare”.

25 gennaio 2019 (Panama)

Il prelato si è recato a Panama al Centro Universitario Entremares, un centro dell’Opus Dei molto vicino al Campo Santa María La Antigua, epicentro di alcune delle principali riunioni della Giornata Mondiale della Gioventù.

A Entremares ha celebrato la Santa Messa. Nella breve omelia ha fatto riferimento alla festa della conversione di san Paolo. Ha invitato i presenti a chiedere all’apostolo delle genti la conversione di ognuno dei presenti agli atti officiati dal Santo Padre: “Non solo la conversione di quelli che non hanno la fede, ma che anche ognuno di noi faccia un passo avanti verso il Signore”.

"Che aspetti? Perché rimandi?’ Chiediamo al Signore di farci reagire"

Dobbiamo preferire “la conversione permanente”, ha precisato. “Come san Paolo, ci imbattiamo continuamente con il Signore, che ci dice: ‘Che aspetti? Perché rimandi?’ Chiediamo al Signore di farci reagire”. Ha anche chiesto di pregare per i cristiani perseguitati o che si trovano in particolari difficoltà.

Mons. Ocáriz si è trasferito poi al Centro Convegni Vasco Núñez de Balboa, dove ha avuto la sua prima riunione di catechesi nell’ambito della GMG. All’inizio si è intrattenuto per alcuni minuti con un gruppo di giovani che erano venuti dal Venezuela. Alla prima catechesi hanno partecipato più di 1.500 ragazze provenienti da diversi paesi: da Panama alle Filippine. Le ragazze lo hanno ricevuto facendo una “ola speciale”, alludendo ai due mari (Atlantico e Pacífico) fra i quali si trova Panama.

Proprio all’inizio il prelato ha chiesto di pregare per papa Francesco. Poi ha parlato sulla gioia, dicendo che “il nostro fine è voler sempre più bene al Signore” e che, stando ciascuna nel posto in cui si trova, è lì che l’aspetta la felicità. Zugeilys, di Panama, ha fatto la prima domanda. Poi hanno continuato María José (Colombia), Natalia (Brasile), Guadalupe (Uruguay), Sofía (El Salvador), Karin (Cile), Regina (Messico), Tita (Guatemala) e María Gabriela (Brasile).

“Si può soffrire, si può piangere, ma essere tristi?, no", ha detto il prelato. Ha parlato anche della vocazione che Dio ha per ognuna e per ognuno. “Si deve avere coraggio per volere, non solo per vedere. Quando diciamo di sì al Signore, è per una grazia interiore. Non c’è nulla da temere, perché la vocazione, qualunque vocazione, è un dono che Egli ci fa”.

Perciò “da parte nostra dobbiamo mettere quel ‘sì, voglio’. Poi bisogna lasciarsi consigliare, fare orazione e ricorrere spesso, per quanto possibile, all’Eucaristia”. Ha parlato ampiamente anche della libertà: “Infatti per impegnarsi occorre farlo liberamente. L’impegno – ha ricordato – è un modo di esercitare la libertà”.

Infine ha accennato all’importanza dell’amicizia. “Quando c’è vera amicizia, c’è interesse per l’altra persona. Se è veramente amica – ha detto a una delle partecipanti –, lei s’interesserà delle tue cose e tu delle sue. Questo è un punto di partenza e, a poco a poco, l’amicizia si trasforma in apostolato; e insieme vi avvicinerete al Signore”.

Dopo aver ricevuto alcune famiglie, nel pomeriggio il prelato ha avuto un altro incontro di catechesi con un folto gruppo di universitari. Circa 900 giovani, la maggioranza del Centro-America, riempivano la sala. Appena entrato si è soffermato a salutare Gerardo, un ragazzo sulla sedia a rotelle che riceve formazione cristiana in un centro dell’Opus Dei. Gerardo ha regalato al prelato una immaginetta di san Óscar Romero.

In questa catechesi Mons. Ocáriz ha fatto notare che “san Josemaría ci ha ricordato che possiamo incontrare il Signore nei momenti della vita ordinaria. La santità è alla portata di tutti: nel lavoro, nello sport, nella famiglia…, in tutto”. Poi ha aggiunto: “A volte non comprendiamo eventi che ci accadono o che accadono nel mondo. Ecco perché avere fede aiuta”.

Clemente, del Cile, ha 22 anni e ha chiesto al prelato una considerazione per quei giovani che stanno valutando la vocazione al celibato apostolico. “Se una persona è convinta che sia il cammino che Dio gli sta indicando, attraverso le circostanze, attraverso i segni e attraverso i consigli di quelli che la conoscono, si lanci pure – gli ha risposto –. Con il celibato apostolico non sta facendo un favore a Dio, ma è Lui che ci sta facendo un dono. Ricorda ciò che Gesù ha detto alla samaritana: ‘Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che te lo dà...’ ”.

Un giovane nicaraguense ha ricordato le difficoltà che sta attraversando il suo Paese. “Non bisogna perdere la speranza – ha risposto il prelato –. Pregate, perché pregando facciamo già molto. La Croce è un mistero, non la comprendiamo. È questione di fede”.

Un altro gli ha domandato che cosa si può fare quando si prende una decisione sbagliata: “Nessuno sceglie il male per il male. Qualcosa di buono vediamo nel male per sceglierlo”; l’importante è “essere molto sinceri con noi stessi per sapere che ciò che ci rende felici è il bene, l’amore, l’Amore più grande che è Dio”.

Il prelato ha concluso con un richiamo all’ottimismo: “Non dobbiamo scoraggiarci; san Josemaría ci ha insegnato a cominciare e ricominciare. Ricominciare sempre ricorrendo prima di tutto a ciò in cui sta la forza: nella confessione e nell’Eucaristia, nelle buone amicizie, nel consiglio…”.

Alla fine i partecipanti gli hanno regalato un sombrero tipico del Guatemala, emblema della GMG. e una immagine della Madonna.

24 gennaio 2019 (Panama)

Mons. Fernando Ocáriz è atterrato alle 18.45 all'aeroporto di Tocumen (Panama). Alcuni fedeli dell'Opus Dei e volontari della GMG lo hanno accompagnato alla cappella, dove pochi giorni prima si era inaugurata una targa che ricorda il transito in quel luogo di diversi santi, tra cui san Josemaría. Il prelato ha pregato davanti a una immagine della patrona del Panama, santa Maria Antica.

In seguito è stato al Centro di convivenze "Cerro Azul", tra le montagne vicine a Tocumen.
All'arrivo ha salutato i fedeli dell'Opera che lo aspettavano nel Centro di formazione Tagua, un centro che promuove progetti educativi a favore delle donne panamensi.

Nel "Cerro Azul" chi lo accompagnava gli hanno raccontato episodi della GMG e del Papa e gli hanno trasmesso il clima che si era formato tra i giovani che si sono dati appuntamento a Panama.

21 gennaio (Panama)

Il 21 gennaio l’arcivescovo metropolitano di Panama, José Domingo Ulloa, ha inaugurato nell’aeroporto internazionale di Tocumen (Panama) una targa che ricorda i santi e i beati che sono arrivati in questo aeroporto per visitare il paese

Un riassunto del viaggio del prelato, che comprenderà una tappa alla GMG di Panama.

Il testo dice: “In ricordo del passaggio da questo Aeroporto Internazionale di Tocumen-Panama di: San Giovanni Paolo II, Papa; San Óscar Arnulfo Romero, arcivescovo; San Josemaría Escrivá de Balaguer, Fondatore; Santa Madre Teresa di Calcutta, Fondatrice; Beata María Romero Meneses, religiosa; Beato Álvaro del Portillo, vescovo, e di altre insigni persone che hanno fatto della loro vita un servizio all’Umanità”.

“Così rimane nella storia che grandi personaggi sono passati da questo aeroporto”, ha affermato l’arcivescovo.

La targa prosegue: “Essendo Arcivescovo di Panama S.E.R. Monsignor José Domingo Ulloa Mendieta, si scopre questa targa per ricordare la visita, dal 23 al 27 gennaio 2019, di Sua Santità il Papa Francesco e della prima immagine pellegrina di Nostra Signora del Rosario di Fatima in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù”.

San Josemaría è passato da Panama diretto in Guatemala nel 1975. Proveniva dal Venezuela in un viaggio di catechesi.

Monsignor Ulloa legge la targa.

La visita di san Josemaría

Nel febbraio del 1975, a pochi mesi dalla morte, san Josemaría era in viaggio dal Venezuela al Guatemala e l’aereo nel quale volava atterrò a Panama, nell’aeroporto internazionale di Tocumen. Il lavoro dell’Opera a Panama non era ancora iniziato (inizierà nel 1996). Con san Josemaría viaggiava anche il beato Álvaro del Portillo.

Mons. Echevarría, come Prelato dell’Opus Dei, si è recato a Panama nell’anno 2000 e in una riunione con i fedeli dell’Opera ha ricordato quella breve sosta nelle terre del canale: «Unisco la mia preghiera – disse Mons. Echevarría – a quella che fece qui, 25 anni fa, san Josemaría. Era un sacerdote il cui cuore non riusciva a rimanere nel corpo. Non ci siamo fermati in aeroporto che un’ora perché era uno scalo di transito, ma vi assicuro che la sua preghiera era concentrata su questa terra stupenda, su quelli che c’erano allora, su quelli che ci avevano preceduto e su quelli che sarebbero venuti».

Dopo Panama (24 - 27 gennaio), mons. Fernando Ocáriz continuerà le sue visite pastorali in Costa Rica (28 - 29 gennaio), Nicaragua (30 gennaio) e Porto Rico (31 gennaio - 3 febbraio).