Natale: sostiamo davanti a Gesù Bambino

Il tempo di Natale è un tempo propizio per meditare sulla presenza di Gesù nella nostra vita famigliare. In questo articolo don Normann Insam, vicario regionale dell’Opus Dei per l'Italia, approfondisce le relazioni nella Santa Famiglia: "Gesù, Maria, Giuseppe: ognuno di loro ha molto da insegnare."

Opus Dei - Natale: sostiamo davanti a Gesù Bambino

Dobbiamo avere presente la scena: una casa, una famiglia. Al centro un Bambino e questo bambino è Dio. Questo è l’aspetto importante: quel Dio che in molti modi aveva parlato nel tempo passato[1], che aveva aiutato in tante occasioni, che aveva mantenuto le sue promesse… questo Dio ora si è fatto uomo, è nato in una famiglia del popolo di Israele, è voluto diventare come noi per esserci accanto, per aiutarci, per dirci: io sono qui!

Dio è voluto diventare come noi per esserci accanto, per aiutarci, per dirci: io sono qui!

Facendosi uomo questo bambino ci sta dicendo: la tua vita è preziosa, la tua vita pasticciata, rovinata, inconclusa, sofferente, è preziosa per Dio. La notte di Natale ci dice: la tua vita ha un grande valore, perché Dio l'ha accolta in sé, l'ha amata.

La fedeltà di Dio al popolo è diventata fedeltà a me. Dio è fedele e mi sta dicendo che qualunque cosa accada Lui è sempre accanto a me. Non può imporre l'amore, può solo donare il suo Figlio e noi ne facciamo quello che vogliamo. Ma non è così per ogni amore, per ogni amicizia, per ogni rapporto tra genitori e figli, tra nonni e nipoti?

"se al centro c'è Gesù, allora anche tutto il contorno concorre a creare l'atmosfera della festa." (Papa Francesco)

Le difficoltà sorgono quando noi non siamo fedeli, quando noi ci allontaniamo, perché in questi casi è più difficile cogliere questa vicinanza. Per questo vale la pena in questo Natale seguire quanto ci dice papa Francesco: “se al centro c'è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l'atmosfera della festa. Ma se togliamo Lui, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente. (…) Senza Gesù non c'è Natale, c'è un'altra festa, ma non Natale.”[2]

San Josemaría diceva che le nostre famiglie devono essere un angolino della famiglia di Nazaret

San Josemaría diceva che le nostre famiglie devono essere un angolino della famiglia di Nazaret; questo perché “quella” famiglia è il modello di tutte le altre. E ricordando come Betlemme fosse una cattedra dalla quale tutti ci insegnavano qualcosa, diceva che “a Betlemme nessuno tiene niente per sé, tutto è messo a disposizione del progetto di Dio che è la Redenzione”. E così dobbiamo imparare a fare noi nelle nostre famiglie: mettere da parte noi stessi per il bene degli altri, della famiglia.

La famiglia è il luogo della comunione, dell’amore reciproco; quello dove – più che in altri – è possibile e si deve vivere il comandamento dell’amore al prossimo, espressione di quell’amore di Dio che guida tutto il comportamento di un cristiano. Gesù, Maria, Giuseppe: ognuno di loro ha molto da insegnare.

Gesù Bambino: Lui lascia fare. Permette che gli altri si prendano cura di lui, che lo sballottino di qua e di là; non decide lui dove andare, cosa fare. Ed è Dio! Ci lascia un grande esempio di umiltà e di disponibilità, di accettazione delle decisioni degli altri (Giuseppe e Maria). Pensando a questo possiamo fare un esame profondo per capire come anche noi potremmo migliorare in tale aspetto.

San Giuseppe si assume le proprie responsabilità, se ne fa carico; la sua vita dimostra che Dio ha potuto fare affidamento su di lui.

Giuseppe: il progetto di Dio su di lui lo coglie forse di sorpresa, ma è un uomo di fede e sa accettare subito quanto il Signore gli chiede, rinunciando ai suoi progetti. Si assume le proprie responsabilità, se ne fa carico; la sua vita dimostra che Dio ha potuto fare affidamento su di lui. Ognuno di noi ha nella famiglia delle responsabilità, occorre riconoscerle, farle proprie e portarle fino in fondo. Questa è carità fine, perché è l’amore per gli altri che rende capaci di sacrificarsi.

Maria, madre di Gesù e madre nostra: ha saputo portare avanti la sua famiglia, ha trasmesso amore a Gesù e a Giuseppe. Soprattutto però ci insegna che la vita familiare (quella che è stata la sua vita per più di trent’anni) è bella, felice, quando al centro mettiamo Gesù.



Lo sguardo di Maria sarà stato frequentemente rivolto a Gesù che viveva con loro e quella vista ripagava di tutti gli sforzi

Lo sguardo di Maria sarà stato frequentemente rivolto a Gesù che viveva con loro e quella vista ripagava di tutti gli sforzi, era fonte di gioia. Così può essere per noi se sappiamo vedere nelle persone della nostra famiglia Gesù stesso, che ci viene incontro e che ci chiede amore.

Ognuno di noi è chiamato ad essere allo stesso tempo come Gesù, Giuseppe e Maria. Molte altre cose possiamo imparare da loro, altre potremo scoprirle se ci rivolgiamo a loro nell’orazione chiedendo di aiutarci a essere migliori.

Fermiamoci davanti al Bambino, in silenzio. È importante il silenzio davanti al Bambino posto in una mangiatoia, perché solo se c’è silenzio, se facciamo silenzio nel nostro cuore e nella nostra mente, lasciando fuori tanti pensieri inutili, tante piccole arrabbiature, saremo in grado di ascoltare il Signore che racconta a ognuno di noi la storia di Suo Figlio. E facendo così bussa alla nostra porta e ci chiede di entrare. Non permettiamo che possa passare oltre perché “per loro non c’era posto nell’alloggio”![3]

Don Normann Insam


[1] Cfr Eb 1, 1

[2] Udienza del mercoledì, 27 dicembre 2017

[3] Lc 2, 7