Con la sua enciclica sociale Magnifica humanitas, papa Leone XIV ha mantenuto la promessa contenuta nella scelta del suo nome. È un documento pastorale che si rivolge anche ai non cristiani. Invita tutti a entrare in dialogo e a impegnarsi nel discernimento. Allo stesso tempo, è un documento saldamente radicato nella rivelazione cristiana del Dio trinitario, dal quale scaturisce ogni sapienza. Leone XIV richiama la torre di Babele come esempio negativo dell’orgoglio umano e la figura del saggio architetto Neemia, che ricostruisce pazientemente Gerusalemme, come immagine positiva. Egli invita al multilateralismo e alla diplomazia, più che a un’autorità politica globale, come avevano fatto alcuni suoi predecessori.
Il legame con il suo predecessore è sottolineato dal fatto che Magnifica humanitas è datata 15 maggio, lo stesso giorno in cui Leone XIII, 135 anni prima, pubblicò la prima enciclica sociale moderna, Rerum novarum. In queste righe non intendo riassumere Magnifica humanitas. Tutti possiamo leggere il testo direttamente. I numeri tra parentesi si riferiscono all’enciclica.
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Leone XIV è un agostiniano americano che ha scelto di vivere con i poveri in Perù come missionario. La sollecitudine sociale per la dignità umana dei poveri è la sua vocazione alla santità in Cristo. La sua storia personale lo influenza nel pontificato e nella sua prima enciclica, che è una difesa della dignità umana contro il dominio tecnocratico. Negli ultimi mesi, Papa Leone XIV ha preparato il terreno per il suo primo grande documento dottrinale. Riassumo questa preparazione in quattro punti principali.
Il centro cristologico di Magnifica Humanitas
In primo luogo, il fine complessivo della dottrina sociale della Chiesa è la santità. In passato, egli aveva insistito sul fatto che l’azione sociale richiede l’annuncio del Vangelo: “Se infatti non diamo Cristo nella sua interezza, daremo sempre estremamente poco.[1]” Nella sua prima enciclica mantiene il centro cristologico e il riferimento alla trascendenza mediante la grazia. “L’impegno sociale non può essere separato da una relazione personale con Cristo”, scrive (n. 44). La dottrina sociale della Chiesa “ci conduce al cuore stesso della nostra fede: il mistero del Dio vivente, rivelato in Gesù Cristo…” (n. 48). Il mistero dell’amore è la fonte della dottrina sociale della Chiesa; la sua espressione più concreta si trova “nel volto di Gesù Cristo, il Verbo incarnato” (n. 48). La grazia divina è il vero cammino per diventare più che umani, trascendendo i nostri istinti animali naturali e giungendo al “compimento nell’amore… come dono di Dio” (n. 127).
Il legame tra pace e istituzioni
In secondo luogo, raggiungiamo questo fine costruendo istituzioni di pace. La via alla santità dei laici nel mondo è un “istituzionalismo teleologico”: costruire e mantenere le quattro istituzioni necessarie — Chiesa, famiglia, Stato e lavoro umano nello scambio economico — insieme alla rete di istituzioni sociali che le sostengono. Leone XIV incoraggia i cattolici impegnati in politica a costruire istituzioni di pace:
“Se volete la pace, preparate istituzioni di pace. Comprendiamo sempre più che ciò non può riguardare semplicemente le istituzioni politiche, siano esse nazionali o internazionali, ma richiede tutte le istituzioni: educative, economiche e sociali”[2].
Il Papa è profondamente consapevole del legame tra la pace, come bene comune indivisibile, e le istituzioni. Conforta coloro che le costruiscono nelle loro fatiche e li incoraggia ad avere la pazienza e la perseveranza che questo compito richiede: “[U]na pace duratura richiede istituzioni e relazioni tra le persone ispirate alla dignità di ogni persona.” (n. 33)
Legge naturale e giudizi prudenziali
In terzo luogo, la metodologia del pensiero sociale cattolico consiste in una combinazione flessibile di principi della legge naturale e giudizi prudenziali. Leone XIV usa il concetto di “discernimento” per indicare il ragionamento prudenziale. Esso è centrale in Magnifica humanitas. In passato, aveva insegnato che la dottrina sociale della Chiesa: “mira a insegnarci anzitutto come affrontare i problemi e, ancora più importante, come accostarci alle persone. Ci aiuta anche a formulare giudizi prudenziali quando siamo posti di fronte alle sfide. Serietà, rigore e serenità sono ciò che dobbiamo imparare da ogni dottrina, compresa la dottrina sociale della Chiesa”[3].
In Magnifica humanitas, il Pontefice definisce la dottrina sociale della Chiesa come “un processo di discernimento condiviso. Essa nasce dall’incontro tra la verità eterna del Vangelo e le domande della storia.” (n. 27) Pertanto, il ragionamento prudenziale sulle questioni sociali è un compito pastorale importante non solo per tutti i membri della Chiesa, ma anche un invito rivolto a tutti. Leone XIV invita tutte le persone di buona volontà a “un processo di discernimento condiviso per individuare le radici spirituali e culturali delle trasformazioni in corso.” (n. 6) Tra queste trasformazioni vi è l’intelligenza artificiale.
In quarto luogo, egli mette in guardia dai pericoli dell’intelligenza artificiale, senza tuttavia respingerla. Ciò mostra la sua sensibilità verso le tendenze antiumanistiche del transumanesimo e del postumanesimo, consentendone al tempo stesso l’uso. Egli propone l’umanesimo cristiano, un umanesimo ispirato dal Vangelo, come via da seguire.
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Martin Schlag, Direttore MCE
[1] Leone XIV, Messaggio ai partecipanti alla Settimana Sociale in Perù, 4 agosto 2025.
[2] Leone XIV, Discorso ai Movimenti e alle Associazioni dell’“Arena di Pace” (Verona), 30 maggio 2025,
[3] Cfr. Leone XIV, Discorso ai membri della Fondazione “Centesimus Annus Pro Pontifice”, 17 maggio 2025.

