Il cardinale Roche: l’altruismo di Pedro Ballester è una testimonianza per i giovani di oggi

Condividiamo l’intervista a OSV News in cui il cardinale Roche ha dichiarato che Pedro Ballester rappresenta un modello per i giovani che non si accontentano di ciò che il mondo offre.

Il ricordo vivo di Pedro Ballester, uno studente inglese la cui vita è oggetto di studio nell’ambito di una possibile causa di canonizzazione, è caratterizzato dalla gioia e dall’altruismo con cui affrontò la sofferenza, ha affermato il cardinale britannico Arthur Roche.

Parlando con OSV News il 17 marzo nel suo ufficio in Vaticano, il cardinale Roche, prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha dichiarato che Ballester rappresenta un modello per i giovani che non si accontentano di ciò che il mondo offre.

«Penso che anche oggi sia significativo ciò che sta accadendo in tutto il mondo: il numero di giovani, e in particolare di giovani uomini, che si stanno interessando alla pratica della fede e alla conoscenza di chi è Cristo», ha affermato il cardinale.

«E qual è la ragione di tutto questo? Per me è molto semplice. Credo che sia opera dello Spirito Santo», ha proseguito. «Penso che il Signore ci stia dicendo: “Tutti i vostri programmi, tutte le vostre iniziative, in realtà, non hanno funzionato davvero”. Il programma è annunciare il Vangelo, vivere il Vangelo e far sì che la realtà dell’immagine di Cristo sia presente nel mondo in cui viviamo. Questo era vero per Pedro».

La fede rivelata nella sofferenza 

Ballester, studente nato a Manchester e morto di cancro nel 2018 all’età di 21 anni, è ricordato da chi lo ha conosciuto come un giovane del tutto normale, la cui profonda fede si è manifestata nel modo in cui ha affrontato la sofferenza.

Un’inchiesta diocesana sta raccogliendo testimonianze sulla sua vita nell’ambito del lavoro preparatorio che potrebbe portare, in futuro, all’apertura formale della causa di canonizzazione.

Il cardinale Roche ha raccontato a OSV News di aver conosciuto per la prima volta Ballester e la sua famiglia quando era vescovo di Leeds. Lo incontrò durante la celebrazione della Cresima, nella quale il ragazzo si fece subito notare.

«Stavo salutando le persone all’uscita, tutti se ne andavano via e scattavano fotografie. Lui invece è venuto da me; era molto intraprendente. Aveva una grande sicurezza in sé stesso per essere un ragazzo così giovane, credo che all’epoca avesse circa 14 o 15 anni», ha ricordato.

«È un episodio di una storia andata avanti semplicemente attraverso la relazione personale», ha aggiunto, ricordando come quel primo incontro abbia dato origine a un’amicizia con la famiglia Ballester. «Erano davvero persone molto piacevoli e ci siamo trovati subito molto bene insieme».

Ballester, figlio di un chirurgo, colpì il cardinale non solo per la sua personalità, ma anche per le sue capacità intellettuali.

«Era un ragazzo molto intelligente, chiaramente molto simile a suo padre: uno scienziato, con una mentalità scientifica», ha affermato il cardinale.

Tuttavia, per il cardinale Roche, ciò che caratterizzava maggiormente Ballester non era tanto chi fosse prima della malattia, quanto il modo in cui visse dopo aver ricevuto la diagnosi di cancro.

«In lui non cambiò nulla; non cadde nella depressione. Quella vena di vivacità eva parte del suo carattere rimase sempre presente», ha raccontato il cardinale a OSV News. Aveva «un sorriso costante. Mentre parlavi con lui potevi accorgerti all’improvviso, che sorrideva per qualcosa. E ti chiedevi che cosa gli fosse passato per la mente».

Uno straordinario sguardo verso gli altri 

Il cardinale ha inoltre osservato che, nonostante il progressivo aggravarsi della malattia, Ballester conservò «una straordinaria attenzione agli altri», concentrandosi più sulle persone che aveva attorno che su sé stesso.

Il padre di Ballester, anch’egli di nome Pedro, aveva raccontato a OSV News l’11 febbraio che suo figlio talvolta rimandava l’assunzione della morfina per poter rimanere lucido quando gli amici o qualcuno lo andavano a trovare: un particolare che, secondo il cardinale, non lo ha affatto sorpreso.

«Questo dice molto di lui, non trova?», ha commentato il cardinale. «Non c’era nulla di egoistico in lui».

«Quando gli si chiedeva come stesse, rispondeva: “Sto bene. Non sono mai stato meglio. Non sono mai stato più felice”», ha ricordato il cardinale. «Era più preoccupato dell’altra persona che non di raccontare nei particolari le sofferenze che doveva affrontare».

Sebbene il processo di canonizzazione di Ballester non sia stato ancora aperto ufficialmente, è attualmente in corso un’indagine diocesana sulla sua vita. Il cardinale Roche ha affermato di ritenere che l’altruismo dimostrato dal giovane durante la sua lotta contro il cancro sarà «una delle testimonianze più importanti che emergeranno quando la documentazione sarà completata».

«Credo che la raccolta della documentazione sia ormai conclusa; ora occorre che venga esaminata da un tribunale diocesano e successivamente inviata a Roma per ulteriori valutazioni», ha spiegato riferendosi all’inchiesta.

Secondo il cardinale Roche, l’esempio di Ballester, capace di affrontare la sofferenza con fede e gioia, rappresenta un messaggio autentico «che sta raggiungendo molti giovani disillusi dal mondo in cui viviamo».

Sempre più giovani, vedendo «l’incoerenza della classe dirigente — politica e nazionale —, la corruzione che osservano nella vita pubblica, non identificandosi», scelgono «di andare in chiesa e di riscoprire Dio».

«A mio avviso, tutto questo è opera dello Spirito Santo nel cuore di quei giovani», ha concluso il cardinale Roche.