10 frasi di san Josemaría sull'amore ai poveri

In occasione della IV Giornata mondiale dei poveri convocata da papa Francesco per tutta la Chiesa domani 15 novembre, proponiamo una serie di parole del fondatore dell'Opus Dei sull'amore ai poveri e la povertà.

Opus Dei - 10 frasi di san Josemaría sull'amore ai poveri

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1. Per «il sentiero del giusto malcontento», le masse se ne sono andate e continuano ad andarsene. Fa male…, però, quante persone risentite abbiamo fabbricato tra coloro che sono spiritualmente o materialmente bisognosi! — Bisogna tornare a mettere Cristo in mezzo ai poveri e agli umili: è proprio fra loro che Egli sta più volentieri. (Solco, 228)

2. I poveri — diceva quel nostro amico — sono il mio miglior libro spirituale e il motivo principale delle mie preghiere. Soffro per loro, e soffro per Cristo in loro. E, siccome mi addolora, capisco che Lo amo e che li amo. (Solco, 827)

3. Servire i bambini e dare loro formazione; assistere con affetto i malati.
Per farsi capire dalle anime semplici, bisogna umiliare l'intelligenza; per comprendere i poveri malati, bisogna umiliare il cuore. E così, messe in ginocchio l'intelligenza e la carne, è facile arrivare a Gesù, per il cammino sicuro della miseria umana, della propria miseria, che porta ad annullarsi, per lasciare che Dio costruisca sul nostro nulla. (Forgia, 600)

4. Un uomo o una società che non reagiscano davanti alle tribolazioni e alle ingiustizie, e che non cerchino di alleviarle, non sono un uomo o una società all'altezza dell'amore del Cuore di Cristo. I cristiani — pur conservando sempre la più ampia libertà di studiare e di mettere in pratica soluzioni diverse, e godendo pertanto di un logico pluralismo — devono coincidere nel comune desiderio di servire l'umanità. Altrimenti il loro cristianesimo non sarà la Parola e la Vita di Gesù; sarà un travestimento, un inganno, di fronte a Dio e di fronte agli uomini. (È Gesù che passa, 167)

5. Nemmeno è lecito chiudersi in una religiosità comoda, che dimentica i bisogni del prossimo. Chi desidera essere giusto agli occhi di Dio, si sforza di promuovere concretamente la giustizia tra gli uomini. E non soltanto per il buon motivo di non occasionare ingiuria al nome di Dio, ma anche perché essere cristiani significa fare proprie tutte le nobili aspirazioni umane. Parafrasando una nota frase dell'apostolo Giovanni (cfr 1 Gv 4, 20), si può dire che chi afferma d'essere giusto con Dio, ma non lo è con gli uomini, è menzognero, e la verità non dimora in lui. (È Gesù che passa, 52)

6. Si comprendono benissimo l'impazienza, l'ansia, i desideri inquieti di coloro che, con un'anima naturalmente cristiana (cfr. TERTULLIANO, Apologeticum, 17 [PL 1, 375]), non si rassegnano di fronte all'ingiustizia personale e sociale che il cuore umano è capace di creare. Sono tanti i secoli della convivenza degli uomini, e tanto è ancora l'odio, tante le distruzioni, tanto il fanatismo accumulato in occhi che non vogliono vedere e in cuori che non vogliono amare.

Vediamo i beni della terra divisi tra pochi e i beni della cultura chiusi in cenacoli ristretti. Fuori, c'è fame di pane e di dottrina; e le vite umane, che sono sante perché vengono da Dio, sono trattate come cose, come numeri statistici. Comprendo e condivido questa impazienza: essa mi spinge a guardare a Cristo che continua a invitarci a mettere in pratica il comandamento nuovo dell'amore. (È Gesù che passa, 111)

7. Tutte le situazioni in cui veniamo a trovarci nella vita ci portano un messaggio divino, chiedono una risposta d'amore, di donazione agli altri [...]. Occorre riconoscere Cristo che ci viene incontro negli uomini, nostri fratelli. Nessuna vita umana è isolata; ogni vita si intreccia con altre vite. Nessuna persona è un verso a sé: tutti facciamo parte dello stesso poema divino che Dio scrive con il concorso della nostra libertà. (È Gesù che passa, 111)

8. Vivere dunque pensando agli altri, usare i beni in modo tale che non manchi qualcosa da offrire agli altri: ecco le dimensioni della povertà, che garantiscono un effettivo distacco. (Colloqui, 111)

9. Nella Sacra Scrittura, proprio come uno dei segni che manifestano l'arrivo del Regno di Dio, leggiamo che "il Vangelo è annunciato ai poveri" (Mt 11, 6). Non ha lo spirito di Cristo chi non ama e non vive la virtù della povertà; e ciò vale per tutti, tanto per l'anacoreta che si ritira nel deserto, quanto per il comune cristiano che vive nel mezzo della società umana, fornito delle risorse di questo mondo o privo di molte di esse. (Colloqui, 110)

10. Facendo eco a un'espressione del profeta Isaia — discite benefacere (1, 17) — mi piace dire che "le virtù bisogna imparare a viverle", e questo vale forse in modo speciale per la povertà. Bisogna imparare a viverla perché non si riduca a un ideale sul quale si può scrivere molto, ma che nessuno mette seriamente in pratica. Occorre far vedere che la povertà è un invito che il Signore rivolge a ogni cristiano, e che pertanto è una chiamata concreta che deve dar forma a tutta la vita dell'umanità. (Colloqui, 110)


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