Sicuramente ti è capitato: da tempo vorresti dire qualcosa a qualcuno, ma non riesci a trovare il coraggio di farlo. Non deve trattarsi per forza di qualcosa di drammatico. A volte è semplicemente per chiedergli come sta davvero, raccontargli qualcosa di te, parlare di qualcosa di importante. Non sai bene perché ma non l’hai ancora fatto. Forse non era il momento giusto. Forse non sapevi da dove cominciare…
Anche a Filippo accadde qualcosa di simile: nemmeno lui sapeva bene come iniziare. Ma nella sua storia c’è un particolare che può esserti d’aiuto: iniziò una conversazione difficile tempo fa e continuò a farlo, ancora e ancora un’altra volta. Non era da solo, aveva un compagno che lo guidava a ogni passo, suggerendogli la strada da seguire. Lo stesso compagno che può accompagnare anche te: lo Spirito Santo.
Immagina questa scena. Vivi a Gerusalemme, un anno dopo la morte e la risurrezione di Gesù. Sei un giovane ebreo che ha incontrato gli apostoli e qualcosa ti ha cambiato profondamente: il loro modo di vivere, quello che raccontano. Così apri il cuore, decidi di seguire Cristo e chiedi a uno degli apostoli di battezzarti. Poco tempo dopo ti trovi riunito con la Madonna, con i Dodici e con i primi discepoli nel giorno in cui lo Spirito Santo discende su tutti.
Fin dall’inizio hai un grande desiderio di uscire e raccontare a tutti ciò che hai vissuto. Chi è battezzato da più tempo ti insegna a pregare, a conoscere meglio Gesù. Tutto questo, a poco a poco, perché lo Spirito Santo possa compiere la sua opera, non solo in te, ma anche attraverso di te.
Filippo — un uomo giovane, coraggioso che prega — è protagonista di una scena affascinante raccontata negli Atti degli Apostoli: l’incontro con un eunuco etiope. Mi piace immaginare che san Pietro abbia insegnato al giovane Filippo a pregare e gli abbia dato un consiglio prezioso: «Parla con il tuo angelo custode, ti aiuterà a trovare le vie di Dio».
Un giorno Filippo prega il suo angelo e, con sua grande sorpresa, l’angelo gli parla con voce chiara nell’intimità del cuore: «Àlzati e va' verso il mezzogiorno, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza, essa è deserta» (At 8,26).
«Parla con il tuo angelo custode: sarà lui ad aiutarti a trovare le vie di Dio».
E così si mette in cammino, e tu con lui. Non sembra molto sicuro quando vede un carro imponente ed esotico, che pare appartenere a un membro della corte di un paese lontano. Proprio allora sente di nuovo quella voce che gli dice: «Va' avanti e accòstati a quel carro » (At 8,29).
Di fronte a una situazione del genere è naturale provare dubbi e incertezza: «Che cosa dovrò fare quando arriverò vicino a quel carro? E poi, chi sono io per avvicinarmi a una persona così importante? Probabilmente non mi prenderà nemmeno sul serio».
Ma Filippo supera quell’insicurezza iniziale — quei rispetti umani di cui parlava san Josemaría — decide di seguire la voce di Dio e si avvicina al carro. Vede quell’uomo, che gode di una posizione sociale e politica molto elevata, intento a leggere le Scritture e gli domanda con grande semplicità e cordialità: «Capisci quello che stai leggendo?». Una domanda semplice. Nessun discorso preparato. Nessuna pretesa di convincere.
C’è qualcuno nella tua vita con cui sai che potresti avviare una conversazione?
Ed è lì che inizia una conversazione a tu per tu che porterà l’etiope ad abbracciare la fede.
C’è qualcuno nel tuo ambiente con cui da tempo desideri avere quella conversazione? Ciò che rende possibile il farsi avanti di Filippo non è semplicemente il suo coraggio, è la preghiera.
Ti è mai capitato che, mentre preghi, all’improvviso senti il desiderio di aiutare un amico o una persona cara a migliorare qualcosa della loro vita, oppure di mostrare loro la gioia di vivere una vita più vicina a Gesù? Se esamini quel desiderio, forse ti accorgi che non proviene da te, ma che è arrivato senza che tu te lo proponessi, proprio come accadde a Filippo. È così che lo Spirito Santo agisce molte volte. Per questo è così importante pregare ogni giorno e non lasciare che quella conversazione con Gesù si interrompa nel corso della giornata.
La domanda di Filippo non cadde nel vuoto. L’etiope stava leggendo da solo le Scritture. Accolse con gratitudine l’invito e condivise ciò che aveva nell’anima, chiedendogli orientamento e consiglio. Filippo scopre insieme a lui nuovi orizzonti, spiegandogli la Buona Novella.
Ciò che rende possibile il passo di Filippo non è semplicemente il suo coraggio, è la preghiera
E qui c’è qualcosa su cui vale la pena soffermarsi: l’etiope non stava aspettando Filippo. Ma ne aveva bisogno. Ci sono molte persone che cercano Cristo e stanno aspettando che qualcuno tenda loro la mano. Anche nel tuo ambiente, sebbene a volte non sembri.
Il canale naturale dell’apostolato è il rapporto personale — l’amicizia — perché la porta che conduce a Cristo non è una semplice convinzione intellettuale, ma un incontro di cuori. Aprirsi alla fede cristiana è qualcosa di grande, che coinvolge tutta la persona. È qualcosa di molto intimo e vulnerabile, che richiede fiducia. E quella fiducia, quando è autentica, apre una porta che non sei più tu a spingere, è lo Spirito Santo che entra.
La fiducia e la sicurezza si alimentano anche delle solide radici della fede. Sarà molto più facile compiere il passo di aprirsi a Dio e approfondire la propria fede quando si hanno amici che conoscono la fede e sanno condividerne la ricchezza. Lo vediamo in Filippo. Egli suscita fiducia nell’etiope grazie al suo invito cordiale e agli insegnamenti che ha appreso dagli apostoli.
Papa Leone XIV lo ha detto con chiarezza: noi credenti siamo chiamati ad avvicinare Dio alle persone che ci stanno accanto, attraverso le relazioni di ogni giorno, attraverso l’amicizia. Filippo non cambiò la direzione dell’etiope. Si limitò a riorientare il suo sguardo. A volte l’apostolato è esattamente questo.
C’è qualcuno nella tua vita che, come l’etiope, sta leggendo senza capire ed è in attesa che tu ti avvicini? Perché non chiedi allo Spirito Santo di guidarti, come guidò Filippo, da una conversazione all’altra?




