Commento al Vangelo: Guai a voi!

Vangelo della Feria V della 28.a settimana del Tempo ordinario e commento al vangelo.

Opus Dei - Commento al Vangelo: Guai a voi!

Vangelo (Lc 11, 47-54)

— Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approvate le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: «Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno», perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.

— Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito.

Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola


Commento

“Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza!”

Gesù, con dolore e con chiarezza, accusa i farisei del tremendo male che stavano facendo. Invece di aiutare il popolo a riconoscere in Gesù il Messia, fanno esattamente l’inverso. Invece di aprire la porta e lasciare entrare, la chiudono. Si collocano al posto di Dio come amministratori della sua sapienza.

L’atteggiamento di Gesù è tutto il contrario: “Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11, 28).

Gesù offre la salvezza a tutti e quello che ci chiede è fede e umiltà. Vedere la verità e amarla.

Camminare con il Signore significa anche essere umili. Infatti, come raccontava santa Teresa: “Una volta io stavo riflettendo per quale ragione nostro Signore era tanto amico della virtù dell’umiltà, e mi venne in mente – secondo me senza riflettere, ma di primo acchito – questo: lo è perché Dio è somma Verità, e l’umiltà è camminare nella verità”[1].

L’umiltà è indispensabile per camminare con il Signore. La superbia richiude in se stessi, si pensa di essere in possesso della verità. L’umiltà, invece, apre il cuore alla verità, al riconoscere che non sappiamo tutto. Camminare nella verità significa avere davanti ampie prospettive. L’umiltà porta anche a sapere di essere strumenti nelle mani di Dio per aiutare gli altri nella via della fede.

È proprio quello che Gesù ci dice con questa frase: “Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito”. Gesù si vuole servire di noi, della nostra vita, del nostro esempio per facilitare agli altri l’incontro con lui.

Mi è venuta in mente una cosa letta alcuni mesi fa, alla morte di un buon cristiano. Raccontavano che teneva sul tavolo di lavoro queste parole di san Josemaría: “Ecco un cristiano, perché non odia, perché sa comprendere, perché non è animato da zelo fanatico, perché domina i suoi istinti, perché si sacrifica, perché manifesta sentimenti di pace, perché ama[2].

Un buon modo di non impadronirsi della chiave della sapienza ma di essere dei buoni conduttori della grazia di Dio è lottare perché gli altri possano scoprire Cristo nella nostra condotta.

Javier Massa


[1] Santa Teresa, Il castello interiore 6, 10.

[2] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 122.