In questo videomessaggio, il prelato dell’Opus Dei, mons. Fernando Ocáriz, invita a vivere il 2 ottobre con gratitudine e «con una fedeltà rinnovata», nella gioia di chi sa di non essere mai solo e di poter contare sempre sull’aiuto di Dio.
La preparazione al centenario, spiega il Padre, non passa solo attraverso le attività celebrative previste per questi anni, ma soprattutto attraverso una celebrazione interiore: «Non un nuovo inizio, ma un nuovo slancio di fedeltà».
Il tema scelto per questo primo anno è «essere contemplativi in mezzo al mondo»: imparare a vedere Dio nella vita ordinaria, nel lavoro, nella famiglia, nel riposo e anche nelle difficoltà, con la certezza che «il Signore ci accompagna» e che, con la sua grazia, possiamo sempre ricominciare.
Mons. Ocáriz annuncia inoltre che il prossimo 16 ottobre pubblicherà una lettera dedicata proprio alla contemplazione. Un testo pensato per aiutare a comprendere che essere contemplativi nella vita ordinaria «non è un ideale utopico», ma una possibilità concreta: «nel lavoro, nelle circostanze della vita ordinaria», contando sulla grazia di Dio.
Di seguito, il testo integrale del videomessaggio di mons. Fernando Ocáriz in occasione del 2 ottobre 2026.
Tantissimi auguri per questo 2 ottobre, che ha un significato così grande per tutti.
Naturalmente è un giorno di ringraziamento al Signore e anche, naturalmente, di grande gratitudine verso nostro Padre per la sua fedeltà, per tutto ciò che ha comportato portare avanti quest’opera voluta da Dio quel 2 ottobre del 1928.
E naturalmente vogliamo che il ringraziamento sia sempre accompagnato, non solo dalle parole, ma anche da un autentico desiderio di corrispondere, di essere fedeli, di ricominciare.
Ricominciare anche nel senso che ciascuno riparta personalmente con una fedeltà rinnovata, con una gioia nuova. Perché dobbiamo avere sempre la gioia della lotta, la gioia dell’impegno, perché non siamo mai soli.
L’Opera è di Dio, come piccola parte della Chiesa, e quindi possiamo contare sempre sull’aiuto di Dio. Da soli non potremmo fare nulla. E questa è la nostra grande sicurezza.
In questo 2 ottobre il ricordo va anche… Più che il ricordo, il pensiero, perché non è il ricordo del passato, ma il presente e il futuro immediato, che è il centenario dell’Opera.
Proprio questo mese iniziamo il primo anno di preparazione. Che cosa vuole essere questa preparazione? Certamente una celebrazione, una celebrazione festosa con tante attività, ma vogliamo che sia soprattutto una celebrazione interiore.
Non un nuovo inizio, ma un nuovo slancio di fedeltà al messaggio e alla vita che abbiamo ricevuto attraverso nostro Padre.
Questo inizio della celebrazione del centenario, in questo primo anno, sia anzitutto questo: un forte impegno a voler essere più fedeli, con la grazia di Dio, che non ci manca mai. È questa la nostra sicurezza.
E poi pensare, di fatto, a questo essere contemplativi in mezzo al mondo: è il tema di quest’anno su cui vogliamo soffermarci in modo particolare. Contemplativi in mezzo al mondo. Si fa presto a dirlo, ma propriamente è una meta. Non riusciremo mai a raggiungerla del tutto, ma è sempre un cammino nel quale crescere, con la grazia di Dio, per vedere Dio in tutte le cose.
Contemplare significa vedere Dio, avere la certezza, la consolazione della sua presenza, del suo amore per noi.
Tutto questo nella vita ordinaria, proprio in mezzo al mondo: nel lavoro, nella vita familiare, nel riposo, nelle contrarietà ordinarie o meno ordinarie che possiamo incontrare nella nostra vita, ma sapendo sempre che il Signore ci accompagna, che la grazia di Dio ci accompagna, nonostante i nostri limiti, le nostre miserie, ma sempre con uno spirito giovane, uno spirito giovane, anche con il passare degli anni.
Contemplativi in mezzo al mondo. Si fa presto a dirlo, ma non possiamo neppure lasciare spazio a un senso di impotenza, pensando che la contemplazione è un dono di Dio. Perché richiede anche la nostra risposta, la nostra lotta, il nostro impegno.
La grazia di Dio non ci mancherà mai. Perciò non dobbiamo scoraggiarci quando sperimentiamo i nostri limiti, i nostri difetti. Possiamo sempre ricominciare.
Tante volte san Josemaría ci diceva proprio questo: tutta la vita spirituale consiste nel cominciare e ricominciare, cominciare e ricominciare. E non in generale, ma molte volte, ogni giorno.
E ricorderemo che diceva: «Io ricomincio molte volte al giorno». Ogni volta, diceva, che faccio un atto di contrizione, per ricominciare ad amare il Signore con nuovo slancio, con la sua grazia, che non ci manca.
