Link al video della presentazione delle vetrate a San Giovanni Battista al Collatino
Erano presenti padre Michael John Zielinski, Vicepresidente della Pontificia Commisione per i Beni Culturali della Chiesa; la Prof.ssa Maria Vittoria Marini Clarelli, Soprintendente alla Galleria Nazionale di Arte Moderna; il parroco di S. Giovanni Battista, don Franco Calzona; l’artista che ha ideato le vetrate, Paola Grossi Gondi, e l’architetto Michel Patrin, titolare della ditta Vetrocreare che ha realizzato l’opera. Tra il pubblico numerosi parrocchiani, amici, abitanti del quartiere e gli allievi del corso orafi e orologiai del Centro Elis di cui la parrocchia fa parte.
Le vetrate si estendono per 300 metri quadri in cui si illustrano le tappe principali della vita di San Giovanni Battista, dall’annuncio della sua nascita fino al martirio e alla gloria finale nella luce di Dio, simboleggiata da un sole che fa da rosone nella parete d’entrata della chiesa. E’ costituita da vetri composti con l'antica tecnica della legatura a piombo. In totale le vetrate pesano 12 tonnellate e contano 25.000 tessere di vetro tenute insieme da 7.500 metri di piombo trafilato. Il risultato estetico è di imponente bellezza.
Con queste parole la soprintendente Marini Clarelli ha introdotto l’incontro: “la Grossi Gondi ha usato quel suo tipico linguaggio fatto di particolari e inquadrature precise che portano lo spettatore a guardare le cose da angolazioni nuove e piene di significato. La storia è così avvolgente che il contenuto e lo spazio si fondono”. La soprintendente ha poi sottolineato come non sono tanti i casi in cui l’arte contemporanea di contenuto religioso riesce ad entrare in sintonia con la sua funzione meditativa, “sintonia che in quest’opera è stata raggiunta pienamente”.

L’abate Zielinski a proposito delle vetrate ha affermato: “queste vetrate, attraverso l’uso dell’arte figurativa, raggiungono lo scopo di essere un insegnamento teologico-biblico. La fede cristiana ha a che fare con la vita, con la realtà: questo è un elemento essenziale per l’arte sacra perché mostra la fede nella sua concretezza e non lascia il fedele in balia di se stesso”. Il vicepresidente della commissione per i Beni Culturali ha poi concluso: “Oggi abbiamo bisogno di un’arte che sappia così bene raccontare la bellezza viva della fede”.
Don Franco Calzona, parroco della chiesa, ha raccontato come le vetrate siano state realizzate grazie alla generosità e all’impegno dei parrocchiani e delle persone del quartiere. Solo il 20% del costo stato donato da due enti, il restante 80% è stato coperto da donativi di singole persone, famiglie, gruppi parrocchiali e iniziative di fund raising che hanno visto i fedeli impegnarsi per raggiungere la cifra necessaria. “All’inizio dei lavori - ha raccontato il parroco - è stata lanciata la campagna “adotta una vetrata”, in cui ciascuno come singolo, come famiglia o come gruppo ha potuto contribuire ricevendo un ricordo dell’opera costituito da un quadretto con due frammenti di vetro delle vetrate”. Più di 1000 persone hanno voluto partecipare, tra queste - ha detto, don Franco - anche qualche pensionato che nei due anni di lavorazione ha riservato ogni mese una piccola quota della sua pensione.

Il parroco ha espresso grande soddisfazione soprattutto perché “le vetrate aiutano i fedeli a pregare meglio”. Soddisfazione condivisa dall’artista Paola Grossi Gondi che ha parlato del grande impegno profuso per l’ideazione delle scene: “mi sono sforzata di cercare in ogni particolare un'occasione per trovare significati che potessero aiutare lo spettatore a mettersi nelle scene del Vangelo, per pregare”.
Anche l’architetto Michel Patrin si è detto contento del lavoro anche perché “ogni vetrata - ha sottolineato – rappresenta una sorpresa: quando viene installata e la luce la attraversa mostra colori e riflessi inaspettati, magari impensabili al momento di progettarla”.
La chiesa di San Giovanni Battista fa parte del complesso dell'Elis, un grande centro sociale e formativo voluto da Giovanni XXIII che ne affidò la realizzazione all'Opus Dei. Paolo VI lo inaugurò e consacrò l'altare della Parrocchia il 21 novembre 1965. Anche Giovanni Paolo II visitò il complesso con la Chiesa nel 1984. La Parrocchia è affidata a sacerdoti dell'Opus Dei e svolge le sue attività nel popoloso quartiere Tiburtino di Roma.