Tracciare il cammino (4): Quando amare fa rima con sognare. L’amore tra marito e moglie

In questa serie di articoli, a partire da parole di san Josemaría, alcuni esperti di comunicazione, antropologia, filosofia, formazione e teologia ci aiuteranno a scoprire come il messaggio di san Josemaría, attraverso i suoi scritti, sia un faro attraente per la santificazione delle realtà umane nel nostro secolo.

La ricchezza degli scritti di san Josemaría, la profondità delle parole che ci ha lasciato attraverso i suoi interventi, continuano a offrire una risposta attuale e concreta alla ricerca di senso e di pienezza nella vita matrimoniale e familiare contemporanea. Alcune sue riflessioni suonano come una profezia: appare in tutta la sua evidenza, oggi, la lungimiranza con cui ha affrontato questioni importantissime per la coppia, rendendo il suo messaggio sempre vivo, perché illuminato dalla verità.

Il matrimonio, Sacramentum magnum

Con riferimento all’amore coniugale, la verità antropologica e salvifica del matrimonio è nel suo fondamento di Sacramentum magnum, ovvero grande mistero di salvezza, la cui pienezza viene messa in relazione all’unione di Cristo con la Chiesa. Il matrimonio, già presente nella creazione, in quanto sacramento, viene a “compiere l’originario”[1], ovvero l’unione dell’uomo con la donna, che, in virtù della Grazia sacramentale, diventa icona dell’amore trinitario: eterna e perfetta comunione d’amore tra Amante (il Padre), Amato (il Figlio) e Amore (lo Spirito Santo), che unisce i due e che ci viene trasmesso come fuoco che riscalda, abbraccio che consola, luce che rischiara. Nel grande sacramento di Cristo e della Chiesa gli sposi cristiani scoprono il fondamento e il compimento della propria vocazione e dell'intera vita matrimoniale.

Il matrimonio come strada per il Paradiso

San Josemaría cominciò a parlare di tutto questo un secolo fa e anche allora le sue parole apparvero audaci: «Ridi perché ti dico che hai “vocazione matrimoniale”? Ebbene, l’hai: proprio così, vocazione»[2]. Nella mentalità del tempo, come in quella di oggi, “avere vocazione” significava lasciare la normalità della vita per poter servire Dio e la Chiesa. Si tendeva a identificare la chiamata divina esclusivamente con la vita sacerdotale o religiosa, abbandonando ciò che è abituale, come la famiglia, il lavoro e la quotidianità. San Josemaría ha invece rivoluzionato questo concetto, sottolineando che anche la vita matrimoniale, con il suo quotidiano ricco di impegni, è una vera e propria vocazione divina e una via di santità. «La strada per andare in paradiso, per te, ha il nome di tua moglie o per le donne, di tuo marito», ricordava san Josemaría agli sposi, rilevando in modo semplice la profondità del suo insegnamento: la santità non richiede cose straordinarie, ma la fedele dedizione agli impegni ordinari, tra cui l’amore reciproco, la pazienza e la cura del coniuge e della famiglia, la donazione totale. L’amore al coniuge è forma e misura dell’amore per Dio; è sostanza del “comandamento nuovo”, è andare verso l’altro per andare verso l’Alto.

Un amore da personalizzare

«Lontano — laggiù, nell’orizzonte — sembra che il cielo si unisca alla terra. Non dimenticare che, dove veramente la terra e il cielo si uniscono, è nel tuo cuore di figlio di Dio»[3]. La metafora del cuore, un’immagine comune, che gli innamorati usano spesso, è sempre stata molto cara a san Josemaría, ed è riuscita a trasmettere tutta la bellezza e autenticità del suo messaggio. «Quel che occorre per raggiungere la felicità non è una vita comoda, ma un cuore innamorato», ci ricorda al punto 795 di Solco che apre proprio il capitolo dedicato al “Cuore”. L’amore coniugale autentico è quello che sa integrare il cuore con la volontà, indirizzando le emozioni ed i sentimenti verso la persona amata; è quello che sa personalizzare l’amore, che sa mettere in gioco tutti gli aspetti integranti la personalità, che riesce a far “amare anche i difetti del coniuge”. Fedeltà, esclusività, eternità, diventano così corollario dell’amore sponsale, cammino di santità che è felicità. Tradotto nella quotidianità, implica il coraggio di costruire ogni giorno il per sempre, di rinnovare ogni giorno le promesse, “dire sì” non una volta e per sempre – che potrebbe risuonare, specialmente nei momenti di difficoltà, quasi come una condanna senza appello – ma ogni giorno, in un percorso che si definisce attimo dopo attimo, difficoltà dopo difficoltà, gioia su gioia, e che, per questa via, diviene eterno.

“Per sempre” e libertà

Il per sempre è possibile e realizzabile perché diventa il frutto di una scelta libera e consapevole. In un’epoca nella quale siamo visti solo come consumatori, dove tutto va goduto e consumato, “eternità” è sempre di più parola di scandalo. Nel matrimonio, attraverso l’amore coniugale e la gioia del dono, con la grazia sacramentale, possiamo invece riuscire a vivere l’eternità non come una “vuota” condizione atemporale, ma come tempo che, non consumandosi, perché rinnovato ogni giorno, porta alla pienezza di vita. «Ha un povero concetto del matrimonio – che è un sacramento, un ideale e una vocazione – colui che pensa che l’amore finisca quando iniziano le pene e i contrattempi che la vita porta sempre con sé. È proprio allora che il legame d’affetto si rafforza»[4]. San Josemaría, che teneva molto al concetto di libertà, ci invita a considerare il matrimonio non come una claustrofobica condizione, e quindi il legame che unisce la coppia non come un legaccio che costringe e ottunde la libertà, ma come una scelta autentica che libera la libertà, che le conferisce senso e significato.

L’amore come scelta

«Ripeto insistentemente a quanti sono stati chiamati da Dio a formare una famiglia di amarsi sempre; di amarsi con l'amore appassionato di quand’erano fidanzati», diceva affettuosamente san Josemaría, smontando il luogo comune secondo cui il matrimonio sarebbe “la tomba dell’amore”. Come anche le ricerche hanno dimostrato, l’innamoramento può essere, se si vuole, una condizione da vivere per sempre, a partire dai piccoli gesti di ogni giorno, nella costante disponibilità a donarsi e perdonarsi. L’amore per sempre non è un’illusione, e nemmeno un’ottimistica speranza, l’amore per sempre è una scelta, il fiat quotidiano degli sposi. Un sì che è fatto di cura, di attenzioni, che è fatto di eros e agape[5], di un sentimento autentico che va coltivato come il bene più prezioso per la vita degli sposi e per quella dei figli, perché non c’è bene più grande che i genitori possono lasciare ai figli se non l’amore vero che provano l’uno nei confronti dell’altro.

Amare così il marito, la moglie, significa corrispondere al sogno di Dio, sognare insieme a Dio, accettando con libertà e gioia la vocazione alla santità nella vita coniugale, come cammino di crescita continua.

Cosa vedi quando guardi il tuo coniuge?

Quando san Josemaría incontrava le coppie di sposi, le famiglie, soleva augurare di essere «focolari luminosi e lieti». Sono parole che evocano l’invito di Gesù ad essere «la luce del mondo» e che ricordano la promessa: «vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena»[6]. La gioia della coppia, della famiglia, ha profonde radici soprannaturali, è un dono divino, che non viene meno neanche dinanzi al dolore o alle contrarietà.

Nel corso degli anni tante parole sono state manipolate al punto da perdere il loro significato autentico, tra queste, la parola matrimonio. Nell’epoca della crisi dell’umano che ha travolto la società nella quale principi e valori sembrano completamente liquefatti, san Josemaría non propone però semplicemente l’anamnesi, ma si è preoccupato di indicarci la cura. Quando diceva «queste crisi mondiali sono crisi di santi», alludeva al fatto che ciascun cristiano può dare il proprio contributo al cambiamento, a partire dalla propria condizione personale, essendo contemplativi in mezzo al mondo che, nel matrimonio, significherà in primis, vedere il volto di Cristo nel marito, nella moglie, guardarlo e guardarla come la guarda Dio, amarlo e amarla come la ama Dio. Non si tratta di astratti ragionamenti, ma di vita vissuta, come abbiamo visto, per questo più che affermarne la validità o la durata, come se la relazione coniugale dovesse avere necessariamente o inevitabilmente una scadenza, ne va ri-affermata la verità, quella iscritta da Dio nel cuore di ciascun uomo, per ritrovare il senso di un’umanità autentica.

Lucrezia Scotellaro Agliata


[1] J. Ratzinger, Per una teologia del matrimonio, Marcianum Press, 2018, p.16

[2] San Josemaría, Cammino, n. 27

[3] San Josemaría, Solco, n. 309.

[4] S. Bernal, Mons. Josemaría Escrivá de Balaguer. Appunti per un profilo del fondatore dell'Opus Dei, Ares, 1977, p. 59.

[5] Cfr lettera enciclica Benedetto XVI Deus caritas est

[6] Vangelo di Giovanni, Capitolo 15, versetto 11.

Lucrezia Scotellaro Agliata