Teia è la maggiore di sette fratelli. Il lavoro nei campi è la sua passione. Lo spirito dell'Opus Dei, che ha conosciuto nel Club Rocabruna, l'aiuta ad essere "consapevole che tutto ciò che faccio quotidianamente, decine di cose di ogni tipo, molto piccole, molto insignificanti in se stesse, possono avere un valore infinito". Il quotidiano di questa aggregata dell'Opus Dei si svolge nei campi della Catalogna, in concreto in quelli della provincia di Girona.
Undici anni fa, Papa Francesco invitava cristiani e non cristiani a prendersi cura della casa comune con la pubblicazione della sua lettera enciclica Laudato si'. Papa Leone XIV è stato il primo a celebrare la messa per la cura del creato durante un periodo di vacanza a Castel Gandolfo, una nuova formula liturgica alla quale il nuovo papa ha dato il via libera. In essa ha ricordato «l'urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».
«Il mio lavoro mi appassiona davvero!»
Teia ricorda di essersi molto rallegrata per la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’: "La Chiesa ha molto da dire in molti aspetti che riguardano la Terra — creazione di Dio e bene comune —. È stata come una chiamata ad approfondire il duplice aspetto delle parole: 'dominate la terra' e 'custoditela'".

"La natura — aggiunge — è una fonte di serenità e di pace, di benessere, di ammirazione costante, di gratitudine. Ci insegna ad essere pazienti, ad aspettare, ad essere resilienti, a ricominciare sempre da capo quando le cose vanno storte. In essa scopriamo la bellezza, l'ordine che ci portano alla contemplazione — un lusso nel nostro tempo —. La natura ci spinge a farci domande, a cercare sempre oltre, ad aprire la mente.
La mia esperienza è che per poco che contempli serenamente qualsiasi elemento della natura, dal più grande al più piccolo, scopri Dio dietro quella meraviglia straordinaria alla quale forse ci siamo abituati tanto che ormai neanche la vediamo più come tale. Mi sembra che da quando in nome del 'progresso' ci siamo allontanati da essa, invece di avanzare, abbiamo fatto passi indietro".
Teia ha studiato ingegneria tecnica agraria, una delle opzioni di studio che aveva senza muoversi da Girona e in questo modo poter dare una mano in casa, dato che la sua famiglia stava attraversando un periodo difficile economicamente, essendo 7 fratelli, le difficoltà erano maggiori. "Sarò sempre grata ai miei genitori che non si sono risparmiati alcun sacrificio perché tutti noi avessimo l'opportunità di avere una buona formazione in tutti gli aspetti". Ora confessa di essere felice di aver scelto questa opzione.
Attualmente lavora in un'azienda che ha creato due anni fa, insieme ad un socio, nella quale offre consulenza principalmente ad agricoltori e anche a gestori di spazi verdi, campi sportivi, ecc., in tutto ciò che riguarda la sanità vegetale, la fertilizzazione... Come spiega lei stessa, "è come essere un medico delle piante, così lo capiscono i miei amici che non sono del settore". Inoltre, offrono anche un servizio di gestione di una parte dell'infinita burocrazia che grava sul settore, la parte più pesante di questo lavoro.
Alla domanda se il lavoro nei campi sia maltrattato, la sua risposta è "che il lavoro nei campi è mal compreso e sconosciuto. Molta gente vede la parte bucolica del lavorare nei campi,che realmente esiste, perché vedi paesaggi incredibili: le montagne, i seminati, la luce, i fiori, gli uccelli... ma il quotidiano è molto esigente, fisicamente e mentalmente".
"E poi, sei alla mercé del tempo: forse hai lavorato per molti mesi su una coltivazione e poco prima di raccogliere il frutto, un'intemperia ti manda all'aria tutto".

Riguardo al rapporto tra il lavoro di Teia nei campi e la sua relazione con Dio, spiega che "il lavoro è il luogo che mi permette di mettere a frutto i talenti che Dio mi ha dato, anche se sono pochi, per la società in cui mi è toccato di vivere. È il luogo che mi dà il privilegio di 'servire' gli altri nel duplice senso della parola: essere utile e offrire la mia dedicazione. Perché quando parliamo di ‘campi’'intendiamo soprattutto noi, le persone che ci lavoriamo.
Il luogo dove posso trovare e conversare con Dio — forse più facilmente che se lavorassi in altre attività — è quello di ogni giorno in mezzo al silenzio mentre cammino da sola per un campo di grano, o raccolgo campioni in una vigna o faccio un rapporto per un cliente".
"Nonostante forse ci siano pochi nel mio contesto di lavoro che abbiano fede — o almeno che la manifestino — tutti sono sempre rispettosi. Una volta, un agricoltore mi diceva: 'io, Teia, non ho bisogno di avere fede perché, chi se non Dio apre e chiude il rubinetto per irrigare i campi?'".
I social network come forma di condivisione di apprendimenti
"Utilizzo i social per condividere tutto quello che vedo nell'ambito professionale e che mi sembra interessante o che può aiutare altri agricoltori. Mi piace sempre mettere in pratica una cosa che ho imparato nell'Opera: a coloro che iniziano un lavoro che tu fai già da tempo, trasmetti tutta la tua esperienza in modo che loro inizino da dove tu hai finito e così la conoscenza progredisca.
Non ha alcun senso che ogni volta si debba ricominciare da zero. Cerco sempre di condividere la realtà di quello che vivo e vedo da una prospettiva bella, positiva e rispettosa, anche quando le cose vanno male possiamo trarne un insegnamento. Ci sono tante cose sorprendenti e fantastiche nella natura, nelle tradizioni, e soprattutto nelle persone!".

Riguardo alle sfide che affrontano i cristiani nel lavoro dei campi, Teia afferma che la sfida per tutti noi che viviamo immersi nel trambusto della società attuale è la stessa: vivere il punto nº 1 di Cammino: «Che la tua vita non sia una vita sterile. —Sii utile. —Lascia traccia. —Illumina con la fiamma della tua fede e del tuo amore».
Lo spirito dell'Opus Dei
"Lo spirito dell'Opera mi aiuta a essere consapevole che tutto quello che faccio quotidianamente, decine di cose di ogni tipo, molto piccole, molto insignificanti in se stesse, possono avere un valore infinito se le faccio per far sorridere —e a volte, ridere!— questo Dio che cerco di frequentare molto da vicino ogni giorno, perché è mio Padre, il mio migliore Amico, e so che lo ho sempre al mio fianco.
E mi aiuta anche a capire che la vita, con le sue gioie e le sue pene, con tutte le difficoltà e gli ostacoli, con poche certezze e molti dubbi, anche le sfide che comporta lavorare nei campi, hanno molto senso quando li vedo come un'opportunità di dare il mio piccolo contributo per rendere il mondo un po' migliore, di servire, di essere utile agli altri, di condividere quello che ho imparato con fatica".

