Un concorso di pasticceria di per sé non dovrebbe fare troppo notizia, ma quando le partecipanti e dunque le candidate alla vittoria sono ragazze liceali, in genere più abituate a consumare i dolci - linea permettendo - che a confezionarli, viene spontaneo un pensiero di curiosità. Quando poi si aggiunge che i fruitori del concorso sono stati i senza tetto, viene davvero la voglia di raccontarlo.
Il concorso di pasticceria è stato organizzato a Roma, presso il Club Bellalbero (www.icef.it); le concorrenti provenivano da diverse scuole e licei di Roma, alcune più esperte, altre completamente digiune (di nozioni di cucina, non di dolci), ma ben decise a imparare in fretta, grazie anche alla possibilità di applicarsi su alcune ricette fornite dagli organizzatori. Le partecipanti si sono "date battaglia" in un clima di simpatia e di collaborazione, e hanno poi voluto condividere la loro allegria e il frutto delle loro fatiche, cioè torte e pasticcini, con persone che non sono abituati a festeggiare a tavola la festa della Pasqua e meno che mai a gustare dolci.
Infatti, dopo la consegna dei premi, assegnati al dolce più buono, a quello più originale e a quello fatto con più dedizione e cura, le concorrenti hanno portato i dolci alla casa “Dono di Maria”, una mensa per senza tetto ubicata nei pressi di San Pietro e gestita dalle suore di Madre Teresa, offrendo così un momento di simpatica convivialità a persone non favorite dalla vita.
Il Club Bellalbero offre a ragazze dalla terza elementare al liceo, corsi di studio, di formazione per approfondire la propria vita cristiana, attività sportive e di volontariato, come quella, per esempio, che le ha viste per tutto l'anno svolgere un’attività di volontariato volta alla cura degli anziani, due volte al mese, la domenica pomeriggio.

Grazie a queste esperienze, queste giovani si sentono solidali e desiderano avere un ruolo attivo di fronte al panorama che osservano fatto da tante persone con sofferenze fisiche e morali o che vivono nell’indigenza. Si ispirano con consapevolezza alle parole che pronunciò una volta san Josemaria rispondendo a una domanda: Io misuro la solidarietà sul metro delle opere concrete di servizio, e conosco migliaia di casi di studenti di tante nazioni che hanno rinunciato a costruirsi il loro piccolo mondo privato, dandosi agli altri mediante un lavoro professionale che si sforzano di compiere con perfezione umana, in attività di istruzione, di assistenza, di promozione sociale e cosi via, con uno spirito pieno di gioventù e di gioia (Colloqui, n. 75)