Opus Dei e Franchismo: la storia dietro al mito

Attraverso un’attenta ricostruzione storiografica e d’archivio, il saggio “La formazione di una grande narrazione sull’Opus Dei” dello storico Jaume Aurell, pubblicato in Studia et Documenta, Rivista dell’Istituto Storico san Josemaría Escrivá, vol. VI, num. 6, (2012), pp. 235-294, indaga il rapporto tra Opus Dei e Franchismo nella Spagna degli anni 1939-1975. Ne proponiamo un riassunto.

La storia
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Come spiega lo stesso autore, indagare sulla relazione tra Opus Dei e Franchismo significa “esplorare le circostanze che hanno favorito il formarsi di una determinata immagine dell’Opus Dei nel corso della sua storia, incentrandosi sull’epoca della Spagna di Franco (1939-1975)”.

Il processo di costruzione di tale immagine, e delle sue distorsioni, viene definito dalla storico come una “grande narrazione” che si divide in 4 fasi, ognuna delle quali coincide con un preciso momento della storia dell’Opus Dei.

Fase 1. L’Opus Dei e "l’opposizione dei buoni” (1940-1944)

Fase 2. L’Opus Dei e il primo Franchismo: dibattito sulle cattedre universitarie (1942-1956)

Fase 3. La presentazione dell’Opus Dei come gruppo di potere (1957-1966)

Fase 4. Opus Dei e Franchismo: crisi della grande narrazione (1967 -1977)


L’Opus Dei e "l’opposizione dei buoni” (1940-1944)

Agli inizi della sua fondazione nel 1928, e prima dell’avvento del Franchismo, l’Opus Dei dovette superare diversi ostacoli. Primo fra tutti "la persecuzione religiosa controllata dai repubblicani durante la guerra civile spagnola". Da una parte, vi era la “diffidenza di alcuni ecclesiastici, i quali erano convinti che l’Opus Dei fosse arrivata con l’intenzione di mettere in dubbio il valore della vita consacrata e di gestire le attività tradizionalmente promosse dai religiosi". San Josemaría era solito definire questi attacchi come “l’opposizione dei buoni”, una formula legata alla tradizione spirituale spagnola.

Dall’altra, ci fu la persecuzione della Falange Spagnola che si tradusse in un’accusa presso il Tribunale per la Repressione della Massoneria. In qualità di magistrato, Luis López Ortiz, lascerà di tale accusa un resoconto dettagliato[1]. Appare chiaro che è difficile identificare un’istituzione nata prima dell’avvento del Franchismo, e poi perseguitata dal regime stesso, come una realtà nata per fornire a quest’ultimo sostegno politico.


L’Opus Dei e il primo Franchismo: dibattito sulle cattedre universitarie (1942-1956)

Non è neanche possibile presentare l’Opus Dei come un “gruppo di pressione culturale”, o come un gruppo di potere, per via delle notevoli differenze politiche e culturali dei suoi membri, derivate dallo spirito di libertà che contraddistingue l’Opus Dei fin dalla sua fondazione.

Quando a causa della guerra civile, l’università spagnola si ritrovò praticamente priva di corpo docente, iniziò "un processo molto intenso di ricostruzione dell’università come centro nevralgico e punto chiave di ripresa culturale”. A questo processo partecipò anche chi, pur non entusiasta della situazione, "considerava un dovere verso la Spagna – e, nel caso di persone di profonda formazione cattolica, verso la propria coscienza – intervenire nel dibattito culturale”. Uno degli intellettuali membri dell’Opus Dei che cominciò a distinguersi in quegli anni fu Rafael Calvo Serer (1916-1988). Ottenne la cattedra di Storia Moderna e Contemporanea all’Università di Valencia nel 1942 e fu una figura importante nel dibattito culturale di quegli anni, particolarmente intorno al gruppo di intellettuali della rivista Arbor, il cui primo numero apparve nel 1944.

Tuttavia, il fenomeno dell’assegnazione delle cattedre durante il Franchismo va ridimensionato: “Nel periodo 1940-1945, i membri dell’Opus Dei che ottennero una cattedra furono 11 su 179”. Mentre “lo storico Onésimo Díaz ha calcolato che il numero di persone dell’Opus Dei che ottennero la cattedra negli anni quaranta furono ventitrè”. Inoltre, “ognuno di questi professori operò in accordo con le proprie idee e percorse una propria strada”.


La presentazione dell’Opus Dei come gruppo di potere (1957-1966)

"Durante la seconda metà degli anni cinquanta, la Spagna attraversò una significativa transizione dall’autarchia alla liberalizzazione", che si concretizzò nella "ricerca di soluzioni concrete dirette a ottenere uno sviluppo economico e sociale”. Tra coloro che vennero definiti con il termine dispregiativo di “tecnocrati” ci furono anche due membri dell’Opus Dei, Alberto Ullastres e Mariano Navarro Rubio, rispettivamente ministro del Commercio e ministro delle Finanze durante il regime franchista, precisamente nel 1957.

Questa nomine fecero molto scalpore: la “grande narrazione” uscì dai confini spagnoli e la definizione di “tecnocrati dell’Opus Dei” cominciò a circolare sulla stampa internazionale.

A quel punto, san Josemaría decise di non limitarsi a scrivere "lettere personali o a fare emettere comunicati dagli organismi di governo dell’Opera e concesse alcune interviste ai corrispondenti dei mezzi più influenti del panorama mediatico internazionale". Le interviste concesse ai più diversi mezzi di comunicazione internazionali tra il 1966 e il 1968 costituirono poi il contenuto del libro Colloqui con Monsignor Escrivá, subito tradotto in varie lingue.

“Non mi stanco di ripeterlo dal 1928 a questa parte. La diversità delle opinioni e delle scelte pratiche, nelle questioni temporali e nel campo teologico lasciato alla libera discussione, non costituisce affatto un problema per l'Opera: anzi, il pluralismo che esiste ed esisterà sempre fra i soci dell'Opus Dei è una manifestazione di buono spirito, di onestà di vita, di rispetto delle legittime opzioni di ciascuno”. (Colloqui, punto 38).


Opus Dei e Franchismo: crisi della grande narrazione (1967 -1977)

Le contraddizioni della “grande narrazione”, che descrive l’Opus Dei come un soggetto che ha sostenuto il Franchismo, in termini politici e culturali, risultano ancora più evidenti se guardiamo i numeri. In primo luogo, "su 116 ministri nominati da Franco in undici governi fra il 1939 e il 1975, solo otto di essi erano membri dell’Opus Dei”. Se l’istituzione “avesse cercato potere e influenza, il numero dei ministri nei trentasei anni di franchismo sarebbero aumentati ancora (come numero e come capacità di influenza) durante la Transizione, cosa che non è accaduta”.

Inoltre, "vi sono stati anche casi notori di membri dell’Opus Dei attivi nell’opposizione antifranchista, il che smentisce chi era convinto che nell’istituzione ci fossero date direttive «dall’alto» per appoggiare il Franchismo”.

Tra questi, è opportuno citare anche Antonio Fontán Pérez che, insieme a Florentino Pérez Embid, apparteneva al Consiglio Privato del Conte di Barcellona. Primo direttore dell'Istituto di giornalismo all'Università di Navarra, Fontán Pérez è stato anche redattore di "Madrid", principale rivista di opposizione al franchismo, che fu successivamente chiusa proprio a causa della censura del regime.

Pere Pascual, Robert Espí e Francesc Brosa, insieme ad altri studenti, parteciparono invece alla celebre “caputxinada dell’anno 1966, la prima protesta rilevante contro il regime franchista a Barcellona, che ebbe un’eco tutta particolare in quanto capeggiata da intellettuali”. Essa “ricevette questo nome perché si svolse nel monastero dei cappuccini di Sarrià, tra il 9 e l’11 marzo 1966”.

A tali considerazioni, è opportuno aggiungere un dato che riguarda il tempo presente: ad oggi, l’Opus Dei è una realtà internazionale presente in 68 nazioni del mondo. La sua presenza "in paesi con ideologie e situazioni politiche così diverse è possibile solamente se i suoi membri sono consapevoli della libertà di cui godono e se le autorità dell’Opus Dei la rispettano pienamente.

Proprio l’espansione dell’Opus Dei risulta insomma “una conferma dell’onestà delle dichiarazioni del suo fondatore e dei suoi direttori per ciò che riguarda l’autonomia dei membri negli ambiti umani, siano essi politici, economici, professionali o culturali".

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Jaume Aurell . Professore di storia medievale presso l’Università di Navarra. Specialista in storiografia medievale e contemporanea. Membro del gruppo di ricerca "Religión y Sociedad Civil" (ICS, Universidad de Navarra). Ha pubblicato: La scrittura della storia: dai positivismi ai postmodernismi (Roma, 2001); Authoring the Past: History, Autobiography and Politics in Medieval Catalonia (Chicago 2012); Theoretical Perspectives on Historians' Autobiographies: From documentation to Intervention (London, 2016); Genealogía de Occidente: Claves Históricas del Mundo Actual (Barcelona, 2017). E’ stato curatore dell’edizione Rethinking historical genders in the twenty-first century (London, 2016). E’ membro del consiglio editoriale di Rethinking History. The Journal of Theory and Practice. E-mail: [email protected]


[1] Testimonianza di Luis López Ortiz, già magistrato del Tribunale Supremo, 16 gennaio 1976, AGP, serie A-5, 222-3-10.