«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia». Sono parole del Salmo 23 (22), il salmo scelto per la messa del Beato Alvaro, il pastore buono e fedele che ha saputo condurre i suoi figli e tante altre anime verso acque tranquille, come immagine luminosa di un cuore pacificato dall’Amore.
In un mondo tanto spesso agitato dal rumore e dalla mancanza di pace, la sua vita è stata un riflesso sereno di quella pace che solo Dio può dare. Egli stesso lo esprimeva con semplicità e profondità in un incontro di famiglia: «Quando la nostra anima è ordinata a Dio, come un mare calmo, sperimenta il gaudium cum pace, la gioia e la pace: una gioia che si contagia agli altri». E veramente era tale la presenza del Beato Alvaro: aveva una pace serena e umile che raggiungeva silenziosamente il cuore di quanti gli stavano accanto.
A lui si potrebbero applicare perfettamente queste parole di san Josemaría: «Una caratteristica evidente di un uomo di Dio, di una donna di Dio, è la pace della sua anima: ha “la pace” e dà la pace alle persone che frequenta».
Ma quella pace e quella gioia non derivavano da uno stato d’animo naturale; nascevano, invece, da una unione profonda con il Signore, che è la vera pace del mondo. È un concetto che anche Papa Leone XIV ha voluto sottolineare recentemente: «Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perché “Egli è la nostra pace” (Ef 2,14)».
Insieme alla pace, il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci dice che «Il buon pastore dà la propria vita per le pecore» (Gv 10, 11). Gesù, il Buon Pastore, prima di donarsi ai suoi discepoli nel pane eucaristico, nell’Ultima Cena, lo spezza, anticipando e simboleggiando così la lacerazione del suo stesso cuore, trafitto più tardi da una lancia sulla croce. Questa è la logica dell’amore vero: donarsi interamente affinché gli altri abbiano la vita.
Per questo risuonano oggi con particolare forza anche le parole della Lettera ai Colossesi, che abbiamo ascoltato nella prima lettura: «Ora io sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (1, 24-25).
Così è stato anche don Alvaro. Ha consumato in silenzio la sua vita al servizio degli altri, con una dedizione umile e serena. E proprio in questo dono di sé, molte persone hanno potuto scoprire il volto vicino e misericordioso di Dio. La sua vita, offerta con semplicità, è diventata per tante persone fonte di consolazione e di fortezza.
La vera pace non è quella che cerca innanzitutto di sfuggire i conflitti. Il buon Pastore non fugge quando vede arrivare il lupo, ma rimane a difendere fedelmente le pecore con la propria vita. Perché la pace, prima di tutto, è un dono radicato nella fortezza di Dio, è quella pace profonda che Cristo ha donato ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace» (Gv 14,27).
La pace che trasmetteva don Alvaro, insieme ad un atteggiamento di comprensione e di affetto, includeva anche l'esercizio della fortezza, specialmente quando era necessario essere esigenti o correggere altre persone. Così si esprimeva, ad esempio, in una lettera pastorale: «Ho bisogno di ricordarvi anche che essere seminatori di pace non significa che dobbiamo transigere davanti a qualsiasi evento o a qualsiasi discorso (...). Al contrario, figli miei: cercheremo, con santa intransigenza, di soffocare il male con la sovrabbondanza del bene, come diceva nostro Padre, proprio perché regni la vera pace tra gli uomini di questo nostro mondo».
Come in ogni epoca, il cuore umano anche oggi continua ad avere sete di verità, sete di autenticità; in definitiva, sete di Dio. Perché la vera pace può spiegare le sue ali solo dove abita la verità.
Non può esserci la pace se manca l’amore per la verità. Cristo è venuto sulla terra, dice san Paolo, affinché «tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4).
Il beato Alvaro è stato un uomo di pace proprio perché, seguendo l’esempio di San Josemaría, ha saputo amare la verità con tutto il suo cuore e con tutte le sue forze.
Rivolgiamoci alla Beata Vergine Maria, la Regina della Pace. A Lei, che custodiva tutte le cose nel suo cuore e che rimase ferma accanto alla croce di suo Figlio, chiediamo di insegnarci il cammino della vera pace. E le chiediamo anche di concederci, per intercessione del Beato Alvaro del Portillo, la grazia di avere la pace nell’anima e di saperla portare agli altri.
Così sia.

