Maria Casal: la vocazione è una questione di fedeltà

Maria Casal, prima numeraria dell'Opus Dei in Svizzera ha compiuto lo scorso 22 Febbraio 90 anni. In questa intervista concessa a catt.ch racconta la sua vita al servizio della Chiesa e dell'Opus Dei.

Opus Dei - Maria Casal: la vocazione è una questione di fedeltà

(Articolo di Laura Quadri, https://www.catt.ch/newsi/i-90-anni-di-maria-casal...)

Maria Casal, cresciuta in Spagna , da 50 anni in Svizzera, è testimone degli inizi dell’Opus Dei nel nostro Paese. Il 22 febbraio, compie 90 anni e cath.ch ha voluto incontrarla per raccogliere la sua preziosa testimonianza di vita.

Nata a Siviglia da genitori svizzeri e di religione protestante, avverte per la prima volta un forte desiderio di fare qualcosa di utile nella vita dopo l’esperienza devastante della Seconda Guerra Mondiale. Si iscrive così al corso di laurea in medicina. “Ero l’unica ragazza in mezzo a molti uomini”, ricorda, e già da queste parole si capisce che Maria Casal era destinata a diventare una voce fuori dal coro. Ma è proprio con l’aiuto di questi ragazzi nonché futuri medici, che scoprirà essere simpatizzanti dell’allora nascente Opus Dei, che inizia ad interrogarsi più a fondo su questioni esistenziali come la morte.

“Durante i turni di notte in ospedale – ricorda – si parlava davvero di tutto, ma soprattutto di malattia, dolore, morte. Io, venendo da una famiglia protestante, non avevo le basi teologiche necessarie per dare un senso al dolore. Nel mondo protestante non c’è l’idea che se hai un dolore, una sofferenza la puoi offrire in riparazione. Questo è tipicamente cattolico”.

Così, dopo poco tempo, Maria si sente subito fortemente attratta dalla realtà della grande famiglia dell’Opus Dei. Questo però implica la conversione al cattolicesimo. Così avviene: si converte e diventa numeraria – la prima svizzera – dell’Opus Dei. Era il 1950.

“Nel 1954 mi sposto a Pamplona come direttrice di una scuola infermieristica; dopodiché mi convocano a Roma sempre per motivi di insegnamento. Finché, nell’aprile del 1965, mi giunge voce che l’Opus Dei ha bisogno di qualcuno per arrivare anche in Svizzera. Accettai e dopo 50 anni sono ancora qui”.

“Bisogna dire una cosa: l’Opus Dei spesso non ebbe vita facile. La gente, prima del Concilio Vaticano II, non capiva come si poteva essere al contempo santi e laici. L’Opus Dei vuole insegnare che è possibile santificarsi tramite il lavoro ordinario ben fatto. Si tratta di fare il nostro lavoro per Dio con lo stesso amore di Dio. Ma questo a volte non era capito, e l’Opera [nome con cui chiamano l’Opus Dei i suoi membri, ndr.] doveva rendere conto di sé”.

E il Fondatore, san Josemaria Escrivà de Balaguer, l’hai conosciuto? “Sì, l’ho incontrato dal vivo diverse volte, a Roma e in Spagna. Di lui mi hanno subito colpito la decisione, la fermezza nelle parole ma, al contempo, quel lato spiritoso e la sua vivacità. Era capace di incredibili battute di spirito, proprio un Santo della gioia. E sapeva amare ciascuno e ciascuna di un amore proprio personale”.

Ma dopo il tuo arrivo cos’è successo in Svizzera? “Le prime donne dell’Opus Dei sono arrivate nel 1964. La prima residenza che fondammo fu una casa per studentesse, ancora oggi esistente, chiamata “Sonnegg”, nel 1968. Ancora oggi la casa è riconosciuta e apprezzata per l’ambiente famigliare che vi si coltiva all’interno. Studentesse e numerarie vivono fianco a fianco. Vivere lì è motivo di grande crescita umana e spirituale. Ospitavamo anche ragazze di altre confessioni religiose; ci divertivamo molto, mi piaceva parlare con loro. Per diversi anni infatti sono stata la Direttrice di questa residenza. Altre residenze seguirono a Friborgo, Ginevra e Losanna. L’ultima in ordine cronologico è stata Alzavola, il Centro culturale in via Giuseppe Curti 11 a Lugano, dove abito attualmente”.

Cosa fate nella casa di Lugano? “Principalmente ci occupiamo di formazione femminile. Il nostro fondatore voleva che l’Opus Dei fosse ‘una grande catechesi’. Dare formazione per lui era fondamentale perché individuava molto spesso a monte dei peccati l’ignoranza, la mancata conoscenza della propria fede. Proprio per questo nel 2017 è stato aperto Saxum, un centro internazionale di formazione in Terra Santa, vicino ad Emmaus, dove si continua l’opera educativa”.

Dove si sta espandendo l’Opus Dei al momento? “Ormai siamo dappertutto in America del Nord e del Sud, anche in Europa, salvo in Grecia, e in molti paesi africani e d’Oriente: Kenia, Nigeria, Uganda, Africa del Sud, Camerun … Giappone, Filippine, Malaisia … In Cina abbiamo incominciato a fare dei viaggi periodici per conoscere la gente del posto, con cui sta nascendo una vera amicizia. Speriamo siano il preludio di qualcosa di più”.

Un’ultima domanda, Maria: come si fa a perseverare nella propria vocazione, visti i tuoi tanti anni di servizio alla Chiesa? “Bisogna avere subito in chiaro che una vocazione è una questione di fedeltà. Non esiste il “provo e poi vedremo”. E poi chiedere, chiedere insistentemente nella preghiera la grazia della perseveranza. Ricordo la mia fase di discernimento, prima della decisione: un giorno avevo chiara la vocazione, il giorno dopo di nuovo non ne ero più tanto certa. È come essere in mezzo al mare: se ti volti non vedi più la costa che ti sei lasciato alle spalle, ma se guardi avanti non vedi nemmeno il punto di arrivo in modo definito. Ai giovani dico di portare pazienza e di non stupirsi di queste fasi esistenziali. Ma il segno più evidente di una vocazione è uno: la felicità che essa ci dona! Mi piace in tal senso la frase che una volta disse un sacerdote peruviano: ‘Pensare che ci ammireranno un giorno, quando invece l’unica cosa che abbiamo fatto è essere stati felici!’ Ecco, per me è andata così”.

Di Laura Quadri, https://www.catt.ch/newsi/i-90-anni-di-maria-casal...