Sono Donatella, vivo a Milano da quando mi sono sposata, ormai più di cinquant’anni fa e da una ventina di anni lavoro come volontaria in varie Onlus della città. Dopo aver frequentato varie donne africane, accolte nel centro di accoglienza di “Farsi Prossimo”, sono rimasta molto colpita da una famiglia proveniente dalla Siria e di questa vi voglio raccontare la mia esperienza, che è stata molto arricchente.
Scampati a un bombardamento
Ho conosciuto Omaìma e la sua numerosa famiglia quando sono arrivati, dieci anni fa, al centro di accoglienza “Farsi Prossimo” dove lavoravo come volontaria già da qualche tempo. Omaìma è la prima di otto figli siriani e venivano da un’esperienza di campo profughi nel Libano da più di un anno. Erano scampati dal bombardamento della loro città, Homs, e alla distruzione della loro casa. I suoi fratelli (dai 18 ai 2 anni) sono stati subito inseriti nelle scuole italiane e ora alcuni lavorano mentre altri studiano ancora.
Voglia di voltare pagina
Omaìma, dopo il liceo psicopedagogico, ha frequentato l’Università Cattolica con una borsa di studio e si è laureata in Scienze Politiche. Nel frattempo, si è sposata con un ragazzo siriano di nome Basel, anche lui profugo, e hanno avuto un bellissimo bambino che ora ha quattro anni. Da poco hanno ottenuto la cittadinanza italiana! Fin dai primi giorni della nostra conoscenza, ho stimato molto questa giovane ragazza che si prendeva molto a cuore la situazione della sua famiglia, con tutti i disagi dell’essere profugo: senza soldi, senza lavoro, senza casa e senza capire la lingua! Omaìma aveva una grandissima voglia di voltare pagina e ricominciare una nuova vita. In poco tempo ha imparato l’italiano ed è tornata a scuola incoraggiando anche le sorelle e i fratelli a fare altrettanto. Mi ha raccontato molto della sua vita precedente, della loro cultura musulmana - molto religiosa ma non intransigente - e della loro cucina, così importante per legare amicizie.
Quando sono riusciti a trovare una casa abbastanza capiente per tutti, mi invitavano a pranzo per mangiare cibi tradizionali e chiacchierare delle loro usanze, interrogandomi su quelle italiane. In diverse occasioni, abbiamo parlato della nostra reciproca fede e a volte pregato insieme per alcune intenzioni che riguardavano la sua e la mia famiglia. Quando ci fu l’anno dedicato a San Giuseppe, nel 2021, le regalai una copia della lettera apostolica “Patris Corde”, di cui fu molto contenta.
“Mamma italiana”
Anche la preghiera alla Vergine Maria ci unisce, soprattutto nell’affidarLe la pace nel mondo, in questo periodo molto dilaniato. Sono anche stata invitata al suo matrimonio, che è diventato la festa della comunità siriana, con canti e balli rigorosamente separati tra uomini e donne. Ho seguito e supportato Omaìma nei suoi studi universitari, affascinata dalla sua determinazione a raggiungere la laurea magistrale, conclusa con successo nel 2025; contestualmente alla sua carriera universitaria, è diventata mamma di un bellissimo bambino, Ryan. Siamo state qualche tempo in vacanza insieme in montagna e anche i suoi fratelli più piccoli sono stati ospiti a più riprese in casa nostra. Penso che l’amicizia tra me e Omaìma continuerà nel tempo anche senza frequentazione continuata. Lei mi chiama la sua “mamma italiana” e spesso mi chiede consiglio sulle sue scelte di vita e di lavoro. Ogni nostro incontro è una festa e possiamo sempre contare sulla nostra reciproca amicizia.

