Cronaca del viaggio del Prelato in America Centrale: (luglio e agosto 2014)

Monsignor Javier Echevarría ha completato il suo viaggio pastorale in America Centrale durante il quale ha presieduto alcuni incontri in Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica e Panama.

Opus Dei - Cronaca del viaggio del Prelato in America Centrale: (luglio e agosto 2014)

LA CATECHESI A PANAMA

Il Padre ha completato a Panama la sua visita in America Centrale. Il 4 agosto ha avuto un incontro con le famiglie nel Teatro Anayansi del Centro Convegni Atlapa. Circa 2.000 persone hanno partecipato all'incontro.

Il Padre ha iniziato facendo riferimento a una mappa di Panama, nella quale aveva letto una iscrizione che diceva: “Panama unisce il mondo". Questa citazione gli ha dato lo spunto per parlare di unità, fraternità e universalità, ma anche di valori civici e della necessità di essere buoni cittadini; poi ha raccomandato di curare i dettagli, per esempio, rinunciando a lanciare spazzatura per la strada e ad usare gli appositi cestini.

La prima domanda è stata quella di Cristela, oftalmologa. Dal suo studio passano migliaia di pazienti che si sottopongono a interventi chirurgici che permettono loro di recuperare la vista. La domanda era se è possibile praticare interventi chirurgici anche all'anima dei suoi pazienti, in modo che molti di loro recuperino il senso cristiano. Il Padre ha raccontato un episodio sull'affetto con il quale una persona che lavorava in un ospedale come addetta alle pulizie trattava un paziente che aveva una scarsa visione soprannaturale e un notevole senso di autosufficienza. Pregava assiduamente per il paziente e alla fine, prima di morire, il paziente chiese di ricevere i sacramenti.

Giulio, un medico oncologo, ha fatto la seconda domanda, questa volta sul recupero di momenti di dialogo e di autentica comunicazione in tempi di reti sociali e di tecnologie informatiche. Il Padre ha risposto che questi strumenti sono buoni e risolvono molti problemi, mantengono quello che promettono, ma non debbono sostituire la comunicazione personale. Scherzando, si è poi riferito a Twitter dicendo che certe volte persone che abitano nella stessa casa comunicano attraverso questo mezzo. Ha consigliato che in una famiglia non ci si dimentichi di farsi domande semplici ma che aiutano molto a sentirsi vicini, come “Oggi come ti è andata?", “Oggi che cosa hai fatto?", mostrando un vero interesse.

Vi è stata poi una domanda sulla famiglia e la sua compatibilità con il lavoro professionale. L'ha fatta Nalili, madre di due figli. Il Padre le ha parlato dell'importanza del lavoro, ma anche del compito stupendo di raggiungere i più alti livelli professionali; però se, per questo gran lavoro, la famiglia dovesse risentirne, sarà meglio ridimensionare gli obiettivi.

Elvira, che partecipa ai corsi del Centro di abilitazione professionale Tagua, ha detto: “Che gioia averla tra noi! L'aspettavamo con tanto affetto. Sono Elvira e vivo a Rancho Café, molto vicino a Tagua. Da molti anni, da quando c'era la casita (un antico edificio della tenuta) - si ricorda? – io frequento i corsi a Tagua. Abbiamo visto crescere, uno dopo l'altro, questi edifici che sono stati costruiti grazie all'impegno di molte persone. Voglio dirle, Padre, che a noi che ogni mercoledì andiamo alle lezioni di “Famiglia senza limiti", hanno parlato del progetto Saxum che si farà a Gerusalemme, e ci siamo commosse. Da allora, ogni mercoledì raccogliamo soldi e li doniamo per collaborare con il nostro aiuto, magari piccolo ma dato con molto affetto, affinché questo sogno divenga presto realtà e dal Cielo san Josemaría e don Álvaro ci benedicano.

Il Padre ha approfittato della domanda per chiedere preghiere per la Terra Santa, perché vi sia pace. Tra le varie questioni, ha parlato del lavoro che si farà a Saxum, per la formazione di guide dei luoghi santi. Ha affermato che Saxum sarà un posto dove molte persone si avvicineranno a Cristo.

Jorge ha raccontato di provenire da un piccolo paese della provincia di Chiriquí. La sua fidanzata è venuta dagli Stati Uniti per accompagnarlo all'incontro con il Padre. La sua domanda è stata su come vivere un fidanzamento pulito. Il Padre ha parlato del rispetto reciproco, della necessità di guardarsi in modo pulito e di non macchiare l'amore, ma anche dell'abitudine di tenere una foto della fidanzata sul tavolo di lavoro. Li ha incoraggiati a vivere il periodo di fidanzamento in modo corretto per poi vivere un matrimonio santo. Il Padre ha preso lo spunto per parlare della moda e della necessità di curare la modestia e il pudore, anche se a Panama fa caldo.

Andrea ha fatto una domanda sull'importanza della formazione dottrinale e sul valore dell'impegno. Il Padre ne ha approfittato per consigliare la lettura del Catechismo della Chiesa cattolica e della necessità di formarsi l'anima e l'intelligenza. Ha parlato dell'importanza di visitare i malati e le persone che vivono nella povertà. Il Padre ha affermato che essere cattolico non significa essere mediocre e che non possiamo disinteressarci delle persone che ci stanno attorno; dobbiamo essere fedeli agli impegni presi; se lo siamo, altri ci saranno fedeli.

Vi è stata poi una domanda sulla santità, lo studio e il lavoro e su come alcuni, per paura o per comodità, non si propongono di lottare per essere santi. L'ha fatta Miky, venezuelano, che ha cominciato chiedendo preghiere per il suo paese. Il Padre ha colto l'occasione per parlare dello spirito dell'Opera e della santità in mezzo al mondo. Poi ha affrontato nuovamente alcuni temi riguardanti la famiglia e il matrimonio. Ha fatto l'esempio di una coppia di coniugi che era sul punto di divorziare; il marito ne parlò a un amico. L'amico lo consigliò di avere un gesto gentile verso la moglie; per esempio, portandole dei fiori. In un primo momento, egli non accettò il consiglio, ma poi pensò che non avrebbe perso niente. Portò i fiori alla moglie e questo segnò l'inizio della riconciliazione. I coniugi sono rimasti uniti.

Alla fine dell'incontro il Padre ha parlato ancora di unità, di fraternità, e ha chiesto preghiere per Papa Francesco.

UN INCONTRO DI CATECHESI A SAN JOSÉ, IN COSTA RICA

Domenica 3 agosto, nel Centro Eventi Pedregal, il Prelato ha avuto un incontro con migliaia di persone. Come avviene di solito, mons. Echevarría ha risposto alle domande che gli rivolgevano i presenti.

Il Padre, in modo molto affettuoso, ha cominciato raccontando che nel programmare il viaggio in America centrale non era reso conto che sarebbe stato in Costa Rica nel giorno della Patrona della Costa Rica, la Madonna degli Angeli, o la Negrita, come affettuosamente viene chiamata. Il Padre ha chiesto ai presenti: “Che cosa facciamo noi per La Negrita?". E ha aggiunto: “Non dobbiamo soltanto pregare o ringraziare la Madonna, ma possiamo fare qualcosa per lei, per ringraziarla di essere tutto il giorno a nostra disposizione".

Ha invitato i presenti “a non accontentarsi di andare a Messa soltanto la domenica. Facciamo in modo di andare più spesso, perché il Signore ci aspetta nell'Eucaristia tutti i giorni".

Il Padre ha parlato anche del Vangelo del giorno, su un particolare molto importante, quando Gesù dice ai suoi discepoli: “raccogliete quello che avanza". “Possiamo pensare che Gesù lo dice per invitarci a praticare la povertà, perché molti fratelli nostri vivono con il minimo".

Uno dei presenti,di nome Juan José, ha detto al Padre di essere nato in Costa Rica da una famiglia di origine libanese e che stava sostenendo il progetto Saxum; desiderava sapere in che modo questa iniziativa, che adempie a un desiderio di san Josemaría e viene realizzata in memoria di don Álvaro, possa contribuire a portare la pace nella benedetta terra di Palestina. Il Padre gli ha risposto che in questo viaggio ha pregato molto per questo, “seguendo le notizie su Israele e Gaza e molto unito alla preghiera del Papa, che sta pregando anche per la pace in questa zona del mondo". Poi si è dilungato a parlare dell'importanza del progetto Saxum.

Alicia, nicaraguense trapiantata in Costa Rica, esponente della comunità di La Carpio, ha raccontato la sua vita trascorsa in questo paese come impiegata domestica e come ha conosciuto Dio e cerca la santità fra le proprie attività ordinarie, e come da allora la sua vita è cambiata. Ha asserito che molta gente è convinta che l'Opus Dei sia riservata a gente ricca, ma lei sa che è anche per la povera gente, basta vedere lei stessa. Ha poi chiesto al Padre di ribadire che l'Opus Dei è per tutti.

Il Padre le ha risposto con un racconto, per dirle poi che l'Opera “è nata tra i poveri e i malati e che raggiunge tutti gli angoli del mondo; non soltanto nei paesi poveri, ma anche a New York e a Londra, per esempio, perché dovunque vi sono persone che hanno bisogno di Dio. Fanno parte dell'Opus Dei molte persone che non hanno risorse economiche e anche così danno tutto, e cioè la loro stessa vita...".

Ha fatto anche l'esempio della prima donna dell'Opus Dei, una poveretta che si avvicinò per chiedergli l'elemosina, e non avendo niente da dargli, san Josemaría le diede la benedizione e le chiese di pregare per una sua intenzione speciale. Alcuni anni dopo la incontrò in un ospedale per i poveri e quando le domandò che cosa faceva lì, ella gli rispose che stava offrendo la sua vita per quella intenzione, che era proprio il futuro lavoro dell'Opus Dei.

Poi è intervenuto Ramiro che, insieme alla moglie, lavora per una associazione di orientamento familiare; gli ha chiesto di consigliargli in che modo si può mostrare a molti il modo per portare avanti con successo la famiglia, nucleo fondamentale della società e della Chiesa. “Non ci dobbiamo fare imporre ciò che non va bene per le nostre famiglie. Il matrimonio è tra un uomo e una donna ed è indissolubile, e bisogna accogliere i figli che Dio vorrà darvi". Ha invitato i coniugi a non chiudere le fonti della vita.

Gloria, giornalista e madre di famiglia, ha comunicato al Padre di avere ricevuto il regalo della vocazione all'Opera di un figlio; poi, rifacendosi al libro “Un uomo fedele", ha chiesto al Padre come si può vivere la fedeltà a differenti impegni. Il Padre le ha risposto che “la vocazione è un dono di Dio, non soltanto nell'Opus Dei; è come se Dio stesso dicesse a questa figlia o a questo tuo figlio: mi affido a te, voglio servirmi di te".

Poi Humberto Ortega, un cooperatore, cubano di nascita ma da 17 anni residente in Costa Rica, ha raccontato al Padre di come si fosse innamorato del progetto educativo ispirato a san Josemaría, già operativo in questo paese. Gli ha poi domandato come si poteva promuovere una educazione più umanistica e più cristiana. Prima di rispondere alla domanda, il Padre gli ha raccomandato di non dimenticare mai il suo paese d'origine e, contemporaneamente, di amare la nazione che gli aveva spalancato le braccia; di non sentirsi uno dei tanti, ma un costaricense autentico. Per rispondere alla domanda ha detto che san Josemaría pregava molto e faceva digiuni per l'educazione dei bambini e delle bambine.

L'incontro si è concluso con la recita dell'Angelus; poi il Padre ha chiesto di pregare per le autorità del paese.

LA BASILICA DELLA MADONNA DEGLI ANGELI

Come nel suo primo viaggio in Costa Rica nel gennaio del 2000, il Prelato ha voluto fare visita alla Negrita, la Vergine protettrice del paese.

Il Padre è arrivato in Basilica attorno alle 10,30 della mattina. Ha potuto vedere la folla di costaricensi che, essendo ormai prossimo il 2 agosto, festa della Madonna degli Angeli, si recavano al santuario. All'interno della Basilica, centinaia di fedeli salutavano la Madonna e altri aspettavano l'inizio della Messa prevista per i fedeli di un'altra diocesi che quel giorno erano in pellegrinaggio.

L'arcivescovo, mons. Ulloa e il Padre, sono entrati dalla parte posteriore della Basilica e quindi direttamente in sagrestia. Il Padre ha chiesto di andare prima nella cappella del Santissimo. È entrato insieme a mons. Ulloa ed è rimasto a pregare per parecchi minuti di fronte al tabernacolo. Poi si è diretto al presbiterio della Basilica e si è inginocchiato davanti alla Negrita, dove è rimasto a pregare a lungo.

Al momento di andar via, varie persone che lavorano nella Basilica e altre che vi si trovavano per partecipare alle diverse cerimonie, gli si sono avvicinate, lo hanno salutato e si sono fatte fotografare con lui. Ormai alla fine della visita in Basilica, il Padre ha salutato anche mons. Oscar Fernández, vescovo della diocesi di Puntarenas. Infine, si è congedato da mons. Ulloa, ringraziandolo per la sua cortesia.

Nei giorni successivi il Prelato ha avuto modo di ricordare diverse volte la devozione di tante persone che si avvicinano alla Madonna degli Angeli e le grandi folle di persone che si dirigono a Cartagine durante la notte del 1° agosto, vigilia della grande festa mariana.

Sulla via del ritorno a San José, dopo la visita alla Basilica, nel quartiere di Tres Rios, a Cartagine, il Padre si è recato fino al cimitero dove sono sepolti alcuni tra i primi fedeli dell'Opus Dei, tra i quali José Antonio Sauma, un ingegnere chimico e professore universitario; uno dei primi fedeli dell'Opera in Costa Rica, morto da un paio di anni. Il Padre ha recitato un responsorio con quanti stavano con lui.

Nel pomeriggio il Prelato ha fatto visita a mons. José Rafael Quirós, arcivescovo di San José. Si sono incontrati nel Palazzo Arcivescovile; erano presenti diversi sacerdoti dell'arcidiocesi. Mons. Javier Echevarrìa era accompagnato da mons. Fernando Ocáriz, Vicario Generale della Prelatura e mons. Luis Baura, Vicario Regionale dell'Opus Dei in Costa Rica.

IL PROGETTO EDUCATIVO SURÍ (COSTA RICA)

Il Prelato è stato in Costa Rica, per svolgervi la sua catechesi dal 30 luglio al 3 agosto. Ha visitato, tra l'altro, il Progetto Educativo Surì, una scuola per ragazze e donne adulte che si trova a Pavas, ad ovest della provincia di San José.

In quella zona, negli anni sessanta, è avvenuto un grande sviluppo residenziale e industriale. Le famiglie contadine, che si dedicavano alla raccolta del caffè, hanno perduto il lavoro e le donne sono state costrette a cercare di produrre reddito per le loro famiglie.

È stato per questo che un gruppo di signore decise di aiutarle organizzando corsi di lavori manuali e di panetteria, completati da nozioni di galateo e da formazione dottrinale ed etica.

Nel 1974 ha iniziato le attività l'Istituto Professionale Femminile, una scuola secondaria per le figlie delle famiglie del posto; l'istruzione tecnica della donna adulta è continuata sotto la responsabilità del Centro di Abilitazione, che opera negli stessi locali di Surí.

Nel 2007 è stato inaugurato un moderno edificio di oltre 3.000 mq. edificati, che ha preso il nuovo nome di Progetto Educativo Surí. In questi 50 anni per le sue aule sono passate più di 30.000 donne.

Il Prelato ha suggerito alle alunne di studiare molto e di essere sempre ottimiste e allegre. Durante la visita alla scuola il Padre ha benedetto un quadro della Madonna, fatto con pezzi di ceramica, e ha detto che “era molto contento di benedire una immagine di Nostra Madre Santa Maria".

Surí è una iniziativa di carattere sociale. Le alunne fruiscono quasi tutte di borse di studio. Il denaro che le famiglie delle alunne non possono versare viene ripianato con donazioni. Un ambiente positivo di formazione cristiana e di alti valori accademici è l'ideale per motivare le alunne a dare il meglio di sé e affacciarsi al futuro con molte possibilità.

Lucía Zamora, direttrice degli studi, e Sofía Jiménez, direttrice dell'orientamento, hanno mostrato al Padre una fotografia delle alunne perché le benedicesse e gli hanno regalato un piccolo fregio che rappresenta le alunne, con l'augurio che siano molte di più le ragazze che verranno a studiare a Surí.

Tra i preparativi per la visita del Padre, le alunne, il personale e il patronato hanno confezionato un drappo colorato di benvenuto.

Il Padre ha salutato tutti e ha gradito molto le dimostrazioni di affetto da parte del personale docente, delle alunne e delle loro famiglie, oltre che delle persone che collaborano in diversi modi nella istituzione.

DIRIAMBA (NICARAGUA)

In Nicaragua il Prelato ha visitato il Centro Sociale Vega Baja. Situato a circa 45 km da Managua, Vega Baja è una iniziativa rivolta alla formazione della donna, nel comune di Diriamba.

Il Centro promuove l'istruzione nel campo della cucina e nel settore alberghiero per le molte donne del posto; inoltre le abilita nell'ambito dell'imprenditorialità e della formazione umana. L'iniziativa si è sviluppata grazie alle donazioni ottenute nel Paese e ad aiuti internazionali.

Il Prelato ha consigliato i presenti di immedesimarsi negli altri per servirli meglio. Alla fine ha piantato una palma con l'aiuto dei membri del Gruppo Promotore.

MANAGUA (NICARAGUA)

Lunedì 28 luglio mons. Javier Echevarría è arrivato in Nicaragua per iniziare la seconda parte del suo viaggio in America Centrale. Nei due giorni precedenti era stato in Guatemala, Honduras e El Salvador. L'Opus Dei ha cominciato l'attività apostolica in Nicaragua nel 1992 e da allora svolge una serie di iniziative di formazione umana e assistenziale nel Paese.

Il giorno 29 il Padre ha avuto un incontro con alcune famiglie nel Centro Congressi dell'Hotel Crowne Plaza a Managua. Erano presenti circa 900 persone.

Il Padre ha iniziato l'incontro con le famiglie dicendo di sentirsi nicaraguense e affermando: “Da quando sono arrivato, ho pregato per voi e con voi"; poi ha invitato i presenti a “sentirsi obbligati ad aiutare tutte le persone".

Diversi partecipanti hanno potuto fare a mons. Javier Echevarría domande su vari aspetti della vita cristiana. Una madre di famiglia, Mireya, gli ha domandato come evitare che il materialismo s'insinui nell'educazione dei figli. Il Prelato l'ha incoraggiata a insegnare ai figli “l'importanza di riconoscere le necessità delle persone, di non lasciarsi dominare dai capricci e di vivere attenti alle necessità degli altri".

Pietro, un giovane professionista, ha domandato come si può servire meglio la Chiesa e il Papa. Il Padre ha ricordato che il Papa insiste sul fatto che dobbiamo fare molto bene le cose, che non possiamo andare alle periferie se abbandoniamo il posto dove Dio ci ha messo. Il Padre lo ha incoraggiato a coltivare interessi e a volere molto bene alle persone che stanno in periferia.

Alessandro è un architetto, è sposato ed è padre di un bambino. Ha chiesto al Padre la formula per santificarsi nel lavoro e santificare quelli che lavorano con lui. “Tutto quello che facciamo è materia di incontro con Dio. Ti raccomando di usare un crocifisso, che ti aiuterà a rendere grazie a Dio per tutto ciò che va bene e anche nel caso che hai fatto male qualcosa per chiedergli perdono".

Alla fine, ha detto ai presenti: “Amate molto il Papa e i vescovi del Nicaragua"; ha raccomandato di aiutarlo con le preghiere e poi a dato a tutti la sua benedizione.

La mattina di quello stesso giorno il Prelato ha avuto un incontro col Card. Leopoldo Brenes, Arcivescovo di Managua. Il giorno precedente il Padre aveva avuto un incontro con un gruppo di universitari e giovani studenti. Hanno partecipato a questa attività anche un gruppo di volontari universitari spagnoli e un altro di italiani che si trovano in Nicaragua per realizzare alcune attività sociali in diverse parti del Paese.

Questa è la seconda volta che il Prelato visita il Nicaragua, perché c'era già stato nel 2000 quando era ancora vivo il ricordo della catastrofe provocata nel paese dall'uragano “Mitch". Quella volta il Padre aveva incoraggiato le persone con le quali si incontrava a partecipare alle iniziative a favore dei disastrati e per la ricostruzione della zona, cosa che è stata fatta ininterrottamente per quasi dieci anni.

Grazie a questo impulso, i nicaraguensi, insieme con gruppi di volontari di vari Paesi, hanno ricostruito le scuole, costruendo nuove aule, mense scolastiche e impianti sportivi, oltre a organizzare attività formative per bambini. Mercoledì 30 il Padre è andato in Costa Rica, Paese dove si fermerà prima di concludere a Panama la sua visita pastorale in Centro America.

EL SALVADOR

Ritornato a El Salvador 14 anni dopo la sua ultima visita pastorale, il Prelato ha fatto appello direttamente al senso di pace e di spiritualità dei salvadoregni: “Non passi neppure un giorno senza che preghiamo Dio per questo popolo meraviglioso", ha raccomandato alle famiglie presenti, che ascoltavano con la massima attenzione.

“Dio ci vuole proteggere sempre e noi ci allontaniamo da Lui... Eppure, quante cose Dio si aspetta da voi!", ha affermato.

Monsignor Echevarría ha invitato a perdonare e a pregare per gli altri, “anche per coloro che sbagliano. Dobbiamo saper perdonare... Vi chiedo di amarvi l'un l'altro, anche coloro che possono avere le idee confuse", ha esortato, invitando poi a pregare per le autorità civili, militari, ecclesiastiche e per quelle che governano la società salvadoregna.

Anzitutto, ha sottolineato: “che nel lavoro, nelle attività, nel riposo, siate uomini e donne pieni di gioia".

Monsignor Echevarría ha chiesto ai salvadoregni di “non passare mai con indifferenza né davanti ai luoghi né davanti alle persone...", riferendosi soprattutto con particolare familiarità ai giovani.

Una signora gli ha detto che da circa due anni e mezzo convive con un cancro. “Il Signore permette il dolore – ha spiegato il Prelato – perché è un elemento essenziale per la conversione. San Josemaría considerava la malattia come un dono e ringraziava Dio per benedirlo in tal modo", ha sottolineato con conoscenza di causa, essendo stato il suo segretario.

Tra le persone che hanno parlato con lui c'è stata una coppia di coniugi non cattolici, che ha detto che tre dei loro sette figli sono membri dell'Opus Dei. Monsignor Echevarría ha potuto asserire che i salvadoregni sono un popolo che ama Dio. Come cristiani e cristiane “non possono fare a meno di amare tutti quanti", ha affermato.

Alla fine, il suo consiglio è stato: “Non fate voli radenti come gli animali da cortile, ma volate come le aquile".

TEGUCIGALPA (HONDURAS)

La mattina di giovedì 24 luglio circa 4.000 persone si sono riunite nel Centro Scolastico “Antares" per stare con il Padre in un ambiente familiare.

Il Padre ha cominciato dicendo che era molto contento di incontrare i suoi figli honduregni e ha ricordato che san Josemaría e don Álvaro erano sempre molto grati verso questa terra dell'Honduras.

Ha raccontato che prima di venire all'incontro era passato un momento a salutare la Madonna nella Basilica di Nuestra Señora de Suyapa, Patrona dell'Honduras. Inoltre, ha colto l'occasione per benedire nei giardini della Basilica una immagine della Madonna in dolce attesa, una statua dedicata al bambino non ancora nato. Ha invitato insistentemente a pregare per la famiglia e per il Papa.

Alla domanda di Andrea su come capire ciò che Dio vuole da ognuno di noi e poi riuscire a volere quelle stesse cose che Dio vuole, il Padre ha ricordato che san Josemaría, quando aveva un'età simile a quella di Andrea, ha intuito l'amore. Inoltre gli ha consigliato di ripetere l'invocazione fatta da Bartimeo al passaggio di Nostro Signore che gli aveva domandato Che vuoi che io faccia? E lui aveva risposto: Signore, che io riabbia la vista!

Bernarda, madre di due numerarie ausiliari, vive in una località a sei ore da Tegucigalpa. Ha raccontato al Padre di aver conosciuto l'Opera attraverso le figlie, quando studiavano nella Scuola Alberghiera Los Sauces. Felici, lei e suo marito, per la vocazione delle figlie, una delle quali si trova a San Pedro Sula e l'altra in Uruguay. Oltre a diffondere la devozione a san Josemaría e a don Álvaro nel suo paese, ha domandato al Padre come poteva fare più apostolato nella sua comunità.

Il Padre ha risposto, ricordando san Josemaría e don Álvaro, che sempre ringraziavano molto Dio per l'Amministrazione dei Centri, che fa dell'Opus Dei una famiglia. Le ha ricordato che per fare apostolato doveva essere una donna di pace, con un sorriso perenne, e che si doveva avvicinare alle persone senza rispetti umani per spiegare loro la fede e che sono figli di Dio.

Aida, madre di tre figli, ha comunicato al Padre che suo marito era morto repentinamente un anno e mezzo fa. Entrambi avevano partecipato all'incontro di 14 anni prima durante la prima visita del Padre in Honduras. Poi ha domandato al Padre che cosa poteva fare in quei momenti di difficoltà nei quali si perde la gioia e si sente di più l'assenza delle persone amate.

Il Padre le ha risposto che non possiamo rimanere bloccati dal dolore: gli amori non si perdono quando si lascia questa terra. “Parla di più con Dio, continua sempre ad amare e racconta tutto a tuo marito – giorno per giorno –; pensa che ti è vicino".

Dopo aver dato la benedizione, il Padre ha salutato i malati che erano vicino al palcoscenico.

SAN PEDRO SULA (HONDURAS)

Nella sua visita in Centro-America Monsignor Echevarría, dopo il Guatemala, ha passato un certo tempo con i suoi figli dell'Honduras. Si è fermato anche nella città di San Pedro Sula, dove circa 800 persone gli si sono strette intorno, con quel calore di famiglia che suole dare la gente del luogo.

All'arrivo, il Padre è stato accolto da due famiglie e alcuni bambini gli hanno offerto dei doni. Betty gli ha porto il benvenuto ufficiale in terra honduregna.

Fouad, nato a Beth Sahur, ha detto al Padre che a uno dei suoi nipoti avevano diagnosticato una leucemia e gli ha chiesto di pregare per lui. Con l'occasione, poi, gli ha domandato come si può stimolare il perdono in un paese nel quale regna tanta insicurezza e tanta violenza.

Il Padre ha risposto all'intervento di Fouad dicendo che nell'Opera si è sempre pregato per i malati e che doveva essere certo che egli avrebbe pregato per suo nipote. Poi ha aggiunto che per stimolare il perdono bisogna vivere la carità, vedere in tutti Cristo, vedere con gli occhi di Cristo. Ha aggiunto che è necessario che ci preoccupiamo che la formazione arrivi a tutti senza eccezione.

José, un giovane imprenditore, ha domandato al Padre che cosa si può fare perché le persone che lavorano con noi conoscano meglio il Vangelo.

Il Padre ha risposto che la prima cosa da fare è dare il giusto rilievo a questo e prendere coscienza che l'esempio è fondamentale e trascinante; e anche che doveva fare in modo di conoscerli uno per uno, interessandosi a loro, alle loro famiglie e ai loro problemi.

Una cooperatrice, madre di tre figli, ha domandato al Padre che cosa si può fare nei momenti in cui si perde la pazienza con i figli.

Il Padre l'ha invitata perché, a imitazione di san Josemaría e di don Álvaro, lotti per essere un'anima eucaristica e un'anima di orazione, non dimenticando che la pace proviene dalla lotta sostenuta per essere ogni giorno più simili a Gesù Cristo.

Anche se il Padre è rimasto circa 40 minuti, il tempo è sembrato breve. Terminato l'incontro, i presenti si mostravano pronti a mettere in pratica gli insegnamenti del Padre per migliorare la loro vita cristiana.

CITTÀ DEL GUATEMALA (GUATEMALA)

Domenica 20 luglio diecimila persone sono convenute nello stadio della città per partecipare all'incontro generale con il Padre. L'incontro è iniziato alle 10, 40 con l'ingresso del Padre, tra gli applausi, al suono delle marimbe, mentre i fuochi d'artificio ne annunciavano l'arrivo.

Fin dal primo momento l'ambiente è stato molto familiare e il Padre ha scherzato dicendo che se applaudivano molto sarebbe arrivato più presto il momento in cui lo avrebbero avvertito che doveva terminare l'incontro. Ha detto anche che gli faceva molto piacere trovarsi con i suoi figli guatemaltechi e che gradiva molto la dimostrazione di affetto che gli stavano tributando.

Il primo intervento è stato quello di Anna Maria, che ha raccontato un favore attribuito alla intercessione di don Álvaro del Portillo. Anita, la figlia maggiore, era stata colpita da una grave forma di scoliosi e si era dovuta sottoporre a un serio intervento chirurgico, che è stato possibile eseguire immediatamente, mentre di solito si rimane in lista d'attesa per mesi. Inoltre la guarigione è stata così rapida che il medico ha commentato: “Questa bambina deve avere in cielo qualcuno che l'aiuta, perché non si può spiegare altrimenti la rapidità della sua guarigione". Grazie a Dio, e all'intercessione di don Álvaro, Anita sta molto bene e potrà assistere alla beatificazione di don Álvaro il prossimo settembre a Madrid. Poi il Padre ha ricordato diversi episodi della santità di don Álvaro, incoraggiando i presenti a ricorrere alla sua intercessione.

Dopo è intervenuto Francesco, un padre di nove figli, che ha conosciuto l'Opera da pochi anni, il quale ha interrogato il Padre sulla gioia che danno le famiglie numerose e su come è possibile influire sulla ricristianizzazione della società. Il Padre gli ha risposto che dovrebbe essere molto grato a Dio per il privilegio di avere una famiglia numerosa e che poteva fare molto apostolato con l'esempio e parlando con i suoi amici.

Poi ha preso la parola Dominga, che ha parlato in cakchiquel, una delle lingue maya più diffuse in Guatemala. Suo marito ha tradotto la domanda: voleva sapere come poteva aiutare le figlie nella loro vocazione. Il Padre ha risposto che il compito dei genitori non finisce mai, che dovevano pregare sempre per la fedeltà delle loro figlie e che dovevano essere molto grati a Dio per questa grande predilezione.

Alla fine c'è stato tempo per altre due domande. Tutti i presenti sono andati via molto commossi e con un gran desiderio di migliorare la loro vita cristiana. Il bel clima del Guatemala non si è smentito – pur trovandoci nel pieno della stagione delle piogge –, e così è stato confermato lo slogan secondo cui il Guatemala è il “paese dell'eterna primavera".