Sono partito da Oporto insieme alla mia parrocchia, con i miei amici e il don. Davanti a noi c’erano tanti chilometri da percorrere. Ma non ero partito soltanto per camminare.
Prima di partire avevo diverse intenzioni nel cuore: persone, domande, desideri che volevo portare con me e condividere con i miei amici e con san Giacomo.
Per me san Giacomo è un amico perfetto. Non perché non abbia mai sbagliato, ma perché c’è sempre stato per i suoi amici. E forse anche per questo mi piaceva l’idea di mettermi in cammino verso di lui portando con me le persone a cui voglio bene.
Imparare ad aspettare il passo dell’altro
Durante il Cammino mi sono accorto di una cosa molto semplice: aspettare il passo dell’altro fa la differenza.
Io cammino veloce e, durante le prime tappe, arrivavo prima della mia fidanzata, Martina. Lei rimaneva più indietro insieme alle sue amiche. Fisicamente stavo bene, arrivavo con le gambe leggere. Eppure, una volta raggiunta la meta, sentivo che mancava qualcosa.
A un certo punto ho capito che arrivare prima non significa necessariamente arrivare meglio.

A un certo punto ho capito che arrivare prima non significa necessariamente arrivare meglio
Così ho iniziato a rallentare il passo per stare accanto a Martina. Arrivavo più stanco, certo, ma con il cuore molto più leggero.
Può sembrare un dettaglio, però per me è diventato uno degli insegnamenti più importanti di quei giorni. Quando tutto corre, sapersi fermare non è facile. A volte siamo così concentrati sulla nostra meta, sul nostro ritmo, su quello che dobbiamo fare, che rischiamo di non accorgerci di chi abbiamo accanto.
Una fatica che acquista un significato diverso
Il Cammino mi ha insegnato che rallentare non significa perdere tempo.
Anzi, a volte è proprio rallentando che riesci a vedere ciò che prima ti sfuggiva: un dettaglio, una persona accanto a te, qualcuno che ha bisogno che tu aspetti il suo passo.
È una cosa che ho imparato camminando, ma che non riguarda soltanto il Cammino di Santiago. Aspettare qualcuno può costare fatica. Significa rinunciare un po’ al proprio ritmo, adattarsi, spendere energie che avresti potuto risparmiare.
Eppure proprio quella fatica può rendere diverso il modo in cui arrivi.
Quando finalmente ho abbracciato san Giacomo, ho sentito ancora più chiaramente quanto possano essere preziosi lo sforzo e il sacrificio quando li dedichi alle persone a cui vuoi bene.
E forse, alla fine, anche questo è stato il mio Cammino: imparare che la fatica acquista un significato diverso quando c’è qualcuno per cui vale la pena farla.
C’è una frase di san Josemaría che racchiude molto bene quello che ho provato durante questo Cammino: "Assoggettarsi a un piano di vita, a un orario — mi hai detto — è così monotono! E ti ho risposto: c'è monotonia perché manca Amore." [1]
Federico Andrea Acali
[1] San Josemaría Escrivá, Cammino, punto 251

