«Crescere al di dentro»

Lettera del Vicario Regionale in Svizzera, Dr. Peter Rutz, sulla crisi del Coronavirus

Opus Dei - «Crescere al di dentro»

Cari Fedeli, Collaboratori e Amici dell’Opus Dei!

Lo scorso Mercoledì delle Ceneri sicuramente ci saremmo immaginati questa Quaresima in un modo completamente diverso: «come sempre, tutto normale» ... Ma ora le circostanze ci portano a rinunciare a cose, libertà e sicurezze, che fino a non molti giorni fa ritenevamo assolutamente ovvie.

Il mio pensiero va innanzi tutto ai malati gravi, anche a coloro che sono toccati solo indirettamente dalla crisi del coronavirus, come pure ai loro parenti – e alle persone che hanno già perso un familiare. Ma anche a tutti coloro che sono esposti a un contagio senza alcuna protezione, come le innumerevoli persone nei campi profughi. Hanno particolarmente bisogno delle nostre preghiere e del nostro sostegno.

Il mio pensiero va innanzi tutto ai malati gravi, anche a coloro che sono toccati solo indirettamente dalla crisi del coronavirus, come pure ai loro parenti – e alle persone che hanno già perso un familiare.

Ma quale può essere per noi il significato di questa pandemia? Senza dubbio è una prova: veniamo scossi dalla nostra inerzia mentale e spirituale e dal nostro autocompiacimento. Ci viene ricordato qualcosa che in linea di principio sappiamo benissimo, ma che spesso e volentieri dimentichiamo: la fragilità della nostra civilizzazione, per quanto avanzata possa essere. Ineluttabilmente ci si mette davanti agli occhi che non siamo i nostri creatori e redentori, non possiamo costruire su noi stessi - ma possiamo invece costruire su di Lui, sul nostro vero Creatore e Redentore. Siamo nelle Sue mani ed Egli, il Crocifisso e il Risorto, ci ha spalancato la porta per la vita eterna.

In queste settimane quasi tutti noi – anche senza essere contagiati – ci vediamo confrontati con sfide straordinarie, sia sul lavoro sia come genitori e non da ultimo come persone sole, sulle quali gravano in particolare l’abbandono e la solitudine. A tutti assicuro le mie preghiere e la mia personale vicinanza nel pensiero.

Al pari del nostro Prelato e Padre (v. suo messaggio del 14 marzo) incoraggio tutti a fare di questa situazione di emergenza una virtù, con l’ausilio della grazia di Dio. Vinciamo la tentazione di cadere nell’inerzia e di lasciarci andare. Dobbiamo invece crescere «al di dentro» Questo saggio consiglio ci è stato dato dal nostro Fondatore, san Josemaría. Parlava per esperienza, perché durante la guerra civile spagnola anch’egli dovette restare rinchiuso per oltre sei mesi, insieme con numerosi altri rifugiati, in un consolato. Pigiato in uno spazio ridottissimo con molti altri perseguitati, in un’atmosfera spesso molto tesa, soffrendo quasi sempre la fame e con il costante pericolo di essere mandato a morte - proprio lui, abituato a essere sempre in movimento e a incontrare innumerevoli persone. In tale «quarantena» stabilì subito per sé e per i suoi pochi compagni un orario quotidiano; predicava loro meditazioni e celebrava la S. Messa; di giorno imparavano lingue straniere o leggevano, di tanto in tanto ci si intratteneva un po’ in compagnia, si pregava il rosario e san Josemaría aveva un intenso scambio di corrispondenza. E a tutti donava il calore del suo cuore, sicurezza e fiducia; la sua presenza rendeva i suoi compagni veramente felici e permise loro di superare questo periodo difficile.

Preghiamo san Josemaría che ci aiuti a trasformare tutte le nostre restrizioni esterne in qualcosa di buono – come egli fece allora – crescendo al di dentro e rafforzando il nostro rapporto con il Signore, confidando che Egli non ci abbandona mai

Preghiamo san Josemaría che ci aiuti a trasformare tutte le nostre restrizioni esterne in qualcosa di buono – come egli fece allora – crescendo al di dentro e rafforzando il nostro rapporto con il Signore, confidando che Egli non ci abbandona mai e donando a coloro che vivono con noi pace e serenità.

Infine desidero invitare cordialmente tutti a seguire l’appello ecumenico delle Chiese svizzere, mettendo alle finestre una candela accesa alle ore 20 di ogni giovedì fino a Pasqua, pregando per gli ammalati, gli operatori sanitari, i più deboli e i moribondi che non possono ricevere visite e rischiano di trovarsi isolati.

Restiamo uniti più che mai nel pensiero, nella preghiera e tramite i social media. Serriamo i ranghi e uniamoci a tutti coloro che hanno già avviato tante meravigliose iniziative di solidarietà. Allora si realizzeranno le parole di san Paolo: «sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio» (Rom 8, 28).

Vi saluto di tutto cuore nel Signore

Mons. Peter Rutz

Vicario regionale