Carmine: «Avevamo pochi soldi e mezzi, ma unendo le forze siamo riusciti a ridare vita a tre scuole cattoliche di Napoli»

Carmine è un imprenditore che insieme ad amici e compagni d’infanzia si è messo in gioco per sostenere alcuni istituti e scuole cattoliche di Napoli. In questo articolo condividiamo la sua testimonianza.

«Educare è un atto di speranza e una passione che si rinnova perché manifesta la promessa che vediamo nel futuro dell’umanità. La specificità, la profondità e l’ampiezza dell’azione educativa è quell’opera – tanto misteriosa quanto reale – di “far fiorire l’essere, è prendersi cura dell’anima” .È un “mestiere di promesse”: si promette tempo, fiducia, competenza; si promette giustizia e misericordia, si promette il coraggio della verità e il balsamo della consolazione. Educare è un compito d’amore che si tramanda di generazione in generazione». (Papa Leone, Lettera Apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”, 28.10.2025)

«Ho sempre avuto una particolare attenzione a non impattare, a inquinare il meno possibile e a non recare danno agli altri. - racconta Carmine, papà di tre figli che lavora in un’azienda che opera nel settore del facility ed energy management - Durante gli anni universitari mi sono dedicato a progetti sociali che riguardano la tutela dell'ambiente e della rigenerazione urbana: perfino la mia tesi era dedicata allo sviluppo sostenibile. Ma il progetto sociale più bello al quale mi sono dedicato è stato sicuramente quello iniziato nel 2017».

L’impegno degli ex alunni per ridare vita all’istituto d’infanzia

«Ho frequentato l'istituto Bianchi di Napoli, una scuola abbastanza prestigiosa, portata avanti dai Padri Barnarbiti, con 150 anni di storia e una forte identità. - spiega Carmine - Anche dopo aver concluso il percorso di studi e durante gli anni universitari, trascorsi fuori da Napoli, sono rimasto in contatto con i miei compagni, grazie soprattutto all'associazione ex-alunni che è sempre rimasta molto viva.

Così, quando nel 2017, sia per problemi economici, ma anche per crisi vocazionali e anzianità dei religiosi che si occupavano dell’istituto, comunicarono improvvisamente che avrebbero dovuto chiudere, noi ex alunni decidemmo di dare una mano».

L'istituto Bianchi ha sede in un palazzo del ‘600, molto bello, ma inserito in una zona abbastanza particolare, Montesanto, che si trova nei Quartieri Spagnoli, dove le persone e i ragazzi soprattutto, sono esposti a rischi fisici, dispersione scolastica e disoccupazione. «I Padri Barnarbiti - aggiunge Carmine - con la loro istruzione sono riusciti a dare un’opportunità di riscatto alle famiglie meno fortunate: la chiusura della scuola sarebbe stata un disastro per il quartiere».

«Certo, noi ex alunni - una decina persone dai 30 ai 70 anni di età - non avevamo le forze e i mezzi per poter compiere un'attività di compravendita di un immobile del genere. La svolta, però, - continua Carmine - è arrivata d’estate, quando, parlando con un amico di vecchia data, scoprii che faceva parte della Fondazione Grimaldi, impegnata da anni nel settore dell’assistenza sociale e della solidarietà, la quale era alla ricerca di un immobile al Napoli nel quale poter avviare un progetto sociale dedicato a famiglie, bambini e anziani, avviato già qualche anno prima in un edificio in fitto in un altro quartiere del capoluogo partenopeo: Luca, il mio amico direttore generale della fondazione, mi avvicinò e mi disse che aveva letto su un giornale della volontà degli ex alunni del Bianchi di proseguire il progetto educativo, ma impossibilitati vista l’importante spesa da sostenere dal momento che i padri barnabiti preferivano alienare l’immobile. A tal proposito mi chiese un contatto con i religiosi perché Fondazione Grimaldi aveva la volontà di trasferire il proprio progetto sociale in un palazzo di proprietà e quindi interesse all’acquisizione dello storico edificio. Quel momento fu decisivo e diede vita a questa importante iniziativa».

Da allora la Scuola della Famiglia di Fondazione Grimaldi ospita numerosi progetti, attività culturali ed extra-didattiche che coinvolgono bambini, famiglie, persone diversamente abili e anziani, sostenuti e diretti da varie associazioni, come ad esempio Sant'Egidio, per gli anziani, e dalla Compagnia dei Figliuoli, per gli alunni del nuovo Bianchi.

Una seconda sfida che ha portato molti frutti

Dopo l’Istituto Bianchi, anche le le Scuole Pie Napoletane degli Scolopi hanno ricevuto aiuto da Carmine e dai suoi compagni d’infanzia. «Anche in questo caso si è trattata di una sfida importante, ma che ha portato molti frutti. - dice Carmine - Proprio per questo mi auguro che il lavoro avviato possa crescere ancora, fino a dare vita a una realtà capace di offrire istruzione, formazione ed educazione ai bambini dall’età infantile fino ai ragazzi di 18 anni, con un’integrazione fortissima nel mondo del lavoro, così da accompagnarli in modo concreto verso il loro futuro».

«A rendere ancora più significativo il lavoro fatto in questo istituto - conclude Carmine - è il fatto che Calasanzio, fondatore degli Scolopi, era originario di Peralta de Calasanz, un comune spagnolo molto vicino a Barbastro, città natale di san Josemaría Escrivá, santo a cui sono molto legato e che ha frequentato proprio le medesime scuole in Spagna».