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Come è nata Alumera?

Papà era un appassionato di fotografia e fin da piccola lo seguivo alla ricerca di tramonti e natura. Per me l’arte nasce come modo di contemplare. In questa dimensione io riesco a pregare: mi viene più semplice guardando le immagini.

Da piccola avevo scritto questa poesia:

Comu ‘a ‘na lumera,
ca si c’è ogghjiu non s’astuta
accussì ‘sta vucchicejia
si c’è amuri non s’ammuta.
Come una lumiera, che finché ha olio non si spegne,
così la mia bocca, finché c’é amore non può stare zitta.

È stata una cosa che è maturata in tutta la vita. Anche prima di aprire l’account su Instagram avevo registrato il dominio con questo nome.

Quando è morta mia nonna ho provato un dolore molto intenso. Fu il mio primo incontro con la morte. Sentivo questo dolore e pensavo: cosa ne voglio fare? Mi feci guidare, portandolo nella preghiera, da questo dolore e lo trasformai nel primo sussidio per la Via Crucis.

Dopo pochi giorni dalla pubblicazione del sussidio è scoppiata la pandemia del Covid. Da quel momento in poi la pagina Instagram è cresciuta, specialmente grazie alla condivisione tra singole persone che mi scrivevano in privato.

San Josemaría invitava a pregare mettendosi tra i personaggi del Vangelo. Tu fai una cosa simile?

Sì. E non si tratta solo di uno sforzo di immaginazione. La Bibbia è una storia d'amore in cui il protagonista sei tu, sono io. E il Vangelo è pieno di “spazi” in cui ritrovarsi, pregando a tu per tu con il Signore. È proprio da questa “posizione” dell'anima tra le pagine delle Scritture che alcune volte nasce nel cuore un’immagine, che poi diventa parola. A volte le parole della preghiera si trasformano in immagini. Proprio per questo modo di pregare, ho iniziato ad illustrare come Alumera. Per me è una vocazione: il bisogno di trasformare in immagine e parole i sentimenti, quella posizione dell'anima.

Come vivi la tua presenza sui social? Cosa hai imparato?

Per me non è un progetto di marketing o da influencer: se per un mese non ho nulla dire, non faccio il contenuto per mantenere alta la reach. Se un contenuto non ha successo, non lo cambio. Non mi interessa adeguarmi all’algoritmo.

Mi sono accorta di quanto le persone abbiano fame di bellezza e di Parola, di sentirsi parte di una comunità.

La cosa più bella è ricevere sotto i miei post commenti come: “Questo è proprio quello che stavo pensando”, oppure “Erano queste le parole che volevo dire e non riuscivo”.

Qual è la spiritualità di Chiara Lubich e del Movimento dei Focolari?

Il carisma del Movimento dei Focolari è legato all’unità dei cristiani e al dialogo inter religioso. Io sono nata in un paesino della Calabria e ho sempre vissuto una fede molto genuina, legata in particolare alla preghiera vocale e alla chiesa come unico luogo di espressione. Ma facevo fatica a percepire questo amore intimo di Gesù nei miei confronti. L’incontro con Chiara mi ha fatto vedere che io potevo essere, con i miei strumenti e quello che sapevo fare, testimone di Gesù.

Come hai conosciuto Chiara Lubich?

Avevo sedici anni e il mio parroco mi invita ad andare insieme a lui e altri ragazzi della parrocchia a un incontro sull’amore universale, inteso come amore cattolico. Il titolo dell’incontro era “Giovani per un mondo unito”. Qui proiettano un video di Chiara Lubich, che era morta l’anno precedente, in cui invita i giovani ad avere coraggio. Nelle sue parole, anche solo in video, percepisco un vero e proprio fuoco interiore.

Io nel progetto Alumera e nel mio lavoro di tutti i giorno cerco di mettere questa questa scia di Chiara, questo spirito del focolare.


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