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Perché tanto dolore?
Che ho fatto di male?

È sconfortante non comprendere il perché della malattia ed è ancora più sconfortante la solitudine che si accompagna al dolore.

Di fronte a questo scenario, si presentano tre alternative:

  • Pensare che la malattia sia un’assurdità in una esistenza stessa priva di senso.
  • Sperare che i progressi della medicina portino prima o poi ad eliminare del tutto il dolore.
  • Riconoscere che la malattia racchiude un mistero e accoglierla come un’opportunità per riflettere e crescere interiormente.

Il dolore è difficile da comprendere

Come sappiamo il dolore e il male sono conseguenza del peccato originale. Pensare che un giorno queste conseguenze possano essere cancellate con la scienza e la tecnologia è un’utopia. Tuttavia, dinanzi al proprio dolore e, soprattutto, dinanzi al dolore dei bambini ogni spiegazione appare insufficiente. Non potrebbe Dio ottenere la nostra crescita senza farci soffrire? Perché sembra “torturarci”? È difficile vedere chiaramente con gli occhi annebbiati dalle lacrime.

Oltre alla sofferenza in sé, la sofferenza porta con sé una sensazione di solitudine e di isolamento. Nel dolore è facile sentirsi abbandonati. E, nel caso di una malattia mentale, questa solitudine può essere percepita in modo ancora più radicale: la ricerca del colpevole diventa più opprimente e il principale sospettato siamo noi stessi. Si fa strada una sensazione di colpa, di incapacità, di disperazione, e l’angoscia finisce per inondare il nostro cuore.

Ti ribelli alla sofferenza? — Abbi pazienza, abbi pazienza. — Dio non ti abbandona.

Sì, è difficile da capire. Ma proprio lì sta il punto di partenza: il dolore è un mistero che ci rende consapevoli della nostra debolezza e vulnerabilità e ci fa intuire, allo stesso tempo, la nostra grandezza. Non solo soffriamo: abbiamo la capacità di essere consapevoli di questa sofferenza e, di conseguenza, tentare di coglierne il senso. Gli animali subiscono la malattia; l’essere umano, invece, ha un atteggiamento attivo, “elabora” la sofferenza, prende posizione di fronte ad essa e, molte volte, la trascende.

Pertanto, la malattia non è per l’uomo un’assurdità priva di senso: essa aiuta, come già detto, a riflettere, a crescere interiormente e, in conseguenza di ciò, a trovare in sé la forza per affrontare sfide difficili. Ci insegna a vivere con più energia, ottimismo e creatività. Non pochi affermano addirittura, dopo aver sofferto gravemente, che non scambierebbero la propria esperienza di dolore con nessuno.

La via per la comprensione passa dall’apertura al mistero e dal lasciarsi illuminare dal Sacrificio di Gesù Cristo sulla Croce, per amore.

Il cristiano ha una risorsa potente: sa che Dio ha unito la manifestazione del suo amore alla sofferenza. Da qui passa il cammino della comprensione: aprirsi al mistero e lasciarsi illuminare dal Sacrificio di Gesù Cristo sulla Croce, per amore. Gesù ha sperimentato dolori fisici e psicologici, stanchezza, sete, umiliazione, ansia... Ed era innocente. Con il suo dolore e la sua morte ci ha ottenuto grandi beni: è risorto e ci ha aperto le porte del cielo.

Accettare la malattia con fede significa fidarsi di Dio e dire di sì alla sua volontà. Così, il dolore si trasforma in un mistero aperto alla gioia. Ci ricorda che siamo di passaggio e che la vita ci è data in prestito.

Dio conosce il nostro dolore e se ne fa carico: convincersene ci aiuterà a portarne il peso e a non cercare più colpevoli. La malattia si trasforma in una prova e in un’opportunità per crescere, per guardare al cielo, anche se il cuore protesta. Dio non si limita a guardarci soffrire come uno spettatore: soffre con noi, ci accompagna e ci consola. Ci offre un cammino per assomigliare di più a Cristo che con la sua sofferenza, nella Passione, ci ha ottenuto la salvezza.


Alcune idee chiave

  1. Sapere che la malattia è conseguenza del peccato originale, ma ha un senso nei piani di Dio.
  2. Il dolore non è una punizione, né significa che Dio ti ama di meno. Anzi.
  3. Chiedi la salute, e anche la fede per vedere la tua sofferenza come una missione: amare come Cristo ha amato noi.
  4. Rivolgiti spesso a Dio attraverso la preghiera. Egli non solo ti ascolta: ti comprende e ti incoraggia ad andare avanti.
  5. Non è la stessa cosa sentirsi soli ed essere soli. Gesù è con te! Pensa a Lui come a un amico che ti è sempre vicino.