Sofia: Pitturare è dare gloria a Dio | Giubileo degli artisti

Sofia è una pittrice di arte sacra. Ha scoperto questa “vocazione nella vocazione” alla Scuola di Arte Sacra di Firenze e oggi lavora su commissione. È sposata con Samuele, vigile del fuoco, hanno due figli e sono in attesa del terzo. In occasione del Giubileo degli Artisti, che si celebra dal 15 al 18 febbraio 2025, Sofia racconta in cosa consiste il suo lavoro e di come si intreccia con la vita interiore.

Come hai scoperto la tua vocazione artistica?

Fare la pittrice era il mio sogno sin da bambina. Dopo il liceo artistico mi sono laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Provvidenzialmente trovai la Scuola di Arte Sacra di Firenze. Dico provvidenzialmente perché ero alla ricerca di informazioni per una mostra a Prato, e trovai la pagina web della scuola.

Quando sono arrivata, nel 2014, ero tra le prime studentesse di pittura, perché quello era il secondo anno accademico della Scuola. Eravamo una decina. Lì trovai una vocazione nella vocazione, scoprendo l’arte sacra e il valore aggiunto di dipingere per aiutare le persone a trovare Dio e a pregare. Per me pitturare è dare gloria a Dio.

Qual è la tua opera preferita?

Mi sono formata all’arte sacra con un insegnante spagnolo, Ignacio Valdés, per cui conosco bene, tra gli altri, Velázquez e Murillo, ma non ho un artista preferito. Di ciascuno apprezzo qualche aspetto ma devo dire che l’Incoronazione della Vergine di Velazquez con quella composizione che evidenzia la centralità della Madonna, è una delle mie opere preferite, insieme al Crocifisso, sempre di Velázquez, e alla Donna con brocca d’acqua di Vermeer.

Qual è il tuo processo creativo? Come ti ispiri?

Io ho un linguaggio realista e cerco modelli nel quotidiano. Una delle parti più difficili del mio lavoro è trovare modelli per Gesù e la Madonna. Dal 2015 mi dedico esclusivamente all’arte sacra, lavorando su commissione. Mi piace molto dialogare con il committente: spesso si crea una dinamica virtuosa, che mi porta a un’idea realizzativa anche migliore della mia iniziale.

Mi è capitato recentemente di avere un momento di attesa. Quando non devo lavorare per commissioni, mi metto all’opera su progetti che ho nel cuore. Per esempio ho realizzato una Sacra Famiglia ispirata a mio marito che dava un regalo a mio figlio.

Quando arriva la commissione c’è già un’idea. Se è una scena del Vangelo, è l’occasione per rileggerla. Se si tratta di un santo, studio la vita di quel santo. Magari si tratta di un santo che non conosco, come fu per il beato Álvaro, grazie al quale ho conosciuto la bellezza dell’Opus Dei: da studentessa lavorai a un dipinto che aveva proprio il successore di san Josemaría come soggetto.

Recentemente ho lavorato alla pala d’altare dell’oratorio di una residenza universitaria di Trieste. È stato un lavoro sfidante perché i dipinti dovevano competere con una parte centrale costituita da una vetrata. Ho dovuto soppesare molto l’impatto della luce sulle figure.

La tua fede influenza il tuo lavoro artistico? Se sì, in che modo?

Per la mia preghiera, l’arte è fondamentale. Arte e fede sono inscindibili, e ciò è una grande grazia. Io provengo da una famiglia cristiana. Come tanti, ho avuto un momento di crisi e di dubbio sulla mia fede. Il mio incontro personale con il Signore è avvenuto proprio nel contesto degli studi a Firenze. L’immagine aiuta a entrare nel mistero così come Gesù, che si è reso visibile, ci aiuta a entrare nel mistero di Dio Padre.

Oggi, come sempre, c’è bisogno di avvicinare il popolo a Dio, con i giusti linguaggi. C’è un po’ questa distanza: “Dio sta lassù e io faccio le mie cose quaggiù”. Penso che l’arte realista aiuti, perché ti fa sentire la realtà divina vicina. Quando devo dipingere una Madonna, mi servo del modello di una vera mamma, perché la Madonna era davvero una mamma e non un’idea.