Piero, settantacinquenne non pensionato

Piero, aggregato dell’Opus Dei, abita a Melegnano, a sud di Milano. In questa testimonianza ritorna al giorno in cui ha scoperto la vocazione, vent’anni fa.

Piero, al centro, è regista di una compagnia teatrale di una trentina di persone, la Piccola Ribalta.

Conobbi l’Opera tramite un amico che era venuto a lavorare nella mia stessa banca. Mi propose di partecipare a un ritiro spirituale. Dopo poco tempo diventai cooperatore. Una bella sera un altro amico mi prese in disparte chiedendomi: non ti sei mai chiesto se il Signore vuole qualcosa da te? Avevo cinquantacinque anni. Mi presentarono l’idea della vocazione come aggregato: con un po’ di timore mi lanciai in questa avventura confidando nella chiamata del Signore.

Due vocazioni diverse ma simili, nella stessa famiglia

Circa vent’anni prima, una mia sorella poco più giovane di me era stata chiamata dal Signore a diventare Memor Domini, una vocazione al celibato nella famiglia spirituale di Comunione e Liberazione. La nostra era una famiglia di persone molto devote, io sono il settimo di dieci figli, ma parliamo di anni in cui non era così facile far capire ai propri genitori una scelta così “nuova” per chi è nato in provincia nella prima metà del Novecento. Una nostra zia era suora, e all’inizio i miei genitori dicevano a mia sorella che se sentiva di avere una vocazione avrebbe dovuto farsi suora come lei.

Capivano poco la scelta di mia sorella, tanto che non l’hanno nemmeno accompagnata nella sua nuova casa quando si è trasferita con le altre Memores, sue sorelle di vocazione. Andai io con lei. Quando, poco dopo, hanno visto i frutti spirituali e relazionali, anche i miei genitori hanno iniziato a comprendere. Si è presa cura dei genitori e delle sorelle e fratelli quando si ammalavano. Mia sorella ha fatto per tutta la vita l’infermiera e oggi si occupa di assistere le persone malate che ci sono in casa sua. Quando ho chiesto l’ammissione nell’Opera, mi è stata molto vicina, come io le ero stato molto vicino: le due vocazioni sono differenti ma molto vicine per alcuni aspetti.

Piero, il primo a sinistra, insieme si suoi amici e fratelli dell'Opus Dei.

Vent’anni di vocazione come aggregato

Oggi sono in pensione, ma non sono un pensionato: tre giorni alla settimana, dopo la Messa, in circa tre quarti d’ora di macchina arrivo per le dieci in Via Cosimo del Fante, dove ha sede la Commissione Regionale. Come volontario mi occupo di contabilità: pagamento fatture, registro dei donativi, saldo delle bollette, eccetera. Ho lavorato per trentacinque anni in banca, dove mi sono occupato di tanti aspetti, dalla contabilità all'ispettorato, all’anagrafe dell’istituto, etc: sono contento di mettere al servizio delle persone di tutta l’Opera, che è la mia famiglia spirituale, le mie competenze.

Il ciclismo, di cui ho parlato su questo sito qualche anno fa, continua, anche se da settantacinquenne. Recentemente ho fatto la Milano-Sanremo, un percorso di circa 290 km.

La Piccola Ribalta

Vent’anni fa ho iniziato a fare il regista di una compagnia teatrale di una trentina di persone, la Piccola Ribalta. Si tratta di una realtà nata nell’oratorio parrocchiale, che fa rappresentazioni in dialetto e in lingua: abbiamo un certo successo nella provincia lombarda.

Negli ultimi anni abbiamo intensificato la collaborazione con il Comune per mettere in scena alcuni spettacoli con l’intento di sensibilizzare gli anziani a riconoscere le truffe digitali e in presenza, con la collaborazione delle forze dell’ordine.

Abbiamo ideato un format per spiegare, attraverso brevi sketch, i comportamenti corretti da adottare nei confronti di persone affette da Alzheimer, mettendo in scena prima le reazioni e gli approcci errati, poi quelli corretti, grazie a un copione condiviso con un medico esperto sul tema.

Dire di sì al Signore e accettare la vocazione come aggregato per me fu un salto nel buio, ma che mi ha portato a vedere la luce: ho continuato a fare quello che facevo prima, con uno spirito nuovo.