– Il sogno di san Giuseppe
– Docilità e fiducia
– Agire secondo il piano divino
«UN ANGELO del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo"» (Mt 2,13).
Appena i Magi intraprendono il viaggio di ritorno, gli emissari al servizio di Erode si preparano a cercare il Re dei Giudei appena nato per ucciderlo. Ma Dio li anticipa, avverte Giuseppe del pericolo e gli ordina di fuggire in Egitto. L’indicazione è chiara: stabilisce cosa fare e la ragione che consiglia la fuga. Il resto, il modo e i mezzi, è lasciato alla prudenza di san Giuseppe. Infine, Dio gli raccomanda di rimanere attento alla voce dell’angelo, che lo avviserà quando sarà il momento di lasciare quel paese a lui straniero.
Può sembrare sorprendente che Dio parli a san Giuseppe in sogno, un momento in cui apparentemente non si può né rispondere né dire nulla. Durante il sonno, l’uomo è indifeso, impotente. Possiamo ricordare che è in quei momenti che Adamo riceve la moglie: dopo essersi svegliato, scopre la novità di avere una compagna e una missione nella vita. Nell’esperienza umana del sogno, l’uomo spesso proietta le sue imprese più belle. In un certo senso, Giuseppe deve tacere, ma in realtà, mentre dorme, è invitato ad aprirsi al sogno più grande: fare parte dei piani di Dio.
Al risveglio, san Giuseppe non desidera aspettare fino al giorno successivo: «Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto» (Mt 2,14). Le difficoltà probabilmente non mancarono. Dovettero abbandonare la casa di Betlemme, ottenuta forse con grandi sacrifici. Inoltre, la lunghezza del viaggio rendeva impossibile portare con sé gli oggetti necessari e la fretta impediva di vendere ciò che non potevano portare.
La persecuzione contro il bambino non è nemmeno cominciata, ma san Giuseppe crede fermamente all’angelo e si mette in cammino. Servo fedele e prudente, il Patriarca ascolta la voce di Dio senza cercare altre soluzioni apparentemente più convenienti. Ci sarebbero stati motivi per giudicare poco saggia l’indicazione dell’angelo: non avrebbe potuto l’onnipotenza di Dio salvare il bambino in altro modo? Perché portarlo fino a un paese straniero dove non conoscono nessuno? Tuttavia, Giuseppe si fida della parola di Dio.
NON DEVE essere stato comodo il viaggio della Sacra Famiglia verso l’Egitto: diverse giornate di cammino per sentieri inospitali, sul dorso di un asinello, con il timore di essere raggiunti durante la fuga; con stanchezza e sete, con un futuro incerto e dubbi a cui non c’erano risposte. È commovente vederli fuggire pienamente fiduciosi nei piani divini. Sant’Agostino ci ricorda che il Signore «molto più dell'uomo sa ciò che è opportuno per ciascuna età, ciò che a un dato momento deve dare, aggiungere, portare via, togliere, accrescere o diminuire»[1]. Come vediamo in san Giuseppe, è nella quotidianità che possiamo riconoscere la voce di Dio: nei nostri incontri giornalieri con Lui attraverso i momenti di preghiera; negli avvenimenti del giorno e nelle persone con cui entriamo in relazione; anche nelle contrarietà e negli ostacoli che si presentano sul nostro cammino. Riflettere sull’atteggiamento di san Giuseppe e sulla sua disponibilità a collaborare con i piani di Dio può aiutarci a far crescere in noi il desiderio di ascoltare la Sua voce.
Se a ogni ispirazione che il Signore ci rivolge rispondiamo: «Tu lo vuoi, Signore? … Anch'io lo voglio!»[2], anche noi ci riempiremo della stessa fiducia che aveva san Giuseppe. Così, «come argilla nelle mani del vasaio» (Ger 18,6), ci mettiamo nelle mani di Dio perché trasformi il nostro cuore e ci guidi a intraprendere quella grande opera divina che Egli ha progettato per noi.
DOPO un certo tempo trascorso in Egitto, un angelo del Signore apparve nuovamente in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va' nella terra d'Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino» (Mt 2,20).
Era giunto il momento di lasciare quella terra che li aveva accolti per tornare a quella che Dio aveva scelto come dimora per il Messia. Giuseppe - non ci si poteva aspettare altro da lui - «si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d'Israele» (Mt 2,21). Così si compì «ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (Mt 2,15).
Giuseppe mette al servizio di Dio la sua intelligenza, la sua volontà e il suo cuore, con senso di responsabilità e spirito d’iniziativa. Per questo, «quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi» (Mt 2,22), poiché la vita del bambino era ancora in pericolo. «Ha imparato a muoversi nell'ambito del piano divino – scrive san Josemaría – e, a conferma che il suo presentimento corrisponde effettivamente alla volontà di Dio, riceve l'indicazione di riparare in Galilea. Tale fu la fede di Giuseppe: piena, fiduciosa, integra; una fede che si manifesta con la dedizione efficace alla volontà di Dio, con l'obbedienza intelligente. E, assieme alla fede, ecco la carità, l'amore. La sua fede si fonde con l'amore: l'amore per Dio che compiva le promesse fatte ad Abramo, a Giacobbe, a Mosè; l'affetto coniugale per Maria; l'affetto paterno per Gesù. Fede e amore si fondono nella speranza della grande missione che Dio, servendosi proprio di lui — un falegname della Galilea — cominciava a realizzare nel mondo: la redenzione degli uomini»[3].
A volte il Signore ci suggerisce cose anche nei sogni, ci parla a bassa voce e ci lascia spazio per imparare a muoverci con agilità dentro i suoi piani. Di fronte alle sue ispirazioni, possiamo mettere in gioco tutti i nostri talenti. «Perché Dio non impone un'obbedienza cieca, ma un'obbedienza intelligente, che ci faccia sentire la responsabilità personale di aiutare gli altri con i lumi del nostro intelletto»[4].
Chiediamo a san Giuseppe e a santa Maria di insegnarci a disporre il cuore per cogliere queste chiamate e rispondere con una docilità pronta e intelligente.
[1] Sant’Agostino, Lettera 138, 1, 5.
[2] San Josemaría, Cammino, n. 762.
[3] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 42.
[4] Ibid, n. 17.