Domanda: Come fare quando i figli e i nipoti non condividono la fede dei genitori o dei nonni?
Anche a chi considera la fede un aspetto importantissimo della propria vita, può succedere di trascurare di dare il giusto riconoscimento ai talenti umani dei propri cari. I genitori amano i loro figli e desiderano per loro i doni che loro stessi hanno ricevuto. Se sono genitori cristiani, desiderano per i loro figli come prima cosa la fede. Ma non sempre ciò si verifica.
In questa testimonianza Giusi condivide come ha imparato a riconoscere che ogni cosa buona proviene da Dio, anche quando figli o nipoti non credono.
Risposta:
Sono sicura che sia Dio stesso a chiederci una svolta significativa nel nostro amore: desideravamo farne dono con soddisfazione e gioia a figli e nipoti bravi, ubbidienti, credenti e praticanti; e invece reclama il nostro aiuto in un’altra direzione, verso “l’altra schiera”, quella che non ci concede di autocompiacerci, ma ci porta a preferire di stare un po’ in ombra, con una costante consapevolezza di non essere all’altezza.
Ma Dio è sempre all’altezza e, quando è il momento, giunge.
Mi chiamo Giusi e sono una soprannumeraria di quasi ottant’anni, ho sei figli e otto nipoti. Condividendo qui le mie esperienze voglio invitare chi vorrà leggere queste righe a non tracciare mai bilanci negativi del tipo: non sono stata capace, ho sbagliato tante cose, eccetera. Se anche i motivi di rammarico fossero tutti reali, sarebbero comunque un motivo stupendo per chiedere perdono e aiuto, per sentirsi piccoli e incapaci, che è una cosa che tanto piace al buon Dio; gli piace talmente che rappresenta, più o meno, il punto di arrivo di una vita santa: sapersi niente, ma con un Dio amico che tutto può e aiuta.
Sono tempi difficili, per educare alla fede ma anche semplicemente per educare umanamente. Ne siamo tutti consapevoli e ne soffriamo in misura maggiore quanto più riteniamo che avere fede sia un sostegno insostituibile per affrontare le vicende della vita; ma da buoni genitori e nonni con figli e nipoti, sorelle e fratelli in situazioni “non nella norma”, dobbiamo prendere atto che, dal momento che questo è il periodo storico in cui ci è toccato di vivere, qui dobbiamo commerciare i nostri talenti.
A chi considera la fede un aspetto importantissimo della propria vita può succedere che trascuri di dare risalto ai talenti umani delle persone che ama, come la compassione per il prossimo, l’assenza di giudizio nei confronti di chi sbaglia e tante altre particolari espressioni della loro umanità che dovrebbero invece incoraggiarci a meditare sulla realtà che ogni cosa buona proviene da Dio.
Nonna, oggi non benedici?
Spesso ho constatato riflessi di Dio in una nipote che si professa agnostica ma che mi ricorda, all’inizio del pranzo della domenica, di benedire la tavola, quando io, nella confusione, me ne scordo:
«Ma… nonna, oggi non benedici?».
Ed io: «Non pensavo che ci tenessi».
«Io no, ma tu devi benedire!».
Piccole luci, soffi di vento.
Come quando la malattia di mio marito si è aggravata e non volevo più lasciarlo da solo per recarmi alla Messa quotidiana: durante tutto quel periodo i figli, praticanti e non, si davano il turno per consentirmi di andarci, chiedendomi per tempo quale sarebbe stato per me l’orario più comodo. Questo significa rispettare e amare anche ciò che non condividono. Ed è ciò che, spesso con fatica, ci siamo impegnati a fare nei confronti dei nostri figli per tutta la vita.
Come dicevo, ogni bontà è un riflesso di Dio e siamo chiamati a coglierla, e riconoscerla, per esempio, nella figlia non praticante che invita a pranzo il lavavetri al semaforo, stanco da morire, che le sorride incredulo. Dio è in lei e le sorride con il sorriso di quel poveraccio.
E che dire del nipote che quando le cose gli vanno storte mi dice: «Nonna, per favore, non pregare più per me, dimenticami!».
Però dopo una settimana di silenzio che io interpreto come ostile mi scrive: «Nonna, sei la mia roccia!» e si offre per accompagnarmi a un pellegrinaggio, dato che da sola non sarei in grado di affrontarlo. E lì, sfodera tutte le sue capacità di risolvere i piccoli problemi dei partecipanti e li aiuta a portare su e giù le valigie senza risparmiarsi, per poi scomparire “sapientemente” durante le Messe che si celebrano, andandosene in giro a distribuire monete a bambini poverissimi che vendono cianfrusaglie per la strada; riappare poi misteriosamente, in modo provvidenziale, quando ho un gradino da salire o scendere, dato che ho un ginocchio un po’ ballerino. Imprevedibile. Come Dio, del resto.
Oppure vieni a sapere casualmente da qualcuno che tuo figlio si è portato a casa un senzatetto, hanno mangiato insieme, gli ha fatto fare un bagno e lo ha rivestito; con un certo scandalo da parte di perbenisti diffidenti. E che dire del colloquio di lavoro fissato a mezzogiorno per cui la figlia di chiedere preghiere: «Pensa, mamma, proprio a mezzogiorno! La Madonnina!», e tu pensi con sorpresa che si è ricordata dell’Angelus, e il cuore ti si allarga per la speranza, come quando ti chiedono di pregare per una qualsiasi cosa importante, di pregarci, come se si appoggiassero alla tua fede, e credo sia proprio così.
Si appoggiano alla nostra fede.
Cambieranno e si avvicineranno a Dio se cambierà il nostro sguardo nei loro confronti, se sapremo cogliere tutto il bene che a volte tengono accuratamente nascosto, bene che Dio vede e riconosce nei più piccoli gesti di compassione, di altruismo e di vittoria su piccole avarizie.
Qualcosa germoglia certamente
Quando guardiamo il nostro piccolo campo e non vediamo fiori né frutti dove li avremmo desiderati, quello che dobbiamo pensare a dire al Signore è: “Siamo ancora in inverno, sotto terra qualcosa germoglia certamente, perché prego e perché la mia preghiera è avvalorata dal sacrificio di ogni giorno, mio e Tuo”.
Allora tutto cambia, e ci rendiamo conto che la nostra condizione è proprio quella ideale per vivere la fede nei frutti che arriveranno, la speranza di quando è ancora inverno, e la carità, perché ameremo queste persone di un amore senza ombra di orgoglio o di vanagloria.
Dove saremmo senza queste persone che mettono alla prova la nostra fedeltà al dono di Dio? Non lo sappiamo, ma dobbiamo fidarci che questo è il cammino fatto apposta per noi, su misura. Sereni e grati: arriveranno al tempo di Dio, che non è il nostro, e nel frattempo attraverso di loro Dio ci avrà insegnato tante buone cose.