All’inizio degli anni ’90, i pionieri di quello che sarebbe poi diventato il Campus Bio-Medico di Roma entrarono in contatto con Alberto Sordi, celebre attore romano di fama internazionale, per acquistare da lui un terreno situato nella zona Selcetta-Trigoria, a sud della Capitale. A favorire l’incontro fu anche l’amicizia che legava Sordi a don Francesco Angelicchio[1] e all’avvocato Giorgio Assumma[2].
L’attore mostrò subito un vivo interesse per i valori che guidavano quel progetto: la centralità della persona, la cura del malato e dell’anziano, l’importanza di ambienti accoglienti, come in una vera famiglia, e l’attenzione ai servizi fondamentali – come l’alimentazione e la pulizia – elementi essenziali per far sentire ogni paziente accolto e benvoluto.

Tuttavia, la sola curiosità non bastava: come trasmettere ad Alberto Sordi ciò che rendeva davvero speciale quel progetto? La risposta fu semplice ed efficace: per aiutarlo a comprendere la serietà e la visione del progetto – fondato su un pensiero di cura profondo e autentico – gli fu proposta una visita alla Scuola Alberghiera SAFI, parte del Centro Elis. L’obiettivo era permettergli di toccare con mano lo spirito di famiglia, l’attenzione alla persona e la professionalità che avrebbero caratterizzato il futuro ospedale.
La prima richiesta di Alberto Sordi: spaghetti all’amatriciana
Alberto Sordi fu accolto calorosamente da Anita Paoletto, membro della direzione della SAFI, che lo guidò in una visita attraverso i principali ambienti della scuola: la cucina, l’office[3], la stireria e la lavanderia. Il percorso si concluse in un soggiorno, dove si trattenne a conversare con alcune alunne, firmando – con la consueta gentilezza – qualche autografo.
Fin da subito, l’attore trasmise a tutti una sensazione di autentica partecipazione: non era lì solo per curiosità, ma come un sincero collaboratore, desideroso di contribuire a un progetto in cui credeva.
Appena entrato in cucina, una giovane allieva intenta a preparare delle verdure lo riconobbe e, con entusiasmo, lo invitò a restare per pranzo. Sordi accettò con il suo inconfondibile sorriso e una richiesta ben precisa: «Va bene, ma solo se mi preparate una bella amatriciana!»

Un’allieva “de pressa”
Nell’office, la zona da cui dipende la cura delle sale da pranzo dell'intero complesso ELIS e vero cuore pulsante delle attività quotidiane, Maria — un’allieva impegnata a preparare le stoviglie — si avvicinò ad Alberto Sordi, che tutti chiamavano affettuosamente “il commendatore”, e gli recitò a memoria una battuta di uno dei suoi celebri film.
Più tardi, in stireria, accanto alla caroselle-presse (una grande pressa a due ripiani rotanti), Sordi si rivolse con una battuta a un’altra allieva, chiedendole: «Ma tu sei de pressa?»
Pronta e senza esitazione, lei rispose con un sorriso: «No, so’ de vaporetta!».
La prontezza della risposta e il tono scherzoso conquistarono l’attore, che apprezzò non solo l’umorismo, ma anche la serietà, la cura e la competenza con cui le ragazze svolgevano il loro lavoro. Fu per lui la conferma di trovarsi in un ambiente vivo, dove giovani determinate sapevano il fatto loro e affrontavano ogni compito con professionalità e buon umore.

Un momento di pausa… e un sogno condiviso
Nel soggiorno, Alberto Sordi e Anita incontrarono due alunne che chiacchieravano amichevolmente. Con la sua consueta ironia, Sordi chiese: «Ma che avete fatto, il turno di notte?» Le ragazze, sorridendo, gli spiegarono che si stavano concedendo qualche minuto per raccontarsi cose personali, approfittando di un momento libero.
«A quel punto – ricorda Anita – gli spiegai che, nel tempo libero, alcune allieve sceglievano volontariamente di andare a trovare anziani del quartiere, per fare loro compagnia e portare un po’ di calore umano nelle loro giornate».
Questa notizia colpì profondamente Sordi, che ne fu piacevolmente sorpreso. Gli piacque molto l’idea e disse che aveva un sogno: costruire un centro dedicato alla salute dell’anziano, dove – disse scherzando ma non troppo – il primo a essere accolto sarebbe stato lui.
Giunti di nuovo nel soggiorno, Sordi firmò il libro degli ospiti illustri, lo stesso firmato da papa san Paolo VI, che lo aveva inaugurato il 21 novembre 1965. Fu anche l’occasione per completare gli autografi che, durante la visita, non era riuscito a firmare.
Seguì un momento conviviale pieno di aneddoti e battute: Sordi raccontò alcuni episodi dei suoi viaggi nelle grandi città americane dove aveva girato diversi film, condividendo ricordi con la consueta verve romana.

Fu poi invitato a pranzo dalla direzione della residenza ELIS. Come promesso, gli venne servito un piatto di spaghetti all’amatriciana preparato a regola d’arte, con vero guanciale di Amatrice.
«Al termine del pranzo e della visita – conclude Anita – ci fece arrivare, tramite la direzione, un sentito ringraziamento per l’accoglienza ricevuta, per la gioia che aveva respirato e per quell’autentico spirito di famiglia che lo aveva profondamente colpito».
Nel 2002, sui terreni a Trigoria che erano stati di Alberto Sordi e su cui sarebbe stato costruito il Campus Bio Medico, la Fondazione Alberto Sordi, da lui creata nel 1992, inaugurò un Centro diurno con il suo nome, per dare supporto delle persone anziane fragili. Purtroppo, l’attore non poté esserne il primo ospite, come aveva immaginato. Tuttavia, negli anni, centinaia di anziani sono stati accolti e accompagnati a vivere in modo attivo e gratificante, valorizzando le capacità ancora presenti e sostenendo quelle indebolite.

[1] Sul suo sito web personale Michele Crudele ricostruisce alcuni aspetti della storia di Alberto Sordi e il Campus Bio-Medico di Roma.
[2] In questa testimonianza video, Giorgio Assumma racconta la sua amicizia con Alberto Sordi e l’origine della sua generosità.
[3] L’office è il reparto dove si lavano, si conservano e si preparano le stoviglie e i coperti. È il punto di smistamento per le portate e deposito per l'attrezzatura e le forniture.

