Un poeta ortodosso alla canonizzazione

Alexander Zorin, poeta russo e cristiano ortodosso che scoprì in “Cammino” il segreto per trovare Dio "qui, seduto alla mia scrivania"

Testimonianze

La capacità di piazza San Pietro è di 300 mila persone. Eppure, oggi ce ne saranno più di 400 mila. La metà di essi, saranno ragazzi e ragazze giovani, intorno ai vent’anni. La Canonizzazione di Josemaría Escrivá ha attirato fino a Roma persone di tutto il mondo. I volontari - circa 1800, e non tutti italiani - saranno a portata di mano per qualunque necessità. Adesso, tra il via vai della moltitudine, incanalano l'inondazione come capitani provetti. Hanno posti di lavoro nell'aereoporto, nelle strade della città e in piazza san Pietro.

Un compatto corpo di carabinieri, severi e allo stesso tempo cortesi, chiudono le zone vicine alla Basilica. Le sedie a rotelle hanno il permesso di passare e si riuniscono in gran numero intorno al colonnato, molto vicine all'altare. Una di esse trasporta un sacerdote che trent'anni fa ebbe un incidente d'auto e rimase paralitico per tutta la vita. Il trauma non gli impedisce adesso di servire come pastore, aiutare la gente, celebrare la Messa quotidianamente, eccetera.

Il sole brilla già sulla cupola della basilica, sull'arazzo di san Josemaría Escrivá e sulla croce che c'è sulla punta dell'obelisco. Piazza san Pietro, fresca e sgombra come una valle di montagna, si riempie lentamente di pellegrini.

Ho avuto la sensazione che sopra il colonnato crescessero rami e arbusti, com'è frequente nel centro di Roma; sull'asfalto e lungo le strade lastricate, terrazze con vegetazione esuberante di vasi e fiori. Ma, osservandolo più da vicino, mi sono accorto che non erano piante, ma giornalisti con apparati elettronici che sembravano rami.

Dietro di me, erano sedute due signore di una certa età che avevano l'aspetto di essere le padrone di casa. A quanto pare, qualcuno disse loro che eravamo russi. Sollevando le sopracciglia e gesticolando animatamente, dissero: "Stiamo pregando per la diffusione degli scritti di Josemaría in Russia".

Proprio davanti avevo l'enorme schiena di un nigeriano. Gli ho domandato: "Siete in molti?" - "Sì, ottocento". E indicando quelli del suo gruppo dice: "Siamo lì". In ogni modo, la sua schiena non mi ha dato nessun disturbo, visto che i maxi-schermi distribuiti in vari punti della piazza permettevano a tutti di vedere quello che succedeva.

Di fronte all'altare centrale gli scalini di marmo bianco erano decorati di fiori - regalo di un fioricultore latino-americano - disposti in modo esteso e colorato a forma di foglie.

La moltitudine cresce e il sole continua a salire, brillando sull'immagine della Madre di Dio nella parte alta del braccio destro del colonnato. La posero lì durante l'attuale pontificato, quando fecero notare che in Piazza san Pietro c'era bisogno di un'immagine della Madre di Dio. "Questo bisogna risolverlo", aveva detto il Santo Padre.

Una signora mulatta dai capelli che paiono seta ha al collo una croce rossa. Siamo nel settore 4, o meglio, in una sezione ben curata; visto che le volontarie che lavorano nella piazza non hanno megafoni o walkie-talkies, la signora ha bisogno di gridare che è dottoressa e che la gente può rivolgersi a lei per qualunque necessità, anche minima: può offrire i primi soccorsi o dare qualche dolce per calmare il dolore. Sentendo la parola "dolce", le persone anziane che ci sono nella moltitudine ridono e applaudono: una reazione vigorosa.

La giornata promette di essere soffocante e nessuno ha portato l'ombrello. Cappelli e berretti che in realtà non erano tali all'inizio. Fazzoletti e mappe di Roma sono usati come protezione contro il sole. Noi non abbiamo portato niente, e di pomeriggio il lato sinistro della faccia di tutti - guancia e collo compresi - sarà molto più abbronzato del lato destro.

Le campane della basilica suonano in modo soave e melodioso. Improvvisamente, tutta la piazza si agita, tutti si alzano: un'auto bianca richiama l'attenzione nel corridoio che circonda la piazza. E' il Papa, chino, concentrato. Solleva il capo, e con mano tremante benedice la folla.

L'auto arriva sul palco. Il Papa cammina fino all'altare senza che lo aiutino, appoggiandosi sul bastone.

La notte passata si erano riuniti molti giovani di fronte alla camera del Papa, formando un coro di voci che gridava: Viva il Papa! , "Tutti ti vogliono bene". Ma questo è sempre stato così? Lo sparo che anni fa risuonò nella piazza san Pietro suscita il dubbio. Ricordo perfettamente quel giorno di maggio… noi - un gruppo di laici ortodossi - eravamo riuniti a pregare in un appartamento a Mosca quando suonò il telefono e ci comunicarono la terribile notizia…

Il cielo immutato di Buonarroti è sorvolato timidamente da un elicottero che fa grande strepito. Attraversa la piazza, emerge da dietro la cupola, sparisce tra i tetti del Vaticano… che cosa sta facendo? filma? veglia per la sicurezza?

Nel maxi-schermo della televisione appare una ripresa aerea della folla. Un ammasso di teste. Scusate il paragone, ma sembra un recipiente di caviale totalmente pieno. Do un'occhiata intorno e mi accorgo che ogni uovo di caviale rappresenta un volto concentrato, intelligente.

Sopra il Papa, sul baldacchino dell'altare nella facciata della basilica, è appeso un grande arazzo di Josemaría Escrivá. L'immagine di un santo: una faccia amabile con occhiali con un fondo azzurro, come il cielo dipinto da Michelangelo Buonarroti.

Comincia la Messa. Appena iniziata, prima della liturgia della parola, il Cardinale che è a capo della Congregazione per le cause dei santi si rivolge al Papa per chiedere la Canonizzazione di Escrivá e il Papa legge una dichiarazione approvandolo.

Per facilitare che la gente segua la cerimonia, è stato stampato e distribuito in diverse lingue un libretto con la liturgia del giorno. Il Papa pronuncia il canone eucaristico, iniziando così la parte più importante della liturgia. Piazza san Pietro, piena di centinaia di migliaia di persone unite dall'orazione sacramentale, cade nel silenzio. E' come se fossimo in una stanza vuota. Una farfalla volteggia, tracciando un fluido cardiogramma del silenzio. La voce del Papa, la voce dell'organo, la voce delle preghiere comuni. Comunione…

Un migliaio di sacerdoti si estendono in tre direzioni verso i settori che, immobili, aspettano nella piazza. Portano in mano delle pissidi che contengono i doni sacri e, come gigli del campo, ombrelli bianchi si aprono sopra di essi. Ciascuno sa esattamente il luogo che deve occupare.

É sorprendente vedere quest'ordine tanto perfetto che per i membri dell'Opus Dei è qualcosa di normale. Anche in mezzo agli immensi settori pieni di sedie, le persone che facevano la comunione - e, ripeto, erano centinaia di migliaia - non si spingevano, ma si avvicinavano serenamente ai sacerdoti con la pisside.

L'ombra dell'obelisco, come le lancette dell'orologio, arriva alla fila dove eravamo seduti noi. L'obelisco - questo antico monumento portato da Eliopoli - commemora la morte dei primi martiri… Ai tempi dell'impero romano, il circo di Nerone era esattamente in questo luogo; gettavano i cristiani come carne viva per belve affamate e per animali selvaggi. Adesso, in questo luogo sta avendo luogo un sacrificio incruento.

Nell'arazzo del santo si riflettono le lancette di un orologio sopra le teste della folla. Anche lui fu sottoposto a duri giudizi; condivise la crocefissione di Cristo nelle circostanze della vita ordinaria. Come disse il Papa durante l'udienza con i partecipanti alla canonizzazione, il giorno dopo la cerimonia: “Nel Fondatore dell'Opus Dei spicca l'amore per la volontà di Dio. Esiste un criterio sicuro di santità: la fedeltà nel compiere la volontà divina fino alle ultime conseguenze. Su ciascuno di noi il Signore ha un progetto, ad ognuno affida una missione sulla terra. Il santo non riesce neppure a concepire se stesso al di fuori del disegno di Dio: vive soltanto per realizzarlo. San Josemaría fu scelto dal Signore per annunciare la chiamata universale alla santità e per indicare che la vita di tutti i giorni, le attività comuni, sono cammino di santificazione. Si potrebbe dire che egli fu il santo dell'ordinario. Era infatti convinto che, per chi vive in un'ottica di fede, tutto offre occasione di un incontro con Dio, tutto diviene stimolo alla preghiera. Vista così, la vita quotidiana rivela una grandezza insospettata. La santità si pone davvero alla portata di tutti.”

Questo stesso giorno, dopo la Messa, il santo appena canonizzato appare nello schermo della televisione… Un video lo mostra in incontri con diversi gruppi. Ecco le parole dello stesso Escrivá. Gli domandavano: "Come si può amare Gesù?"; "Stando con Lui nel Pane e nella Parola, parlando con Lui tutto il giorno. Anche se Cristo, quando passa, passa con una croce: malattia, tradimento. Dobbiamo essere pronti per queste cose. Quando uno è pronto, queste cose aiutano a salire, la croce esalta". E ancora: "C'è qualcosa di divino nella vita di ogni giorno, e tu devi scoprirlo". E infine: "Io ho molti amici che non sono cattolici…".

Noi siamo tra questi. Noi tre che veniamo dalla Russia. Sì, sì, solo noi tre tra le centinaia di migliaia di persone che sono venute da 84 paesi.

Lo spirito ecumenico fa parte del Pontificato di Giovanni Paolo II. Fu una sorpresa e un regalo incalcolabile per tutti che il Patriarca della Chiesa Ortodossa Rumena comparisse sul palco. Piazza san Pietro scoppiò di gioia!

Abbiamo vicino due signori di una certa età. Chi sono? Gente del posto, probabilmente italiani. Hanno degli auricolari e li condividono in due. Fanno lo stesso con un binocolo. E' continuamente vicino a loro una giovane volontaria con uno strano orecchino al naso. Li ha aiutati a vedere il Papa mentre passava lì vicino l'auto. Era divertente vedere come li sosteneva, mentre barcollava come una foglia.

Un microfono annuncia che è proibito lanciare fiori, bandiere e altre cose del genere verso la papamobile. E' abituale che in occasioni come questa le gente avvicini bambini mentre passa il Papa. Lui li benedice e a volte li bacia. Ma, improvvisamente, un bambino, caduto dalle braccia di sua madre, atterra in grembo al Papa… Un piccolo messaggio per il ventunesimo secolo sotto l'apparenza del pianto di un bambino…