San Pietro in Gallicantu

E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte".

Bibliografia e saggi

Tracce della nostra fede

Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: "È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo". (Gv 18, 12-14)

I quattro evangelisti riferiscono l’interrogatorio al quale i principi dei sacerdoti e il sinedrio sottoposero Gesù, che si svolse in casa di Caifa (cfr. Mt 26, 57). Fino a lì riuscirono ad arrivare due testimoni d’eccezione: Simon Pietro e un altro discepolo, che avevano seguito Gesù. Quest’altro discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nell’atrio del sommo sacerdote. Pietro, senza dubbio, stava fuori, sulla porta. Allora l’altro discepolo, che era conosciuto dal sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro (cfr. Gv 18, 16).

Durante il processo l’atteggiamento del Maestro e quello di san Pietro sono in contrasto. Davanti alle accuse ingiuste, le imputazioni infondate, i testimoni falsi, gli affronti … Gesù taceva. Dopo, quando si trattò di proclamare la verità, l’affermò con serenità. Pietro, intimorito dai servi, negò di avere qualcosa a che fare con il Maestro: non lo conosco (Lc 22, 58), non so di che cosa parli (Mt 26, 70), non conosco quest’uomo (Mc 14, 71).

E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte". E, uscito fuori, pianse amaramente (Lc 22, 60-62).

La casa di Caifa

A Gerusalemme, questo episodio viene collocato sul lato orientale del monte Sion, non molto distante dal Cenacolo, cioè in un quartiere residenziale della città ai tempi di Gesù Cristo, che si affacciava sui torrenti Cedron e Ghihon. Gli studiosi propongono almeno due posizioni diverse per la casa di Caifa in questa zona, ma i risultati archeologici propendono per san Pietro in Gallicantu. Questo santuario è costruito su una proprietà che appartiene ai padri Agostiniani Assunzionisti dalla fine del secolo XIX. Gli scavi realizzati tra il 1888 e il 1909 e tra il 1992 e il 2002 portarono alla luce i resti di una dimora d’epoca erodiana, con mulino, cisterne e dépandances rupestri. Inoltre, si trovò la soglia di una porta in pietra ben lavorata, con un’iscrizione che indica il luogo in cui si depositavano le offerte per il perdono dei peccati, e due raccolte di pesi che si utilizzavano nel tempio. Questa casa sarebbe stata più tardi venerata dai cristiani, che nel secolo V vi costruirono sopra una chiesa, della quale si conservano alcuni pavimenti a mosaico. Il centro della basilica era costituito da una cisterna profonda, che in origine doveva essere una vasca rituale giudea.

Fotografía: Alfred Driessen

È probabile che un antico testimone del VI secolo si riferisse a quel santuario: «dal Golgota a Santa Sion ci sono duecento passi. Questa è la madre di tutte le chiese, poiché è stata fondata dal nostro Signore Cristo e dagli apostoli. Fu la casa dell’evangelista san Marco. Da Santa Sion alla casa di Caifa, che ora è la chiesa di san Pietro, ci sono più o meno cinquanta passi» Teodosio, De situ Terræ Sanctæ, 7 (CCL 175, 118).

L’edificio bizantino subì la sorte di molti templi della Terra Santa: distrutto nel VII secolo dai persiani, fu restaurato; dopo che questo secondo edificio fu distrutto nell’XI secolo, i crociati costruirono una terza basilica nel XII secolo; anche questa venne rasa al suolo e più tardi sostituita da un piccolo oratorio, che infine sparì nel XIV secolo. I resti di ogni tappa rimasero sepolti fino al 1887, quando i padri assunzionisti divennero proprietari del terreno.

La chiesa

La chiesa attuale fu consacrata nel 1931 e restaurata completamente nel 1997. È su due livelli e ha una cripta: nella cappella superiore, coperta da una cupola decorata con mosaici e vetrate, si ricorda il processo di Gesù davanti al Sinedrio; nell’oratorio intermedio, dove il fondo roccioso comincia ad affiorare sul pavimento, vengono ricordate le negazioni di Pietro, il suo pianto e l’incontro con il Signore risorto sulle sponde del mare di Galilea, quando lo confermò nella sua missione; più in basso, nella cripta, ci sono varie grotte il cui utilizzo attraverso i secoli è difficile da precisare, e la cisterna venerata dall’epoca bizantina, conosciuta come la fossa profonda.

Quest’ultima, essendo una parte della casa originale, che attirò l’attenzione dei cristiani fin dai tempi più antichi, è di grande interesse: il primo accesso alla cavità, attraverso una scala e una porta doppia, dimostra che servì per i bagni di purificazione dei giudei; a un certo punto si scavò ulteriormente per aumentare la profondità e trasformarla in cisterna, e si fece un’apertura circolare nella volta. I segni aggiunti dai fedeli – tre croci scolpite nella fascia interna del foro, oltre alla sagoma di un orante e altre sette croci dipinte sulle pareti della fossa – manifestano che nel V secolo il luogo era considerato il presidio dove Gesù vide l’aurora del Venerdì Santo. Cercando una continuità con questa tradizione, i pellegrini attuali in quel luogo meditano sulle sofferenze di Cristo, seguendo le parole del salmista:

Mi hai gettato nella fossa più profonda,

negli abissi tenebrosi.

Pesa su di me il tuo furore

e mi opprimi con tutti i tuoi flutti.

Hai allontanato da me i miei compagni,

mi hai reso per loro un orrore.

Sono prigioniero senza scampo,

si consumano i miei occhi nel patire.

Tutto il giorno ti chiamo, Signore,

verso di Te protendo le mie mani (Sal 88, 7-10.)

All’esterno della chiesa si ammirano altri resti archeologici, tra i quali risalta una strada a gradini perpendicolare al lato. Collegava i quartieri nobili, nella zona alta, con quelli popolari, situati lungo il torrente Cedron, vicino ai punti di approvvigionamento di acqua: la fonte del Ghihon e la piscina di Siloe. Senza dubbio, la via esisteva ai tempi del Signore – benché forse non fosse lastricata – ed è molto probabile che Egli l'avesse percorsa in numerose occasioni: in particolare la notte del Giovedì Santo, prima accompagnato dagli Apostoli, per andare dal Cenacolo al Getsemani; poi condotto a forza dal drappello di persone che lo aveva catturato nell’orto degli Ulivi e che lo portò a casa del sommo sacerdote.

Nel recinto del santuario i pellegrini possono contemplare inoltre un plastico in grande scala che riproduce Gerusalemme in epoca bizantina. Sono riprodotte dettagliatamente le sette chiese che furono costruite tra i secoli IV e VI: il Santo Sepolcro, Santa Sion – che raggruppava il luogo della Dormizione e il Cenacolo –, Santa Maria della Probatica – che oggi coincide grosso modo con Sant’Anna –, San Giovanni Battista – dove si trovava il palazzo di Erode e attualmente si innalza la Cittadella –, Siloe – sopra la piscina –, Santa Maria – conosciuta come la Nuova, sul cardo massimo, anch’essa sparita – e San Pietro.

Durante la sua permanenza in Terra Santa nel 1994, don Álvaro del Portillo pregò a San Pietro in Gallicantu la sera del 21 marzo, il giorno prima di ritornare a Roma.

La misericordia del Signore non ci abbandona

Quando il gallo cantò, il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente (Lc 22, 61-62). Solo san Luca annota quel gesto misericordioso di Gesù: il Signore convertì Pietro – che lo aveva rinnegato tre volte – senza nemmeno rivolgergli un rimprovero: con uno sguardo d’Amore. – Con quegli stessi occhi ci guarda Gesù, dopo le nostre cadute. Sapessimo noi dirgli, come Pietro: «Signore, Tu sai tutto: Tu sai che io ti amo», e cambiare vita (Solco, n. 964).

Fotografía: Leobard HInfelaar

Commentando questo passaggio, sant’Ambrogio spiega: «tutti coloro che Gesù guarda, piangono. La prima volta Pietro rinnegò e non pianse: perché il Signore non lo aveva guardato. Lo rinnegò una seconda volta e neppure questa volta pianse, poiché non lo aveva guardato il Signore. Quando lo rinnegò per la terza volta, però, Gesù fissò su di lui il suo sguardo e cominciò a piangere con amarezza incontenibile (…). Pietro pianse, e con amarezza profonda; pianse affinché le sue lacrime potessero lavare il suo peccato. Anche tu devi piangere la tua colpa con lacrime se vuoi ottenere il perdono nello stesso momento ed istante in cui Cristo ti guarda. Se ti capita di cadere in qualche peccato, colui che ti è testimone nel più intimo del tuo essere, ti guarda per farti ricordare e confessare il tuo errore» (Sant’Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam, X, 89-90).

Benché il peccato mortale distrugga l’amore nel cuore dell’uomo e lo allontani da Dio (cfr. Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1855), la misericordia del Signore non ci abbandona, la conversione è sempre possibile: «Invito ogni cristiano – dice il Santo Padre –, in qualsiasi luogo e si¬tuazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui (…). Quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte. Questo è il momento per dire a Gesù Cristo: "Signore, mi sono lasciato ingannare, in mille maniere sono fuggito dal tuo amore, però sono qui un’altra vol¬ta per rinnovare la mia alleanza con te. Ho bisogno di te. Riscattami di nuovo Signore, accettami ancora una volta fra le tue braccia redentrici". Ci fa tanto bene tornare a Lui quando ci siamo per¬duti! Insisto ancora una volta: Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere la sua misericordia.» (Francesco, Esort. apost. Evangelii gaudium, 24-XI-2013, n. 3).

Mentre lotti – una lotta che durerà fino alla morte –, non escludere la possibilità che insorgano, violenti, i nemici di dentro e di fuori. E, come se questo peso non bastasse, a volte faranno ressa nella tua mente gli errori commessi, forse abbondanti. Te lo dico in nome di Dio: non disperare. Se ciò avviene – non deve succedere necessariamente, né sarà cosa abituale –, trasforma la prova in un’occasione per unirti maggiormente al Signore, perché Lui, che ti ha scelto come figlio, non ti abbandonerà. Permette la prova, per spingerti ad amare di più e farti scoprire con maggiore chiarezza la sua continua protezione, il suo Amore (…).

Avanti, qualunque cosa succeda! Ben protetto dal braccio del Signore, considera che Dio non perde battaglie. Se ti allontani da Lui, quale ne sia il motivo, reagisci con l’umiltà di chi vuole cominciare e ricominciare; di chi vuol fare da figlio prodigo tutti i giorni e anche molte volte nel corso delle ventiquattro ore; di chi vuole risanare il suo cuore contrito nella Confessione, vero miracolo dell’Amor di Dio. In questo Sacramento meraviglioso, il Signore pulisce la tua anima e ti inonda di gioia e di forza per non venir meno nella lotta, e per ritornare instancabilmente a Dio anche quando tutto ti sembra oscuro. Inoltre, la Madre di Dio, che è anche Madre nostra, ti protegge con la sua materna sollecitudine e ti guida nel tuo avanzare (Amici di Dio, n. 214).

Gli evangelisti non raccontano se san Giovanni rimase nella casa di Caifa o uscì dietro a san Pietro, e neppure sappiamo dove si diresse dopo ciascuno di loro. Più tardi, però, troviamo san Giovanni ai piedi della Croce, vicino a Santa Maria: prima, da solo, non riuscivi … – Adesso ti sei rivolto alla Madonna e con Lei com’è facile! (Cammino, n. 513).