Quel Codice pieno di falsità e pregiudizi anticattolici

Riportiamo ampi stralci della recensione del libro pubblicata sul numero di marzo/aprile 2005 de “Il Massimalismo”.

Dall'Opus Dei

Pregiudizi anticattolici e antiche e mai dimostrate accuse contro la Chiesa e il suo vertice romano in tutte le epoche, trovano, ciclicamente, occasioni per rigenerarsi. Ad accenderli, nei tempi più recenti, sono editori compiacenti di giornali e televisioni in tutto il mondo, ma anche holding cinematografiche hollywoodiane disposte a finanziare a suon di miliardi trasposizioni di antiche imposture sul grande schermo con tanto di regista e attori da premio Oscar. Ogni deliberata accusa violenta, opportunamente manipolata o interpretata parzialmente e senza rispetto della storia, si consuma verso obiettivi diversi. Ora è addirittura l’interpretazione delle Scritture adattata ai fini più diversi. Ora è l’Opus Dei insultata e accusata di essere una setta con finalità ignobili e innominabili.

Ma raccontiamo brevemente la trama del libro. La parte che anche l’autore presenta come immaginaria ipotizza che il Priorato di Sion oggi si appresti a rivelare il segreto al mondo tramite il suo ultimo Gran Maestro, un curatore del Museo del Louvre che si chiama Jacques Saunière. Per impedire che questo avvenga, Saunière e i suoi principali collaboratori sono assassinati. Uno studioso di simbologia americano, Robert Langdon, è sospettato dei crimini, ma una criptologa che lavora per la polizia di Parigi – Sophie Neveu, la nipote di Saunière – crede nella sua innocenza e lo aiuta a fuggire. Il lettore è indotto a credere che responsabile degli omicidi sia l’Opus Dei (sul cui conto si ripetono le più crude “leggende nere” – cento volte smentite, ma dure a morire – desunte dalla letteratura internazionale), ma le cose sono più complicate. Un nuovo Papa progressista ha deciso di rescindere i legami fra la Chiesa e l’Opus Dei che risalgono a Giovanni Paolo II, e il prelato dell’Opus Dei accetta la proposta che gli proviene da un misterioso “Maestro”: pagando a questo personaggio una somma immensa, potrà ricattare la Santa Sede impadronendosi delle prove del segreto del Priorato di Sion – cioè della “verità” su Gesù Cristo – e minacciando di rivelarle al mondo. Un ex-criminale ora numerario dell’Opus Dei è “prestato” al Maestro, ed è quest’ultimo che lo spinge a commettere una serie di crimini. In realtà, il “Maestro” lavora per se stesso: è un ricchissimo studioso inglese, anti-cattolico, che vuole rivelare il segreto al mondo e accusa il Priorato di tacere per timore della Chiesa. Tra morti ammazzati, enigmi e inseguimenti Robert Langdon e Sophie – tra cui nasce anche l’inevitabile storia d’amore – finiscono per scoprire la verità: la tomba della Maddalena è nascosta sotto la piramide del Louvre, voluta dall’esoterista e massone presidente francese François Mitterrand (1916-1996), ma il sang réal scorre nelle vene della stessa Sophie, che è dunque l’ultima discendente di Gesù Cristo.

LA MADDALENA, COSTANTINO E I MISTERI DEL PRIORATO DI SION

In pratica questa storia abbastanza debole e nemmeno troppo originale raccontata nel Codice, svela che Costantino imperatore (280-337) avrebbe inventato un cristianesimo diverso rispetto a quello autentico, sopprimendo l’elemento femminile, proclamando che Gesù Cristo era Dio, e facendo d’imperio ratificare queste sue idee patriarcali, autoritarie e anti-femministe dal Concilio di Nicea. Una menzogna davvero debole che non tiene conto che molto prima di Costantino, all’epoca del Canone Muratoriano (che risale circa al 190 d.C.), il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato; quindi ben novant’anni prima che Costantino nascesse e potesse compiere le falsificazioni indicate dal Codice, alle quali poi ne dovrebbero essere seguite altre. Infatti successivamente, Gregorio Magno, papa dal 590 al 604, avrebbe proseguito l’opera costantiniana riscrivendo completamente parti sostanziali dei vangeli, cambiando o espellendo in alcune parti completamente il ruolo di Maria di Magdala che invece sarebbe stata compartecipe della divinità di Cristo stesso in quanto sua sposa. Il Codice giunge ad asserire che da Maria Maddalena, fuggita in Francia dopo la Resurrezione niente meno che con Giuseppe di Arimatea, sarebbe nata una stirpe regale, quella dei Merovingi, e il Santo Graal altro non sarebbe, in francese arcaico, che il Sang Real, il Sangue Regale di Gesù trasmesso attraverso la Maddalena; anzi addirittura lei stessa sarebbe il Santo Graal.

Insomma, per mantenere saldo il potere, in più fasi, questa la storia che viene narrata nel Codice, l’imperatore Costantino al Concilio di Nicea e, quasi tre secoli dopo, Gregorio Magno avrebbero cancellato un Gesù Cristo che aveva affidato la Chiesa che avrebbe dovuto proclamare la priorità del principio femminile a sua moglie Maria Maddalena e non all’apostolo Pietro. Ma soprattutto sarebbe stato espulso addirittura il concetto di un Cristo che non aveva mai preteso di essere Dio e il tentativo di soppressione fisica della sua discendenza. Il primo scopo sarebbe stato conseguito scegliendo quattro vangeli “innocui” fra le decine che esistevano, e proclamando “eretici” gli altri vangeli “gnostici”, alcuni dei quali avrebbero messo sulle tracce del matrimonio fra Gesù e la Maddalena.

Insomma sarebbero stati cancellati, tra Costantino e papa Gregorio, un Gesù coniugato con tanto di figli e una Maddalena capo della nuova religione, addirittura nemica di Pietro. Poi la Chiesa avrebbe proseguito nel suo intento criminale anti femminile nei secoli combattendo strenuamente contro la stirpe regale dei Merovingi. Questi, sul trono di Francia in quanto presunti eredi diretti della Maddalena e di Gesù, saranno sterminati dai Carolingi loro nemici, comandati da Pipino il Breve e Carlo Magno, soprattutto fedelissimi al Papa, che li gratificherà della corona imperiale che andrà a Carlo.

C’è poi nel racconto del Codice un’organizzazione misteriosa, il Priorato di Sion, che sarebbe stato creato per proteggere il segreto della discendenza di Gesù rappresentata dagli ultimi Merovingi. Al Priorato sono collegati i Templari (per questo perseguitati) e più tardi anche la massoneria. Alcuni fra i maggiori letterati e artisti della storia sono stati Gran Maestri del Priorato di Sion, e – fra cui Leonardo da Vinci (1452-1519) – hanno lasciato indizi della presunta verità segreta nelle loro opere. La Chiesa cattolica, nel frattempo, avrebbe completato la liquidazione del primato del principio femminile con la lotta alle streghe e il rogo per cui cinque milioni di donne sono state eliminate.

Il racconto de Il Codice da Vinci non si ferma a una finzione letteraria, che già sarebbe ardita e in se stessa eretica per la fede cattolica, ma ha la pretesa di narrare e di citare fonti storiche che addirittura definisce verificabili. Su questi temi sono usciti allo scoperto in tanti in tutto il mondo, pronti a giurare che si tratta della verità. Vengono tirate fuori concordanze con i vangeli gnostici, tracce in chiese ed edifici nella campagna francese che celerebbero la tomba perduta della Maddalena e verifiche addirittura sul Cenacolo di Leonardo dove Maria di Magdala sarebbe raffigurata proprio alla destra di Cristo (senza tenere conto che esistono schizzi preparatori del Cenacolo di mano dello stesso Leonardo dove è evidente che il personaggio raffigurato alla destra di Gesù è di sesso maschile e rappresenta Giovanni l’apostolo più giovane di tutti).

CAPI VERI E PRESUNTI E DOMANDE SENZA RISPOSTE

Ma a questo punto, anche se volessimo per una sola volta accettare che tutta questa storia non sia una bestemmia (perché, sia chiaro, che si bestemmia trattando questi temi con leggerezza e senza conoscerli approfonditamente), ci sarebbe da porsi alcune legittime domande.

Perché mai Papa Gregorio, o chi per lui, che quindici o sedici secoli fa avrebbe messo in piedi tale immensa impostura completando il lavoro iniziato da Costantino, avrebbe dato via libera a un San Pietro, il capo designato da Gesù stesso e primo Papa, fin troppo umano e addirittura traditore per tre volte del suo Maestro, debole e incapace di stare ai piedi della croce con le donne, incredulo alla rivelazione della avvenuta resurrezione?

Perché nella presunta mistificazione Papa Gregorio ha definito un modello così vulnerabile e fin troppo umano del primo capo della Chiesa?

Perché mai avrebbe lasciato un privilegio tanto importante come l’annuncio della resurrezione a una donna che viene definita come ex prostituta, se accettiamo per vero il presunto intento di montare una religione che intendeva espellere le donne dal proprio governo?

Perché, poi, mostrare gli apostoli in fuga durante la crocifissione e increduli della resurrezione, con addirittura un Tommaso che vuole la prova della mano nel costato?

Non sarebbe stato più conveniente, per dare forza al papato e credibilità alla guida maschile della Chiesa, per Papa Gregorio disegnare un Pietro ancora più “Roccia” nel momento più difficile e apostoli che non tentennano?

Perché, visto che a quanto pare l’impegno principale era quello di mistificare un vangelo su misura lasciarlo così debole riguardo ai “comprimari” e, soprattutto, con personaggi tanto vulnerabili?

Invece, l’unica a non tentennare nei momenti più difficili descritta dai vangeli canonici senza mezzi termini è proprio Maria di Magdala che unge Gesù con oli preziosi quando è ancora vivo e che lui stesso sceglie come testimone della propria resurrezione, chiedendole di serbare gli unguenti per la sua sepoltura. È sempre la Maddalena, come una della famiglia, insieme a Maria Vergine e a sua sorella Maria di Cleofe, a piangere ai piedi della croce. Se avessero dovuto mistificare qualcosa, se avessero dovuto defraudarla da un ruolo perché, allora lasciarle presenze e posizioni tanto importanti, addirittura cruciali, nei vangeli canonici?

Queste sono domande che chi incensa Il Codice da Vinci si guarda bene dal porsi e il libro alla fine si riduce a un romanzo giallo che finisce con l’essere l’ennesimo pamphlet contro la Chiesa e contro l’Opus Dei. Quest’ultima accusata di essere una sorta di società segreta agli ordini del Papa per mantenere il potere e non fare trapelare il segreto, nemica giurata del Priorato di Sion che invece sarebbe detentore, attraverso i secoli, della verità del Santo Graal e di Maria di Magdala come dea madre.

Non si può accettare nemmeno quale giustificazione quella addotta da più parti che i quattro vangeli non negano da alcuna parte che Gesù e Maria di Magdala fossero sposati e si amassero. D’altra parte non si ricorda che ci sia da qualche parte un versetto che neghi che San Pietro fosse un cavallo. Il fatto che manchino affermazioni di questo genere non possono avvalorare tanto una condizione coniugale di Gesù con la Maddalena, quanto quella equina di San Pietro.

LE VERITÀ DEI VANGELI GNOSTICI E DI QUELLI APOCRIFI

Ma, bando alle inezie e ai sofismi, perché è su questo che molta parte della polemica internazionale si basa, oltre che su asserzioni dei vangeli gnostici, scritti intorno al secondo secolo (tra il 120 e il 200) e ritrovati solo intorno al 1946 a Nag Hammadi in Egitto. Chiunque si trovi a leggerli - e chi scrive lo ha fatto nella edizione del 1999 pubblicata in Italia da Adelphi - si trova di fronte a testi difficilmente comprensibili con un linguaggio ermetico, ricco di simboli e di caratteri esoterici.

Nei primi anni del cristianesimo nelle numerose comunità pullulavano le eresie con interpretazioni che pretendevano tutte il privilegio dell’autorità e si identificavano in varie sette, gruppi, scuole di apocalittici, ebioniti, gnostici, manichei, marcianiti. Tutte ritenevano di essere detentrici della verità e gli insegnamenti erano tramandati per lo più oralmente. Forte si sentiva, quindi, la necessità di fermare nella memoria la verità e le testimonianze su Gesù. Va ricordato anche che nel 70 la Palestina viene messa a ferro e fuoco dalle legioni romane e questo fatto è cruciale nella formazione delle prime comunità cristiane. Le testimonianze scritte su Gesù pullulavano e alcune di queste avevano il tono della fiaba popolare arcaica o addirittura della leggenda che si mescolava con le tradizioni delle popolazioni presso cui il cristianesimo cominciava a mettere radici. Nei vangeli arabi dell'infanzia, durante il periodo in Egitto, Gesù appare capriccioso e discolo, e "il miracolo" è chiamato in causa di continuo e si mescola, quale ingenuo lustrino, al povero realismo degli scenari. Ma anche questa visione è condizionata dalla cultura araba e non si può pensare di accreditarle un minimo di veridicità. Sono miracoli penosi, senza accento spirituale, ma solo con il peso del potere. Un ragazzo urta Gesù bambino e Gesù lo fa secco, i genitori del morto si lamentano e lui li acceca. Gesù rompe una brocca ma porta ugualmente l'acqua a sua madre dentro il mantello. Il culmine della grottesca meccanicità del miracolo si ha nel racconto sulla morte di Maria. Gli Apostoli accorrono al capezzale con nuvole apposite, tipo jets personali. Giuseppe è un altro personaggio degli apocrifi sempre imbarazzato dal proprio ruolo, quasi avesse coscienza del rischio di apparire come una macchietta.

Fanno contrasto con le piccinerie appena descritte, alcune liriche immagini del protovangelo di Giacomo. Maria bambina viene allevata nel Tempio come una colomba che riceve il cibo dalle mani di un angelo, e quando chiede in che modo concepirà e partorirà, si sentirà rispondere: "Ti coprirà come un'ombra la Potenza del Signore". E ancora la descrizione del silenzio cosmico che accompagna, con una magica sospensione dello scorrer del tempo, l'avvento della nascita del Salvatore.

LA VITA DI GESÙ, I VANGELI CANONICI E QUMRAN

Ma quali sono i Vangeli veri, le testimonianza più accettabili, le fonti certe e accettate? Nel 300 dopo Cristo, Origene afferma che quattro sono i Vangeli della Chiesa, tutti gli altri sono eretici.

Senza dubbio sono attendibili i racconti più diretti, quelli di Matteo e di Giovanni proprio perché dello stesso Gesù erano apostoli e amici, ma anche quello di Marco che aveva un testimone diretto in Pietro che aveva seguito e forse accompagnato a Roma, e quello di Luca che si riferiva direttamente a Paolo del quel era stato compagno in più viaggi. Poi ci sono gli Atti degli Apostoli scritti da Luca, le Lettere di Paolo e le Lettere Cattoliche di Pietro, Giacomo, Giovanni e Giuda.

Marco e Luca non si discostano molto da quanto Matteo afferma e infatti i loro tre Vangeli vengono detti sinottici. Il vangelo di Giovanni è la testimonianza toccante e profonda dell’apostolo che Gesù più di tutti amava, che è tra i primi a seguirlo ai piedi della croce e che prende con sé Maria Vergine come fosse la propria madre. E più dei sinottici, il Vangelo di Giovanni cerca di focalizzare la propria attenzione mettendo in luce il senso della vita, delle opere e della predicazione di Gesù.

E se non bastassero queste indicazioni a dare attendibilità storica al Nuovo Testamento ci sono i rotoli di Qumran che provengono da una comunità di esseni del primo secolo e cioè proprio i primi anni della predicazione cristiana dopo la resurrezione, quasi tre secoli prima di Costantino e sei rispetto a Gregorio Magno. I frammenti di vangelo ci consegnano elementi chiari, definiti e ben rintracciabili del Nuovo Testamento che testimoniano che la stesura di questi è stata completata ben prima delle presunte mistificazioni e delle purghe antifemministe e molto prima degli gnostici, che sono del secondo secolo. I frammenti di Qumran del vangelo di Marco (6,52-53) risalgono ad anni in cui ancora molti dei testimoni dei fatti avvenuti erano viventi e avrebbero potuto ben contestare o modificare quanto in essi raccontato. E poi ci sono da Qumran anche i due frammenti della prima lettera di San Paolo a Timoteo (3,16 - 4,3) ad avvalorare che già nei primi anni dopo la Resurrezione alcuni dei documenti (vangelo di Marco e lettere di San Paolo) che faranno parte del Nuovo Testamento erano conosciuti tra le comunità cristiane che iniziavano a formarsi. Documenti chiari e datati con certezza dagli scienziati dei quali bisognerebbe tenere conto, insieme al fatto che il testo di Marco e la prima lettera a Timoteo devono per forza risalire a prima del 68 d.C., quando Qumran, con la sua comunità di pii esseni che custodivano i rotoli ritrovati oggi e molti altri testi di carattere religioso, fu occupata e distrutta dai Romani, conservando per noi fino a oggi i preziosi frammenti.

E SE INVECE DI GESÙ IL “CODICE” RACONTASSE DI BUDDHA?

Ma talvolta è così gratificante per alcuni diffamare la Chiesa, opporsi alla sua millenaria storia di pace e di fratellanza tra tutte le persone di buona volontà che aggiungere l’ennesimo tassello di diffamazione diviene un fatto ovvio, normale e al quale in pochi sono in grado di opporsi efficacemente. Se lo scenario fosse un altro e il romanzo non fosse Il Codice da Vinci, ma avesse per protagonista il principe Siddharta e raccontasse un’altra storia, quella del Buddha, che dopo l’illuminazione, non ha condotto la vita di castità che gli si attribuisce, ma ha avuto moglie e figli. Che la comunità buddhista dopo la sua morte ha violato i diritti della moglie, che avrebbe dovuto essere la sua erede. Che per nascondere questa verità i buddhisti nel corso della loro storia hanno assassinato migliaia, anzi milioni di persone. Che un santo buddhista scomparso da pochi anni - che so, un Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) - era in realtà il capo di una banda di delinquenti. Che il Dalai Lama e altre autorità del buddhismo internazionale operano per mantenere le menzogne sul Buddha servendosi di qualunque mezzo, compreso l’omicidio. Certamente l’atteggiamento verso un romanzo del genere sarebbe ben diverso da quello registrato verso Il Codice da Vinci. Autorità di tutte le religioni denuncerebbero l’odiosa mistificazione anti-buddhista e l’incitamento allo scontro fra le religioni. In diversi paesi la sua pubblicazione sicuramente sarebbe vietata, fra gli applausi della stampa. Le case cinematografiche, cui fosse proposta una versione per il grande schermo, caccerebbero a pedate l’autore, considerando l’intero progetto uno scherzo di cattivo gusto. E Ron Howard, Richard Geere e Tom Hanks sarebbero in prima linea a sottoscrivere appelli per il Dalai Lama offeso, vilipeso e tradito nella sua fede e a raccogliere fondi per finanziare campagne in suo favore.

Questa certamente sarebbe la reazione di fronte a uno scenario del genere. E sarebbe la reazione giusta e condivisibile. Ma perché quando è la Chiesa Cattolica al centro della diffamazione le cose cambiano totalmente? Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, il successo di questo mediocrissimo prodotto letterario è solo un’altra prova del fatto che l’anti-cattolicesimo è “l’ultimo pregiudizio accettabile” (è il titolo di un libro di Jenkins: The New Anti-Catholicism. The Last Acceptable Prejudice, Oxford University Press, New York 2003).

  • Nunzio Primavera