Potevo essere un buon cristiano, un tifoso del Peñarol e un politico del “Partido colorado”

Jorge Barrera, avvocato, deputato

Testimonianze

Devo riconoscere che, per formazione familiare, sono sempre stato molto idealista. Sono nato, vissuto e cresciuto con la politica e pertanto la discussione di idee era un tema fondamentale. Mi sono sempre considerato un idealista e perciò difendo la convinzione, che mi è stata inculcata dai miei genitori, che la vita ha senso se ci si mette in gioco per un ideale.

La preoccupazione sociale è sempre stata presente nella mia vita, sia per convinzione intellettuale, sia per motivi personali: tutti abbiamo sofferto le conseguenze economiche nefaste della dittatura. Mio padre conobbe Luis Batlle nel 1960, poco prima di trasferirsi a Montevideo per cominciare l’università e lavorare nella sezione del “partido colorado”, con Jorge Batlle come candidato. Durante la campagna, in un club politico, mio padre conosce mia madre, studentessa di Magistero, dopo 8 mesi si sposano e nel 1968 nasco io, prodotto della politica al 100 per 100.

Dell’Opus Dei ciò che più mi attrasse è che io andavo nei centri dell’Opera a ricevere formazione spirituale e dottrinale, e lì mi aiutavano a capire il perché delle cose. Io sono molto razionale e molte volte vedevo nella fede un puro sentimentalismo, uno stile che a me non si adattava.. Mi insegnavano ad avere una fede forte, mi spiegavano che non c’era separazione tra fede e vita, che io potevo essere un tifoso di Peñarol, un politico del “partido colorado” e un buon cristiano, senza perdere né cambiare nessuna di queste cose. Ciò che mi piacque dell’Opus Dei fu che potevo andare allo stadio a gridare per i goal di Morena, potevo distribuire volantini della Lista 15 e andare a Messa tutti i giorni. E che era un tutto unico. Questo per me era eccezionale.

A volte mi chiedono se è difficile conciliare l’appartenenza all’Opus Dei e il lavoro in politica. Penso che per niente, al contrario. Se c’è una cosa che la vita politica dimostra in tutta la sua storia è che può essere svolta solo con un atteggiamento di servizio. E l’essenza della vita cristiana è la carità. Nell’Opus Dei ci insegnano sempre ad amare gli altri, anche quelli che la pensano in modo diverso.

Non ho scoperto la mia vocazione politica nell’Opus Dei, sono nato politico. Però ci ho trovato: il senso della donazione agli altri, l’ottimismo davanti alle contrarietà o nell’aiutare gli altri nelle necessità materiali e spirituali, perché ciò di cui molti hanno bisogno è di essere ascoltati e riconosciuti come persone. L’Opus Dei nella mia vita politica mi ha aiutato molto a riconciliarmi con quelli con cui ho avuto scontri, a lottare per non serbare rancori e, soprattutto, mi serve molto una frase che mi disse una volta un sacerdote dell’Opus Dei: “dietro ad ogni persona non vedere un voto, ma un’anima”… Mi costa, perché è vero che vedo anime e voti, ma mi riporta a ciò che è veramente importante. E’ difficile, ma nell’Opera ti insegnano a cominciare e ricominciare.

Non è la prima volta che devo spiegarlo, ma vale la pena ripeterlo: nell’Opus Dei non ho mai ricevuto un’indicazione politica. Anzi, la mia lealtà politica sta dalla parte di Jorge Batlle, della Lista 15 e dei miei elettori e non devo nessuna lealtà politica all’Opus Dei. Certamente cerco di essere un buon cristiano: penso sia un bellissimo esempio quello che faceva San Josemaría Escrivá, quando diceva che il cristianesimo non è come un cappello che ci si mette e ci si toglie, a seconda del posto in cui ci si trova. Devo anche dire che non ho mai chiesto a qualcuno, conosciuto attraverso l’Opus Dei, di votarmi o di smettere di votarmi, perché sarebbe tradire ciò che ho di più sacro: questa vocazione a lottare per essere santo in mezzo al mondo attraverso la mia professione.

Per quanto riguarda l’Opus Dei e la politica, mi piacque molto una domanda che fecero al Fondatore dell’Opus Dei e la risposta che diede: - “Che posizione prendono i membri dell’Opus Dei nella vita pubblica dei popoli?”, gli chiesero. E lì il Fondatore dell’Opus Dei spiegò, con una risposta geniale e decisa, la libertà che si vive nell’Opera: - “Quella che vogliono”. Nient’altro, chiaro e tondo.

Stralcio della testimonianza pubblicata su “San Josemaría Escrivá e gli uruguaiani”, María Magdalena Pareva Silveira (coord.), Montevideo, 2002