Dio non si ripete

Il 28 novembre 1982 Giovanni Paolo II eresse l'Opus Dei in Prelatura Personale. Lo Spirito Santo non cessa di sorprenderci. Alla fine del secondo millennio sono fiorite nuove realtà ecclesiali. Col proprio carisma, afferma il cardinale Herranz, ognuna contribuisce allo splendore della Verità di Cristo.

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Nei secoli, lo Spirito Santo non ha cessato di sorprenderci arricchendo e ravvivando la Chiesa intera. Alla fine del secondo millennio sono fiorite nuove realtà ecclesiali.

Alcune sono già inquadrate nell'istituzione ecclesiastica; alcune non ancora, altre non lo sono del tutto. Ma ciascuna apporta nuova luminosità, ed il Corpo mistico di Cristo risplende della luce di questi nuovi carismi.

Perciò l'Opus Dei, la Prelatura personale dell'Opus Dei, ha un proprio carisma, un dono singolare dello Spirito Santo che contribuisce allo splendore della Verità di Cristo; e che corrisponde, come gli altri pezzi del puzzle, ad un disegno specifico. Dio non si ripete.

Le persone dell'Opus Dei sono per la maggior parte laici: uomini e donne, sposati e celibi, di tutte le professioni ed occupazioni. Sono fedeli correnti di qualsiasi diocesi del mondo che sono chiamati a diffondere con unità di spirito, di specifica formazione e di regime di governo, un messaggio universale: la chiamata alla santità e all'apostolato in mezzo al mondo, l’incontro pieno ed impegnato con Cristo nel lavoro professionale quotidiano e nei doveri della vita familiare e sociale.

Nella Chiesa ci sono pezzi di lucentezza spettacolare in un certo ambiente: l'insegnamento, per esempio, o i lavori di carità con poveri ed emarginati. Altri che non si notano, ma che aiutano decisamente a sostenere tutto il resto: le suore o i monaci di clausura, per esempio, con la forza della loro preghiera e del loro sacrificio. Altri che sviluppano preferibilmente la loro attività in ambiti periferici o anche esterni alla realtà sociale della Chiesa, come l'ecumenismo o il dialogo interreligioso.

E altri, come l’Opus Dei, che hanno ricevuto un carisma rivolto a tutti i fedeli che, come i primi cristiani in mezzo alla società pagana, desiderano per vocazione essere aiutati, attraverso una specifica assistenza pastorale, a vivere con pienezza tutte le esigenze ascetiche e apostoliche degli impegni battesimali, e specialmente nell’ambito e attraverso la loro professione o il loro compito abituale.

Ut sit, che avvenga

La Dichiarazione Prelaturae personales, della Congregazione per i Vescovi, è stata pubblicata nell'edizione di sabato 27 novembre de L'Osservatore romano, uscito con data domenica 28. Era accompagnata da due ampi commenti del cardinal Baggio e di monsignor Costalunga.

Mesi più tardi, il 4 marzo 1983, a mezzogiorno, portai a don Alvaro l’elegante pergamena col testo autentico della Costituzione Apostolica Ut sit, documento giuridico di altissimo livello che formalizzava in modo solenne la decisione del Papa di erigere l'Opus Dei in prelatura personale.

Persino nel titolo della Costituzione apostolica, era viva la presenza di San Josemaría. La Santa Sede aveva voluto usare la delicatezza di inserire in testa al documento, una giaculatoria che il fondatore dell’Opus Dei ripeteva incessantemente. Era solito farlo per implorare l’aiuto della grazia divina attraverso la Madonna, affinchè divenisse realtà quello che presagiva che il Signore gli chiedesse: “Domina, ut sit!, Domine ut sit! Madre, che avvenga!, Signore, avvenga ciò che Tu vuoi!".

HERRANZ, Julián. Nei dintorni di Gerico. Ricordo degli anni con san Josemaría & con Giovanni Paolo II pubblicato dalle Edizioni Ares, 2007