​Commento al Vangelo: Erode cercava di vederlo

Vangelo del giovedì, Feria V della 25.a settimana del Tempo ordinario e commento al vangelo.

Opus Dei - ​Commento al Vangelo: Erode cercava di vederlo

Vangelo

Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: “Giovanni è risorto dai morti”, altri: “È apparso Elia”, e altri ancora: “È risorto uno degli antichi profeti”. Ma Erode diceva:

— Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?

E cercava di vederlo.


Commento

Con una certa frequenza i vangeli riferiscono della forte impressione che causava la figura di Gesù: il suo aspetto, la sua parola piena di sapienza e di autorità, i miracoli e i portenti che faceva, gli esorcismi impressionanti e per mezzo dei quali gli spiriti impuri obbedivano alla voce del Messia ed erano espulsi dall’ambito degli uomini e della loro influenza.

Gesù provocava la meraviglia delle folle e anche il desiderio di conoscerlo e sapere di più su di Lui: Chi era esattamente quell’artigiano di Nazaret, che non aveva fatto studi, a differenza delle autorità religiose del popolo, ma che sapeva tante cose e mostrava tanta maestà, con un’autorità fino allora sconosciuta?

Per alcuni Gesù era un profeta, come i famosi uomini di Dio della storia biblica. Forse era Elia, Geremia o qualche altro. Per molti Gesù somigliava al profeta più vicino nel tempo che avevano conosciuto: Giovanni Battista, che Erode, il tetrarca della Galilea, aveva incarcerato e decapitato.

Richiama l’attenzione la credenza nell’al di là che le folle manifestavano, pensando che Gesù poteva essere uno dei profeti che era risuscitato. Con questo pensiero dimostravano che per loro l’identità di Gesù era misteriosa e difficile da interpretare.

In ogni caso, il vangelo di oggi ci dimostra che, anche le persone che sembravano più lontane da Dio, come può essere il caso di Erode, si interessavano a Gesù e cercavano di vederlo, fosse anche solo per una curiosità magari poco soprannaturale. Gesù suscitava in tutti i cuori il desiderio di conoscerlo e di sapere qualcosa di più su di Lui.

Noi, grazie alla Chiesa e alle Scritture, sappiamo molto sull’identità di Gesù: sappiamo che è il Figlio di Dio incarnato, il Messia atteso che doveva soffrire e risuscitare, e così entrare nella sua gloria (cfr. Lc 24, 26). Noi abbiamo ricevuto molte più luci di quella gente che lo conobbe per le strade e nei villaggi della Galilea. È naturale, quindi, che Gesù trovi in noi un grande desiderio di conoscerlo sempre più e meglio, per innamorarci di più di Lui.

L’Eucaristia e il Vangelo sono vie sicure per avvicinarci a Gesù e per conoscerlo di più. Possiamo allora seguire il consiglio di san Josemaría: “Frequenta l’Umanità Santissima di Gesù... Ed Egli metterà nella tua anima una fame insaziabile, un desiderio ‘spropositato’ di contemplare il suo Volto. In quest’ansia – che non è possibile placare qui sulla terra –, troverai molte volte la tua consolazione”[1].

Pablo M. Edo


[1] San Josemaría, Via Crucis, VI Stazione, Punto di meditazione 2.