Meditazioni: Venerdì della 6ª settimana di Pasqua. San Mattia

Riflessione per meditare il venerdì della sesta settimana di Pasqua. I temi proposti sono: Ogni vocazione è un dono gratuito; San Mattia conosceva la vita di Gesù; Dio conta su tutti per il suo piano di salvezza.

- Ogni vocazione è un dono gratuito.

- San Mattia conosceva la vita di Gesù.

- Dio conta su tutti per il suo piano di salvezza.

Gli Atti degli Apostoli narrano che, nei giorni successivi alla risurrezione del Signore, san Pietro si riunì con i discepoli per scegliere il sostituto di Giuda (cfr. At 1, 15-26). Si riunirono circa centoventi persone. Forse era il nucleo di quelli che erano rimasti con il Signore dopo il sermone del Pane di vita, compresi quei settantadue che aveva mandato a predicare tempo addietro. Quello che più sorprende è il modo di chiamare Mattia ad essere uno dei Dodici. Dopo una preghiera per chiedere a Dio che si faccia la sua volontà, tirano a sorte tra due candidati... e nasce un nuovo apostolo.

Seguire da vicino il Signore come avevano fatto gli apostoli ha una certa aria di fortuna. La domanda che ci possiamo fare è: perché è stato eletto lui, se c’erano molte altre persone che potevano assumere questo incarico? Tuttavia la nostra disposizione nel caso di doni divini è quella di meravigliarci e di ritenerci fortunati. Il Signore opera in modo inusuale ai nostri parametri. Mattia è ben disposto, conosce il Signore da tempo, ma chi sa se fino a quell’istante si era proposto qualcosa di simile. Visto la necessità di disporre di nuovi apostoli, grazie alla preghiera e alla sorte divina, scopre che Cristo ha una missione precisa da affidargli. Nel profondo del suo cuore Mattia ascolterà in qualche modo la voce di Dio.

«Se mi domandate come si nota la chiamata divina, come ce ne possiamo rendere conto – diceva san Josemaría –, vi dirò che è un modo del tutto nuovo di vedere la vita. È come se si accendesse una luce dentro di noi; è un impulso misterioso, che spinge l’uomo a dedicare le sue più nobili energie a una attività che, con la pratica, arriva a prendere corpo di mansione. Questa forza vitale, che ha qualcosa della valanga travolgente, è ciò che altri chiamano vocazione. La vocazione ci porta, senza che ce ne rendiamo conto, a prendere una posizione nella vita, che conserveremo con gioia ed entusiasmo, pieni di speranza fino al momento stesso della morte. È un fenomeno che conferisce al lavoro un senso di missione, che nobilita e dà valore alla nostra esistenza. Gesù, con un atto di autorità, si mette nell’anima, nella tua, nella mia: questa è la chiamata»[1] e questo è ciò che molto probabilmente quel giorno provò Mattia.

«Noi abbiamo ricevuto questo dono come destino, l’amicizia del Signore. Questa è la nostra vocazione: vivere da amici del Signore, come gli apostoli. Tutti noi cristiani abbiamo ricevuto questo dono: l’apertura, l’accesso al cuore di Gesù, all’amicizia di Gesù. Abbiamo ricevuto in sorte il dono della tua amicizia. Il nostro destino è essere amici tuoi. È un dono che il Signore conserva sempre»[2]. Per essere amici di Gesù abbiamo bisogno di conoscerlo. Al momento della scelta del nuovo apostolo, l’unico requisito che doveva avere era quello di conoscere da vicino la vita di Cristo «cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo» (At 1, 22).

«Non posso fare a meno di confidarvi una cosa – diceva san Josemaría – che mi fa soffrire e mi spinge ad agire: pensare agli uomini che ancora non conoscono Cristo, che non riescono ancora a intuire la profondità del tesoro che ci attende nel Cielo, e che camminano sulla terra come ciechi, inseguendo una gioia della quale ignorano il vero volto o perdendosi per strade che li allontanano dall’autentica felicità»[3]. Ogni felicità qui sulla terra è uno sprazzo divino che mira a Cristo. Solo in lui riposa la nostra ricerca. Solo nella nostra amicizia con Gesù, fatta di parole e di momenti condivisi, troviamo la pace che non ci abbandona. Proprio per questo abbiamo voglia di conoscerlo sempre meglio, nei vangeli, nell’Eucaristia, nell’orazione personale e nelle persone che ci stanno accanto.

A noi, che non abbiamo vissuto quegli anni nei quali Gesù è stato fra noi, può servire l’esempio di san Paolo che neppure ha conosciuto Cristo sotto questo aspetto. «San Paolo non pensa a Gesù in veste di storico, come a una persona del passato. Conosce certamente la grande tradizione sulla vita, le parole, la morte e la risurrezione di Gesù, ma non tratta tutto ciò come cosa del passato; lo propone come realtà del Gesù vivo. Le parole e le azioni di Gesù per Paolo non appartengono al tempo storico, al passato. Gesù vive adesso e parla adesso con noi e vive per noi. Questo è il modo vero di conoscere Gesù»[4]. Nel nostro impegno di conoscere Cristo con la maggiore profondità possibile, possiamo chiedere l’intercessione dell’apostolo Mattia. Egli potrà aiutarci a far sì che le azioni e le parole del Signore che egli conosce, da quando fu battezzato da Giovanni fino alla sua risurrezione, siano una realtà viva anche per noi.

Nella scena della vocazione di Mattia, inoltre, c’è un altro aspetto che richiama l’attenzione e che si prolungherà nel corso della storia. È il fatto che «la prima vocazione ebbe luogo quando la Chiesa era unita e pregava. Quando la Chiesa rimane unita e prega, non ha bisogno di preoccuparsi molto per la propaganda, perché può essere sicura della risposta del Signore»[5]. Questo ci dà pace. La Chiesa l’ha istituita il Signore ed è lui che la porta avanti; niente e nessuno potrà agire contro di essa. Continuerà a chiamare nuovi apostoli, anche nel bel mezzo di qualunque circostanza, tra giovani e anziani, tra uomini e donne. Rimanere uniti nell’orazione e nell’affetto fraterno vuol dire, in definitiva, essere sempre pronti a seguire Dio e confidare pienamente nella sua misericordia. Non mancheranno le persone disposte a seguire Dio e a rimanere con lui per essere testimoni della pace e della gioia che nascono dalla Risurrezione.

Il giubilo per questo nuovo apostolo fu enorme: in tutta l’assemblea e nel cuore dello stesso Mattia. Tuttavia Giuseppe, detto Barsabba, l’altro discepolo che fu sorteggiato, rimase fuori da questa predilezione, come il resto di quei centoventi che si erano riuniti (cfr. At 1, 23-26). Giuseppe era un discepolo fedele e il fatto di non essere chiamato a far parte dei Dodici non significa che valesse meno o che non fosse un buon cristiano. Dio chiama chi vuole, ognuno ha un suo cammino di felicità tracciato da Dio ed è proprio dell’uomo mettersi nelle sue mani. Tanto Mattia quanto Giuseppe sono fortunati perché hanno fondato la loro vita sulla certezza che il Signore è sempre al loro fianco. Rispondere di sì alle ispirazioni di Dio, accettarle con gratitudine, è fonte di pace. Quello che conta è la santità di ciascuno nella sua situazione e col suo modo di essere, lì dove si trova.

Mattia, come prima avevano fatto gli altri apostoli, mise subito mano all’opera. «Perché subito? Semplicemente perché si sentirono attratti. Non furono veloci e pronti perché avevano ricevuto un ordine, ma perché erano stati attirati dall’amore. Per seguire Gesù non bastano i buoni impegni, ma occorre ascoltare ogni giorno la sua chiamata. Solo Lui, che ci conosce e ci ama fino in fondo, ci fa prendere il largo nel mare della vita»[6]. L’immenso mare di questo mondo mette in conto che noi cristiani, in compagnia della Vergine Santissima, Stella Maris, stella del mare, solcheremo le sue acque per portare a tutti la gioia di Cristo.


[1] San Josemaría, Cartas 3, n. 9.

[2] Papa Francesco, Omelia, 14-V-2018.

[3] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 163.

[4] Benedetto XVI, Udienza, 8-X-2008.

[5] Benedetto XVI, Omelia in una prima Messa, 1973. Si trova in Enseñar y aprender el amor de Dios.

[6] Papa Francesco, Omelia della Domenica della Parola di Dio, 26-I-2020.