Meditazioni: giovedì della 4ª settimana di Pasqua. Santa Caterina da Siena

Riflessioni per meditare il giovedì della quarta settimana di Pasqua. I temi proposti sono: Al servizio della carità e della conversione dei peccatori; La vera sapienza consiste nel sintonizzarsi con il cuore di Dio; Condividere la nostra fede con gli altri.

Al servizio della carità e della conversione dei peccatori | La vera sapienza consiste nel sintonizzarsi con il cuore di Dio |Condividere la nostra fede con gli altri


Al servizio della carità e della conversione dei peccatori

Nella festa di oggi la liturgia della Chiesa pone sulle nostre labbra questa preghiera: «O Dio, che in Santa Caterina da Siena, ardente del tuo spirito di amore, hai unito la contemplazione di Cristo crocifisso e il servizio della Chiesa, per sua intercessione concedi a noi tuoi fedeli, partecipi del mistero di Cristo, di esultare nella rivelazione della sua gloria»[1]. Queste parole riassumono la vita della santa che celebriamo: un amore ardente per Gesù Cristo che la indusse a lavorare per gli altri e per la Chiesa.

Caterina Benincasa era nata a Siena nel 1347 in seno a una famiglia numerosa. Sin dall’infanzia coltivò una profonda vita di pietà che la spinse a dedicare la propria vita al Signore, malgrado la incomprensione della sua famiglia. A diciotto anni ottenne di essere accettata tra le terziarie domenicane della sua città. Continuò a vivere in casa dei genitori, introducendo una intensa vita di preghiera in mezzo al logico trambusto di una famiglia con molti figli. A ventuno anni Caterina ebbe una esperienza che marcherà per sempre la sua vita: capì che Dio la chiamava a dedicarsi con tutte le sue forze a realizzare opere di carità e a lavorare per la conversione dei peccatori. San Josemaría era attratto proprio dal fatto che questa santa «stava per la strada e nella sua anima aveva fatto la propria cella interiore, in modo che dovunque ella si trovasse, non usciva mai dalla cella»[2]. Presa questa decisione, hanno inizio alcuni anni nei quali la giovane si muove per la città di Siena per curare i malati, mentre accendeva i cuori di molte persone nell’amore a Dio e al prossimo.

«Non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5, 14-15). Caterina era stata illuminata dal volto amabile di Gesù e capì che la sua luce non poteva rimanere chiusa tra le pareti della sua casa. Produsse così una rivoluzione attorno a sé, fatta di preghiera e di opere di servizio.

La vera sapienza consiste nel sintonizzarsi con il cuore di Dio

Sia nell’epistolario di santa Caterina che nella sua nota opera Il dialogo della Divina Provvidenza, richiama l’attenzione l’armonia fra dottrina ed esperienza mistica, soprattutto se teniamo presente che la santa non aveva potuto ricevere una vasta formazione culturale. Tuttavia frequentò sin da molto giovane la predicazione dei padri domenicani nella sua città: lì ascoltava con attenzione le spiegazioni della Scrittura, gli esempi della vita dei santi e la catechesi sulla fede. Trascorso un certo tempo, avrebbe alimentato la sua vita interiore anche grazie all’orientamento di un direttore spirituale del luogo.

In santa Caterina trovano compimento quelle parole che Gesù pronunciò un giorno al colmo della gioia: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11, 25). «La vera saggezza viene anche dal cuore, non si tratta soltanto di capire idee [...]. Se tu sai tante cose ma hai il cuore chiuso, tu non sei saggio. I misteri di suo Padre, Gesù li dice rivelati ai “piccoli”, a quanti si aprono con fiducia alla sua Parola di salvezza, sentono il bisogno di Lui e attendono tutto da Lui; hanno il cuore aperto e fiducioso verso il Signore»[3]. Santa Caterina accolse le luci che il Signore le andava concedendo e così raggiunse una profonda conoscenza del mistero di Dio. «O inestimabile, dolcissima carità! – scrive -. Chi non s’infiamma a tanto amore? Quale cuore può resistere senza venir meno? Tu, abisso di carità, sembri impazzire per le tue creature, come se non potessi vivere senza di esse, anche se sei un Dio che non ha bisogno di noi. La tua grandezza non cresce mediante le nostre buone opere, perché non può subire un cambiamento; il nostro male non ti cagiona danno, perché sei il sommo ed eterno Bene. Chi ti muove a tanta misericordia?»[4].

Indotta da questa intensa contemplazione, la santa di Siena comunicava l’amore di Dio a tutti quelli che le stavano attorno. Cominciò da quelli che si riunivano per ascoltarla e per essere stimolati nella loro vita spirituale; però questo traboccare della sua vita interiore non finì lì: dopo alcuni anni invierà lettere a numerose persone, molte delle quali erano personalità pubbliche dell’epoca. Non poche volte le sue missive erano accompagnate da richiami a vivere in modo coerente al Vangelo e a cercare la volontà divina. Dalla sua intima relazione con Gesù traeva l’energia per parlare di Dio con chiarezza e dolcezza.

Condividere la nostra fede con gli altri

Fra i tanti cristiani che si sono ispirati alla vita di santa Caterina troviamo san Josemaría. Fin da giovane ha avuto una particolare devozione per lei; per esempio, era solito chiamare catalinas gli appunti che annotava sulle vicende della sua vita interiore. «A me innamora la fortezza di una santa Caterina – confessava il fondatore dell’Opus Dei –, che dice il fatto loro alle persone più importanti, con un amore infiammato e una chiarezza cristallina»[5]. Così nel 1964 il fondatore dell’Opus Dei decise di nominarla interceditrice per un apostolato al quale riservava una considerazione particolare: quello di permeare con la carità di Cristo il vasto campo dell’opinione pubblica.

Gesù è la verità che illumina ogni uomo e lo affranca dall’oscurità. Offrire questa luce agli altri – facendo in modo di tenerla accesa prima di tutto nella nostra vita – è una delle opere di misericordia. Così, portare la nostra fede agli altri «è far vedere la rivelazione, perché lo Spirito Santo possa agire nella gente attraverso la testimonianza: come testimone, con il servizio. Il servizio è un modo di vivere [...]. Se io dico che sono cristiano e vivo da cristiano, questo attira [...]. La fede va trasmessa: non per convincere, ma per offrire un tesoro»[6].

Santa Caterina, prima di esortare qualcuno ad avvicinarsi di più alla fede aveva passato molto tempo a curare i malati della sua città. La stessa carità che la indusse a dedicarsi ai più bisognosi la indusse poi a scrivere lettere nelle quali invitava a essere figli fedeli della Chiesa. La credibilità del suo messaggio poggiava su una vita sulla quale risplendeva l’amore a Dio e al prossimo. A lei e a nostra Madre chiediamo di intercedere davanti a Dio perché ci conceda una carità che si alimenti nell’orazione, si manifesti in opere di amore e annunci la verità che conduce alla vita. «L’insegnamento più profondo che siamo chiamati a trasmettere e la certezza più sicura per uscire dal dubbio è l’amore di Dio con il quale siamo stati amati (cfr. 1 Gv 4, 10). Un amore grande, gratuito e dato per sempre. Dio non fa mai marcia indietro col suo amore!»[7].


[1] Messale Romano, Orazione colletta per la memoria di santa Caterina da Siena.

[2] San Josemaría, Appunti di una riunione di famiglia, 21.IV-1973.

[3] Papa Francesco, Angelus, 5-VII-2020.

[4] Santa Caterina da Siena, Il dialogo della Divina Provvidenza, n. 25.

[5] San Josemaría, Cartas 35, n. 3.

[6] Papa Francesco, Omelia, 25-IV-2020.

[7] Papa Francesco, Udienza, 23-IX-2016.