Al circolo di San Raffaele non ci vai e basta. Non si tratta di sedersi, ascoltare, annuire e poi continuare la propria vita esattamente come prima. Il circolo può servire ad imparare a vivere con Gesù. Come diceva san Josemaría, a “cercarlo, conoscerlo e frequentarlo” nel concreto della tua vita. Per questo, ciò che conta davvero del circolo non accade nel mentre ma dopo. Il circolo comincia quando finisce.
Durante il circolo ricevi luci, idee, suggerimenti, che non sono uguali per tutti. Dio ti parla in modo personale: ti dona luci concrete su ciò che ascolti, diverse da quelle della persona che ti sta accanto. Qui sta il punto. Se non ci si prega su, non mette radici e non diventa vita. La formazione che rimane su un appunto preso, muore; quella che diventa preghiera, trasforma.
È più che “sedersi ad ascoltare e basta”
Può sembrare ovvio, ma non lo è. Se non ti appunti qualcosa sarà difficile ricordare, scrivere aiuta. E se usi il cellulare, mettilo in modalità aereo, niente notifiche, niente distrazioni. Il circolo ti richiede attenzione, perché è un momento in cui Dio vuole dirti qualcosa.
Il circolo non finisce quando termina la chiacchierata: aiuta parlarne con chi lo tiene o con chi ti accompagna spiritualmente per concretizzare, dare un nome a ciò che ti ha colpito, e renderlo qualcosa di fattibile. Qualcosa di imprescindibile sarà dire davanti a Dio «Gesù, che cosa vuoi dirmi oggi con questo?»
Il circolo fa parte delle tue “battaglie” della settimana. Non si tratta di fare una lista infinita di propositi, ma di fare una scelta concreta tra le cose ascoltate, sceglierne una: piccola, reale, possibile. Qualcosa che puoi vivere.
È un mezzo di formazione, non di informazione
La questione non è solo andarci o non andarci. La domanda importante è: che cosa ci faccio io con il circolo? Perché non è un mezzo di informazione, ma di formazione, non è pensato perché tu sappia di più, ma per renderti più simile a Gesù.
Se ciò che ascolti non ti smuove dentro, è qualcosa che resta a metà; è importante cogliere il quadro completo: non solo la chiacchierata, ma tutto ciò che il circolo propone. Lasciare che il tema trattato ti accompagni durante la settimana, così il circolo comincia a trasformarti.
Per una persona di San Raffaele, il circolo è uno dei mezzi di formazione che san Josemaría ha voluto includere per tutti coloro che si avvicinano a quella “grande catechesi” che è l’Opus Dei. Insieme alle meditazioni, ai ritiri, alle adorazioni davanti al Santissimo, alle collette… forma un itinerario educativo pensato per aiutare i giovani, in modo libero e attivo, a fare vita della propria vita il messaggio di Cristo.
È ascoltare ciò che lo Spirito Santo mette nel tuo cuore
Non si tratta di soffermarsi sulla frase più brillante o sull’idea spiegata meglio. Si tratta di scoprire che cosa Dio dice a te. Ti possono aiutare tre domande semplici, fatte a Gesù, magari davanti al tabernacolo.
- 1.: Di tutto ciò che ho ascoltato, quali sono le due o tre idee che mi hanno colpito di più? Perché? Scrivile. Riflettici e parlane con Gesù.
-2.: Gesù, su che cosa posso impegnarmi concretamente in questa settimana Che cosa cambierà da qui al prossimo circolo?
-3.: Come mi aiuta questo tema nella relazione con gli altri? Che impatto può avere sul mio modo di relazionarmi, di servire, di stare con le persone? Il circolo non si tiene per sé stessi ma si condivide. Ciò che nasce dentro tende ad espandersi e ad avere un impatto sull’ambiente che ti circonda.
Puoi anche chiedere bibliografia, testi, fonti sul tema del circolo. Questo ti aiuterà ad approfondirlo. Più approfondisci, più luci si accenderanno nella tua vita interiore.
Che cosa fare durante ogni parte del circolo
La preghiera introduttiva rende evidente la presenza dello Spirito Santo. È un momento in cui mettersi davvero alla presenza di Dio.
Il breve riassunto del tema trattato precedente non è una gara per vedere chi ricorda più idee, è utile tornare a ripercorrere i concetti proposti.
Il commento al Vangelo è un invito a entrare nel Vangelo come un personaggio in più. Non è una storia del passato: oggi Gesù parla a te, nella tua situazione concreta.
Durante la chiacchierata, annota qualcosa in più del titolo. Segna le idee che ti risuonano di più, quelle che poi vorrai riportare nella preghiera. Ciò che ascolti è solo la punta dell’iceberg di un tema che puoi trattare per tutta la settimana con Gesù.
Le domande di esame di coscienza non sono una checklist di errori, ma spunti per proporsi qualcosa. Prendi in considerazione una sola domanda, alla fine dell’anno, avrai fatto tuoi molti degli spunti.
Quattro chiacchiere tra i partecipanti sono l’occasione per creare amicizia, interessarti agli altri, costruire legami con le persone del tuo circolo, essere oggetto della tua preghiera.
La lettura di una pagina di un libro è di solito collegata al tema del circolo. Aiuta molto a riflettere e a dare continuità a ciò che hai ascoltato.
La colletta del circolo non è la mancia per chi ha tenuto la chiacchierata, ma un invito alla generosità di ciascuno. Anche se poco, è il tuo contributo per diverse necessità. Il “non ho contanti" non è un problema… un bonifico o un pagamento digitale sono sempre possibili.
Il circolo davanti al tabernacolo
Alla fine, tutto si riassume in questo: portare il circolo davanti a Gesù. Quando il circolo passa attraverso la preghiera, smette di essere un’attività in più e diventa un motore di vita cristiana.
Allora sì: il circolo comincia quando finisce. E diventa un aiuto reale per la tua vita e per la tua amicizia con gli altri.


