​Commento al Vangelo: Gesù agisce con potere divino per mezzo dei suoi discepoli

Vangelo e commento del lunedì della 5ª settimana di Pasqua. «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio». Nostro Signore ha compiuto molti miracoli. Essendo Dio, è onnipotente e, con il suo stesso potere, può compierli attraverso i suoi discepoli. Tutto quello che ci viene richiesto è di avere fede in Lui.

Opus Dei - ​Commento al Vangelo: Gesù agisce con potere divino per mezzo dei suoi discepoli

Vangelo (Gv 14,7-14)

Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.


Commento

«Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto?». C’è ironia nella domanda di Gesù. Filippo era uno dei dodici apostoli e non uno qualunque di quelli che seguivano da vicino Gesù. Filippo era stato testimone di tutti i grandi segni che Gesù aveva compiuto. Soltanto ciò doveva aver rivelato agli apostoli la sua vera identità.

Come scrive sant’Atanasio: “In effetti, dominare i demoni e scacciarli non è un’opera umana, ma divina (…) Purificava i lebbrosi, faceva camminare gli zoppi, apriva gli orecchi ai sordi, dava la vista ai ciechi e, in una parola, toglieva dal corpo degli uomini ogni tipo di male o di malattia e in tali azioni chiunque poteva contemplare la sua divinità” (Sant’Atanasio, De Incarnatione, IV,18).

Il Signore stesso aveva sottolineato l’importanza dei suoi miracoli. Ai discepoli di Giovanni Battista aveva detto: «i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano» (Mt 11,5). E ai farisei aveva gridato: «ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere» (Gv 10,38).

Ma l’incapacità di capire degli apostoli, sorprendentemente, continua. Tuttavia, Gesù, invece di mostrarsi deluso, fortifica i suoi discepoli con parole di incoraggiamento: «chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste».

La promessa di compiere opere “più grandi” di quelle del Signore è meravigliosa. Ma è proprio questo il modo di fare che Dio ha scelto. Invia i suoi discepoli e, con il suo stesso potere, agisce per il loro tramite.

Come ha scritto san Josemaría: “Come i discepoli che tornarono sbalorditi dei miracoli che operavano nel nome di Gesù, ci renderemo conto che i frutti non sono nostri. (…) Cristo compie queste cose per vostro mezzo, come le fece attraverso i primi discepoli. Va bene così, figlie e figli miei, perché ci fonda sull’umiltà, ci toglie la possibilità di insuperbirci e ci aiuta ad avere buona dottrina” (San Josemaría Escrivá, In dialogo con il Signore”, Ora che comincia l’anno, n. 5).

Andrew Soane