​Meditazioni: Sabato dopo l’Epifania

Riflessioni per meditare il 9 gennaio. Ecco i temi proposti: Il battesimo per la purificazione dai nostri peccati; Giovanni Battista conduce i suoi a Gesù; Portare le persone a Cristo.

Opus Dei - ​Meditazioni: Sabato dopo l’Epifania

Il battesimo per la purificazione dai nostri peccati ǀ Giovanni Battista conduce i suoi a Gesù ǀ Portare le persone a Cristo


Il battesimo per la purificazione dai nostri peccati

Nel vangelo di oggi contempliamo Gesù che si trovava a Gerusalemme con i suoi discepoli «e battezzava» (Gv 3, 22). Il battesimo come rito di purificazione dai peccati era prefigurato nell’Antico Testamento mediante alcuni segni: l’arca di Noè, il passaggio del Mar Rosso, l’attraversamento del Giordano... Gesù stesso si era recato sul fiume per manifestare la sua solidarietà redentrice, anche se non ne aveva bisogno: «Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio» (2 Cor 5, 21).

San Paolo mette in relazione il battesimo di Gesù con la morte del Signore: «Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte» (Rm 6, 3). Così, del resto, è rappresentato dall’arte e dalla spiritualità orientale: «L’icona del battesimo di Gesù riproduce l’acqua come un sepolcro liquido, dalla forma di cavità oscura, che a sua volta è l’immagine iconografica dell’Ade, degli inferi, dell’inferno. La discesa di Gesù in questo sepolcro liquido, in questo inferno, che lo contiene tutto, è anticipazione della discesa agli inferi»[1]. Anche noi siamo invitati a rivivere questo battesimo nella morte di Cristo, ad accollarci la croce di ogni giorno per poi risuscitare con lui. Questo è il senso dell’espiazione che purifica dalle tracce del peccato la nostra vita.

San Josemaría ci ricorda che non dobbiamo cercare necessariamente la purificazione nelle cose straordinarie: «Penitenza è osservare esattamente l’orario che ti sei prefisso, anche se il corpo oppone resistenza o la mente chiede di evadere in sogni chimerici. Penitenza è alzarsi all’ora giusta. È anche non rimandare, senza giustificato motivo, quella certa cosa che ti riesce più difficile o più pesante delle altre. La penitenza è saper compaginare i tuoi doveri verso Dio, verso gli altri e verso te stesso, essendo esigente con te stesso per riuscire a trovare il tempo che occorre per ogni cosa. Sei penitente quando segui amorosamente il tuo piano di orazione, anche se sei stanco, svogliato o freddo. Penitenza è trattare sempre con la massima carità il prossimo, a cominciare dai tuoi cari. È prendersi cura con la massima delicatezza di coloro che sono sofferenti, malati, afflitti»[2].


Giovanni Battista conduce i suoi a Gesù

«Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: “Rabbì, Colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui» (Gv 3, 25-26). I discepoli di Giovanni Battista sono preoccupati – cosa comprensibile, visto l’affetto e l’ammirazione che avevano per il loro maestro –, vedendo che il suo prestigio diminuiva mentre cresceva la popolarità di Gesù. Nasce in modo naturale il paragone tra i due battesimi, che in fondo equivale a una domanda intorno alla identità di Giovanni e quella di Gesù.

«Giovanni rispose: “Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”» (Gv 3, 27-28). Giovanni corregge lo zelo dei suoi discepoli ricordando loro il suo insegnamento, la natura della propria missione. Egli era la voce che annunciava l’arrivo del Verbo, come l’amico del fidanzato proclama la presenza dello sposo: «Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena» (Gv 3, 29). «Giovanni è stato un grande educatore dei suoi discepoli, perché li ha condotti all’incontro con Gesù, al quale ha reso testimonianza. Non ha esaltato se stesso, non ha voluto tenere i discepoli legati a sé. Eppure Giovanni era un grande profeta, la sua fama era molto grande. Quando è arrivato Gesù, si è tirato indietro e ha indicato Lui: “Viene dopo di me colui che è più forte di me… Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo” (Mc 1, 7-8). Il vero educatore non lega le persone a sé, non è possessivo. Vuole che il figlio, o il discepolo, impari a conoscere la verità, e stabilisca con essa un rapporto personale. L’educatore compie il suo dovere fino in fondo, non fa mancare la sua presenza attenta e fedele; ma il suo obiettivo è che l’educando ascolti la voce della verità parlare al suo cuore e la segua in un cammino personale» [3]


Portare le persone a Cristo

Il vangelo di oggi si conclude con un’affermazione recisa di san Giovanni Battista, che nel corso della storia è diventata una massima per i cristiani: «Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3, 30). Se la causa del peccato originale fu la superbia di Adamo ed Eva, Cristo ci ha redenti accettando con umiltà la volontà del Padre. Il suo esempio è la via che noi dobbiamo percorrere sulla terra e la massima del Battista è un modo concreto di mettere in pratica l’aspirazione rivelata da san Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2, 20).

San Josemaría inserì nella sua vita questo atteggiamento e perciò ripeteva spesso che il suo compito era quello di “nascondersi e scomparire”, perché soltanto Gesù potesse risplendere: «Ho percepito nella mia anima, fin dal momento in cui mi sono deciso ad ascoltare la voce di Dio e a intuire l’amore di Gesù, un grande desiderio di nascondermi e scomparire; di vivere l’espressione del vangelo illum oportet crescere, me autem minui (Gv 3, 30); conviene che cresca la gloria del Signore, e che nessuno si accorga di me»[4]. «È la regola della santità: la nostra umiliazione, perché il Signore cresca [...]. La differenza tra gli eroi e i santi è la testimonianza, l’imitazione di Gesù Cristo. Percorrere la strada di Gesù Cristo, quella della croce. Molti santi finirono molto umilmente. I grandi santi! [...]. Ed è anche la strada della nostra santità. Se non ci lasciamo convertire il cuore da questa via di Gesù – portare la croce tutti i giorni, la croce ordinaria, la croce semplice – e lasciare che Gesù cresca; se non percorriamo questa strada, non saremo santi. Ma se percorriamo questa strada, tutti daremo testimonianza di Cristo»[5].

Nell’iniziare un nuovo anno, chiediamo al Signore di aiutarci a fare passi avanti in questo cammino di servizio e di umiltà, in questa nuova conversione per imitare Cristo. La Vergine santa disse di se stessa che il Signore aveva guardato la sua umiltà. Chiediamole che ci aiuti a far crescere Cristo in noi con l’Orazione colletta della Messa di oggi: «Concedici, per una tua grazia, di essere simili a colui nel quale la nostra natura si unisce alla tua»[6].


[1] Benedetto XVI, Gesù di Nazareth. Dal Battesimo alla Trasfigurazione, Rizzoli, Milano 2007, pp. 39-40.

[2] San Josemaría, Amici di Dio, n. 138.

[3] Benedetto XVI, Omelia, 8-I-2012.

[4] San Josemaría, Lettera 29-XII-1947, n. 16.

[5] Papa Francesco, Omelia, 9-V-2014.

[6] Messa del Sabato della Seconda Settimana di Natale, Orazione colletta.