​Meditazioni: lunedì della 1ª settimana di Avvento

Riflessioni per meditare nel lunedì della prima settimana di Avvento. Ecco i temi proposti: Gesù viene a stare in mezzo a noi; ci possiamo sempre avvicinare a Lui; aumentare l’amicizia con Gesù mediante l’orazione.

Opus Dei - ​Meditazioni: lunedì della 1ª settimana di Avvento

Gesù viene a stare in mezzo a noi | Ci possiamo sempre avvicinare a Lui |Aumentare l’amicizia con Gesù mediante l’orazione


Gesù viene a stare in mezzo a noi

Ha inizio il ciclo liturgico e percorriamo ancora una volta i misteri della vita di Cristo, le sue gioie, i suoi dolori e la sua gloria. Cominceremo queste giornate aspettando la sua Nascita, passeremo poi attraverso la sua Vita, Morte, Risurrezione e Ascensione, e alla fine arriveremo a Pentecoste, momento nel quale ci invia il suo Spirito Santo, in modo da stare così in nostra compagnia «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20).

Sappiamo che questa ripetizione annuale dei misteri è molto più che un devoto ricordo: «non è una fredda e inerte rappresentazione di fatti che appartengono al passato, o una semplice e nuda rievocazione di realtà d'altri tempi. Esso è, piuttosto, Cristo stesso, che vive sempre nella sua Chiesa»[1]. Ogni tempo liturgico della Chiesa ci inserisce personalmente in un momento o in un aspetto concreto della vita dello stesso Gesù che ha percorso le strade della Galilea. Infatti «Iesus Christus heri et hodie, Ipse et in saecula» (Eb 13, 8): Gesù Cristo è ancora vivo sulla terra e noi possiamo conoscerlo e amarlo; possiamo fare anche di più: possiamo vivere in Lui.

In questi giorni di Avvento, in sostanza, viviamo davvero in attesa del Messia. «Ormai sta per arrivare la sua ora, i suoi giorni non tarderanno»[2], ripete la Chiesa. Ancora una volta Gesù viene nel nostro mondo, si rende presente nella nostra vita. Viene con il desiderio di camminare accanto a noi sui sentieri della storia. Egli vuole che lo rendiamo partecipe delle nostre gioie, che gli confidiamo le nostre pene; vuole essere messo nelle condizioni di consolarci e darci la forza necessaria per portare avanti la missione di ogni giorno. Possiamo essergli grati per l’aspetto della sua vita che vivremo in questi giorni: Dio si è fatto uomo perché noi possiamo essere figli di Dio e poter contare sulla sua compagnia.


Ci possiamo sempre avvicinare a Lui

Alcune persone che stettero accanto a Gesù quando Egli passò facendo il bene sulla nostra terra, ci possono insegnare come trattare il Maestro. «Entrato [Gesù] in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: “Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente» (Mt 8, 5-6). La liturgia di oggi offre alla nostra considerazione questo episodio della vita del Signore. Quell’uomo buono, un gentile, soffre per la malattia di un servo del quale ha una grande stima. Vista l’amara impotenza che patisce per non essere in grado di aiutarlo, reagisce in maniera saggia e umile, piena di fede: va in cerca di Gesù e gli spiega con sincerità la causa della sua tristezza. Non è necessario che chieda nulla, gli basta esporre la sua situazione, aprirgli l’anima.

Anche noi abbiamo le nostre difficoltà e le nostre tristezze; abbiamo anche degli amici che vogliamo che siano curati; e noi stessi vogliamo sentire vicina la mano del Signore. Per questo reagiamo con fiducia, come ha fatto il centurione, e ci rivolgiamo a Gesù. È bello ricordare quanto bisogno di lui abbiamo e come egli desideri ardentemente aiutarci. È molto consolante sapere che in qualsiasi momento possiamo rivolgerci a Lui con assoluta semplicità: Gesù, ho una serie di cose che non riesco a risolvere e che mi tolgono la pace. Ho fede, ma riconosco che certe volte dovrei confidare di più in te; debbo ancora imparare a mettere la mia vita nelle tue mani in modo più completo.

Oggi vogliamo imitare il centurione del vangelo e aprire al Signore il nostro cuore. Rimanendo in silenzio, in dialogo con Gesù, gli presentiamo la nostra vita e le nostre necessità. E stiamo tranquilli, sapendo che ora se ne occupa anche lui.


Aumentare l’amicizia con Gesù mediante l’orazione

«Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». Come ci commuove contemplare ancora una volta la fede del centurione! Una fede che anche Gesù ha ammirato, tanto da lodarlo: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!» (Mt 8, 10). Una fede grande e nello stesso tempo umile e semplice, espressa con parole che la liturgia mette ogni giorno sulle nostre labbra prima di ricevere la santa Comunione.

Ogni giorno noi possiamo avvicinarci a Gesù nell’Eucaristia, e ci piacerebbe farlo con la stessa fiducia nel potere del Signore e con la stessa umiltà che osserviamo in questo personaggio del vangelo. «Non comprendo – diceva san Josemaría – come si possa vivere cristianamente senza sentire il bisogno di un’amicizia costante con Gesù nella Parola e nel Pane, nella preghiera e nell’Eucaristia. Comprendo bene, invece, i vari modi in cui, lungo i secoli, le successive generazioni di fedeli hanno concretato la pietà eucaristica: alcune volte con pratiche collettive che esprimevano pubblicamente la loro fede, altre con atteggiamenti nascosti e silenziosi nella pace sacra del tempio o nell’intimità del cuore»[3].

Nell’Eucaristia e nell’intimità del cuore possiamo alimentare la nostra amicizia con Gesù. Egli è sempre al nostro fianco per aiutarci con la sua grazia, farci gioire con la sua presenza e farci conoscere il suo amore per noi. Anche se a volte non possiamo avvicinarci fisicamente a Gesù Sacramentato, possiamo sempre trovare Dio raccogliendoci nel silenzio del nostro cuore, come tante volte ha fatto nostra Madre, santa Maria (cfr. Lc 2, 19). All’inizio di quest’anno liturgico, possiamo chiedere a Lei la sua compagnia per addentrarci in ogni momento della vita di suo Figlio.


[1] Pio XII, enc. Mediator Dei, n. 205.

[2] Liturgia delle Ore, lunedì della I settimana di Avvento, ora nona, lettura breve (cfr. Is 14, 1).

[3] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 154.