Meditazioni 23 giugno: San Giovanni Battista

Riflessioni per meditare oggi 23 giugno, san Giovanni Battista. I temi proposti sono:Preparare la strada a Gesù; Umiltà nell’apostolato; Dio sceglie ognuno di noi.

- Preparare la strada a Gesù.

- Umiltà nell’apostolato.

- Dio sceglie ognuno di noi.


DI SOLITO LA CHIESA commemora i santi il giorno in cui sono andati in cielo, che nei primi tempi del cristianesimo spesso coincideva con il loro martirio. Tuttavia, il caso di san Giovanni Battista è stato unico fin dai primi secoli, perché si celebrava anche la sua nascita, avvenuta sei mesi prima di quella di Gesù. La Chiesa ha sempre ritenuto, in base alla Scrittura, che il Battista sia rimasto pieno di Spirito Santo fin dal seno materno (cfr. Lc 1, 15), quando Maria, che aveva già il Signore in lei, fece visita alla cugina Elisabetta.

Nel Vangelo leggiamo la nascita e l’imposizione del nome di Giovanni Battista, e questa vicenda ci invita a meditare sul disegno divino che la precede. «Il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome» (Is 49, 1). Queste parole del profeta Isaia enunciano una delle realtà più profonde dell’esistenza umana: non appariamo sulla terra per caso, né siamo uno dei tanti esemplari della nostra specie, anonimo e di scarso rilievo. Il nostro arrivo alla vita è, contemporaneamente, una chiamata di Dio, una scelta che promette la felicità e una missione. Egli ci ha creati come siamo, con ognuna delle nostre caratteristiche particolari; ha pronunciato il nostro nome proprio, personale, ci ha voluto unici e irripetibili. «Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre – dice il salmista –. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere» (Sal 139, 13-14).

«Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te [...]. Ti sta invitando a sognare, vuole farti vedere che il mondo con te può essere diverso. E’ così: se tu non ci metti il meglio di te, il mondo non sarà diverso. È una sfida»[1]. San Josemaría spiegava che per ricevere la luce del Signore e lasciare che illumini il significato della nostra esistenza, «è necessario amare, avere l’umiltà di riconoscere il nostro bisogno d’essere salvati, e dire con Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna [...]”. Se lasciamo entrare nel nostro cuore la chiamata di Dio, potremo sinceramente dire che non camminiamo nelle tenebre, perché al di sopra delle nostre miserie e dei nostri personali difetti brilla la luce di Dio, come il sole brilla al di sopra della tempesta»[2].


«E TU, BAMBINO, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade» (Lc 1, 76). Queste parole pronunciate da Zaccaria, che ripetiamo nell’acclamazione al Vangelo, dimostrano l’unione inseparabile esistente tra vocazione e missione, tra chiamata e invio. La grandezza della vocazione di Giovanni, infatti, sta nell’importanza irripetibile della sua missione. «Il più grande degli uomini fu inviato per dare testimonianza a colui che era più che un uomo»[3], dice sant’Agostino. E Origene aggiunge un altro aspetto della vocazione del Battista, che riguarda anche i nostri giorni: «Il mistero di Giovanni si realizza nel mondo ancora oggi. Chiunque è destinato a credere in Gesù Cristo, è necessario che prima lo spirito e il potere di Giovanni vengano nella sua anima a “preparare al Signore un popolo ben disposto” (Lc 1, 17) e “preparate la via, raddrizzate i sentieri” (Lc 3, 5) delle asperità del cuore. Non è solamente in quel tempo che “le vie sono state preparate e raddrizzati i sentieri”, ma anche oggi lo spirito e la forza di Giovanni precedono la venuta del Signore e Salvatore»[4].

Inoltre ogni cristiano è chiamato a continuare la missione di Giovanni il Battista, preparando le persone all’incontro con Cristo: «Che bello il comportamento di Giovanni il Battista – dice san Josemaría –: onesto, nobile, disinteressato! Preparava davvero le vie del Signore: i suoi discepoli conoscevano Gesù soltanto per sentito dire e lui li incoraggia a dialogare con il Maestro; fa in modo che lo incontrino e familiarizzino con lui; dà loro la possibilità di ammirare i prodigi che compie»[5]. La vita di Giovanni il Battista fu sobria e penitente, in accordo col messaggio di conversione che predicava. La sua predicazione è stata un intrepido annuncio della verità di Dio, della quale ha dato testimonianza fino alla morte. Come lui, anche noi siamo chiamati a portare Cristo nei luoghi dove si svolge la nostra vita. Perciò, come Giovanni e i suoi discepoli, metteremo i nostri occhi su Gesù, affinché si riempiano della sua vita, e così noi potremo invitare a fare lo stesso coloro che vivono al nostro fianco.


QUANDO GIOVANNI stava per concludere il corso della sua vita, diceva: «Io non sono quello che voi pensate! Ma ecco, viene dopo di me uno, al quale io non sono degno di slacciare i sandali» (At 13, 25). San Giovanni Battista è un esempio di umiltà e di rettitudine d’intenzione. Mai ha cercato di risplendere di luce propria, di annunciare se stesso, di profittare della propria vocazione per ottenere un certo protagonismo o altri vantaggi personali. «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo» (Gv 3, 27) spiegava a diversi suoi discepoli, quando questi si cominciarono a preoccupare notando che il numero dei seguaci si andava assottigliando. «Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3, 29-30), continuava. L’apostolato e la conversione dei cuori sono compito di Dio, in cui noi interveniamo come umili collaboratori. Egli è padrone del frutto e dei tempi. Secondo sant’Agostino, Giovanni è sempre stato consapevole che egli «era la voce, ma il Signore era la Parola che esisteva fin da principio. Giovanni era una voce passeggera, Cristo la Parola eterna sin dal principio»[6].

Anche nella nostra vita di apostoli conviene che Cristo cresca e che il nostro io diminuisca. Questo richiede una profonda umiltà, come spiegava san Josemaría: «Immagino che tutti voi stiate facendo il proposito di essere molto umili. Così eviterete di avere molti dispiaceri nella vita e sarete come un albero frondoso; ma non con fronde di foglie e di frutti che, quando sono inutili, quando non hanno una polpa carnosa e dolce, non pesano, e l’albero ha i rami rivolti all’insù, vanesio! Invece, quando i frutti sono maturi, pieni, quando la polpa, come dicevo prima, è dolce e piacevole al palato, allora i rami sono bassi, umili [...]. Andiamo a chiederlo a Santa Maria, nostra Madre, che per qualcosa avrò fatto in modo che abbiate sempre sulle labbra un complimento incantevole diretto alla Madonna, il grido: Ancilla Domini[7], schiava del Signore.


[1] Papa Francesco, Discorso, 30-VII-2016.

[2] San Josemaría, È Gesù che passa, n. 45.

[3] Sant’Agostino, Sermone 289.

[4] Origene, Omelie su san Luca, 4.

[5] San Josemaría, Lettere (1), 4, n. 21e.

[6] Sant’Agostino, Sermone 293.

[7] San Josemaría, Appunti di una riunione familiare, 27-XII-1972.