Lavori ordinari e come santificarli (V): Vigile

Riccardo, vigile urbano di Catania, è chiamato spesso ad affrontare situazioni difficili con il sorriso. In questo articolo racconta come cerca di santificare il suo mestiere.

Opus Dei - Lavori ordinari e come santificarli (V): Vigile

“Formalmente sono Ispettore Capo di Polizia municipale, ma all’atto pratico mi piace essere considerato come un semplice vigile urbano.” Riccardo ha 56 anni e dal 1990 lavora nella Polizia municipale di Catania. Nel corso degli anni ha svolto diversi incarichi, a seconda delle esigenze del comando.

Da qualche tempo il lavoro di Riccardo nella stradale è limitato solo ad alcuni grandi eventi: “Sono come il servizio buono, mi tirano fuori per le feste che contano”. La maggior parte del lavoro di Riccardo, sposato con Angela e papà di Enrico, è in stazione come segretario del comandante.

Riccardo è Ispettore Capo di Polizia municipale, ma preferisce essere considerato come un semplice vigile urbano

Sorridere al cittadino scontento

riccardo si occupa dei cittadini che hanno delle richieste speciali al riguardo di multe

Il ruolo di Riccardo all’interno della stazione di comando è delicato, perché, oltre a curare la corrispondenza del comandante, si occupa dei cittadini che hanno delle richieste speciali al riguardo di multe, del rapporto con gli altri vigili e di segnalazioni varie: “Spesso mi ritrovo in mezzo agli utenti arrabbiati per una multa e i colleghi stanchi di sentire le loro lamentele. Quando mi chiamano in causa di solito la situazione è tesa e quindi mi preoccupo sempre di mantenere il sorriso e il buon umore. Non ci riesco sempre, ma vale la pena provarci.”

"tantissime telefonate sono pittoresche, come la segnalazione di un pitone di due metri in una via della città"

Oltre al rapporto diretto con il pubblico, Riccardo ha l’incarico di fare le veci del comandante nelle telefonate che arrivano alla centrale e che richiederebbero la sua attenzione: “Anche in questo caso si tratta di situazioni particolari, e tantissime telefonate sono pittoresche, come la segnalazione di un pitone di due metri in una via della città”.

Questa (non) è solo una pipa

Oltre alla passione per la musica jazz, Riccardo è un amante della pipa. Quest’hobby lo ha portato a scoprire il vero amore della sua vita: “Volevo vedere una pipa da collezionismo che all’epoca costava un milione di lire - racconta Riccardo - anche se non potevo permettermela. Entrai nell’unico negozio che la esponeva, ma invece che dalla pipa rimasi incantato dalla commessa. Anche se non era nei miei piani, presi tempo scegliendo una nuova pipa, e la comprai. Il giorno dopo passai nuovamente al negozio, per far sapere ad Angela che la pipa che mi aveva consigliato era molto buona. L’anno seguente ci sposammo”. Quattro anni dopo è nato Enrico.

Un mal di testa provvidenziale

"Sono convinto che la mia conversione e la mia vocazione all’Opus Dei siano merito dell’incontro con mia moglie Angela"

All’età di 16 anni Riccardo ha conosciuto l’Opus Dei: “Dopo essere andato due volte a studiare in un centro culturale per liceali, lasciai perdere. A quell’epoca pensavo che non facesse per me. Sono convinto che la mia conversione e la mia vocazione particolare all’Opus Dei siano merito dell’incontro con Angela. Una cosa che ci ha unito molto e mi ha avvicinato al Signore è stato anche il desiderio comune di avere altri figli, e la sofferenza di non riuscirci, dopo Enrico”.

“Nel 2002, a causa di un mal di testa notturno, mi ritrovai davanti la televisione a guardare un programma che parlava di san Josemaría - ricorda Riccardo - Non avevo quasi nessun ricordo del centro culturale di tanti anni prima, ma il giorno dopo chiesi ad Angela di regalarmi una copia di Cammino per il mio compleanno”.

"a causa di un mal di testa notturno, mi ritrovai davanti la televisione a guardare un programma che parlava di san Josemaría"

Dopo Cammino, Riccardo ha letto gli altri libri di san Josemaría, appassionandosi alle sue parole. “Nel 2008 abbiamo fatto un viaggio in Terra Santa con i padri passionisti della nostra parrocchia. Di ritorno dal viaggio sono andato alla messa di san Josemaría del 26 giugno nella cattedrale di Catania. Ho cominciato a frequentare le attività di formazione cristiana della prelatura, incoraggiato anche dal padre passionista che a quel tempo mi aiutava nella vita interiore. Nel 2009 ho chiesto l’ammissione come soprannumerario dell’Opus Dei”.

Riccardo e la sua famiglia

Un vigile tra tanti

"per recitare l’Angelus mi devo praticamente nascondere"

Come vive concretamente il suo rapporto con il Signore un vigile urbano di Catania? “Quando ho il turno di mattina, prendo l’autobus alle sei e venti per andare a Messa alle sette vicino al comando. Durante questo tragitto recito il rosario o faccio un po’ di orazione, se la giornata non mi permette di farla il pomeriggio dopo il turno di lavoro. Visto che il comando è sempre in attività e con molto via vai, per recitare l’Angelus mi devo praticamente nascondere”.

"credo sia molto cristiano lottare per non perdere la pazienza, e sapersi rialzare dopo averla persa"

Questi appuntamenti di vita interiore possono, chiaramente, essere notati dai colleghi: “Sì, penso che tutti sappiano più o meno che sono cristiano cattolico. Devo dire che c’è un’idea molto clericale della fede, ma poi quando entro in confidenza con i colleghi capiscono che sono una persona normale, di cui ci si può fidare. A volte, se perdo la pazienza, qualcuno mi punzecchia, sostenendo che un cristiano non può arrabbiarsi. Invece credo che sia molto cristiano lottare per non perdere la pazienza, e saper rialzarsi dopo averla persa”.

Riccardo con alcuni colleghi.

“A volte - conclude Riccardo - mi chiedo che cosa ci faccio nei vigili urbani. Soprattutto davanti agli episodi di violenza, che grazie a Dio sono rari. L’anno scorso un collega è stato colpito alla testa da alcuni teppisti, e non sarà più lo stesso per tutta la vita. Un altro è stato morso al braccio da una signora… Quando mi passano per la testa questi pensieri, chiedo al Signore di non abbandonarmi, come scrive san Josemaría nel punto 458 di Solco: Ben trovata è la supplica di quell’anima che diceva: Signore, non abbandonarmi; non ti accorgi che c’è un’«altra persona», che mi tira per i piedi?!".