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Usiamo spesso la parola «virtù», ma che cosa significa davvero? Il Catechismo della Chiesa Cattolica definisce la virtù come una «disposizione abituale e ferma a fare il bene»; in altre parole, essere sempre pronti a dare il meglio di noi stessi, in ogni luogo e in ogni circostanza (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1803). Si tratta di ciò che trasforma una persona semplicemente buona, in qualcuno al quale affideresti la tua vita senza esitazione, perché sai che non permetterà all’interesse personale o al cattivo umore di ostacolare ciò che è giusto. Ciò non significa che non sbaglierà mai; e se accadesse, saprà riconoscere il proprio errore e porvi rimedio il prima possibile.

Gesù è il modello perfetto di ogni virtù. Vuoi essere conosciuto per il tuo coraggio, la tua bontà o la tua generosità? Guarda a Lui: Gesù è perfettamente coraggioso, buono e generoso. Nomina una qualsiasi virtù: Egli la possiede in modo perfetto.

Per esempio, ci piace parlare di come l’obbedienza di Gesù ci abbia salvati, ed è vero. Gesù obbedisce alla volontà del Padre e questa totale consegna di sé ci ottiene la redenzione. Ma in Lui l’obbedienza è puro amore per il Padre e per la sua volontà. Lo stesso vale per il suo coraggio, la sua bontà e la sua generosità: tutto è amore.

Noi, invece, non siamo perfetti e le nostre azioni non sono compiute con un amore puro, anche se è proprio a questo che siamo chiamati. Tutte le virtù sono espressioni dell’amore.


Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore.
Cantico dei Cantici 8,6
Gesù richiama l’attenzione su alcune virtù che forse ci sorprendono. All’inizio della sua omelia «Le virtù umane» – che ispira questa serie – san Josemaría ci riporta alla sera in cui Gesù fu invitato a cena in casa di un capo dei farisei. Una donna, conosciuta da tutti come peccatrice, si avvicinò a Lui e gli lavò i piedi. Il fariseo, racconta san Josemaría, interpretò male quel gesto: «Non riusciva a immaginare che Gesù potesse avere tanta misericordia nel suo cuore.»

Gesù lesse i pensieri del fariseo e gli disse: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece li ha bagnati con le sue lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato il bacio di benvenuto; lei, da quando è entrata, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto il mio capo con olio; lei invece ha cosparso i miei piedi di profumo. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.»

A Gesù stanno a cuore i piccoli gesti di bontà e di carità – l’acqua per i piedi e il bacio di benvenuto – perché sgorgano dall’amore. E l’amore che Egli apprezza è un amore forte.

Un amore che si rialza e ricomincia, anche dopo grandi cadute. Continua a donarsi nei momenti difficili, invece di perdere la pazienza non appena le cose non vanno come si vorrebbe. Non ha paura di dire agli altri in che cosa – o meglio in Chi con la maiuscola – crede.

Questa è la persona che tutti desideriamo diventare. In ogni caso, «se accettiamo la responsabilità di essere suoi figli, vedremo che Dio ci vuole molto umani. La testa deve arrivare al cielo, ma i piedi devono poggiare saldamente per terra» (Amici di Dio, n. 75).