Vinci condanna il Codice

Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale, analizza gli errori dello scrittore Dan Brown. «Il best seller è una favoletta priva di basi: banalizza Leonardo senza capire che voleva migliorare il mondo». Il Romanzo sviscerato in 104 punti riguardanti la vita e le attività di Leonardo.

Dall'Opus Dei

Condannato. Colpevole di lesa maestà con un'aggravante: «ha perso un'ottima occasione» .

Verdetto senza appello per Il Codice da Vinci, passato ai raggi X, sezionato, letto in filigrana. È bocciato. Ma c'era da aspettarselo, giocava in trasferta, Dan Brown, nella tana del leone.

Finito nelle mani di Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Vinciano, uno che di Leonardo sa tutto, che ne conosce anche le impronte digitali. Tanto che una società francese gli ha proposto di partecipare al programma per analizzare il Dna delle spoglie mortali del genio, raccolte nel 1574 in una cappella del castello di Amboise.

Nella Palazzina Uzielli la folla trabocca, tanti hanno il Codice in mano. Folla richiamata forse anche dal fatto che con Vezzosi sono annunciati un paio di esponenti dell'Opus Dei. Che della "novella" di Dan Brown è l'eroe negativo, il Male incarnato. Insieme, appunto, con le ombre inquietanti proiettate su Leonardo. Pronti e disponibili, i “fedeli”, a dimostrare che l'Opus Dei non è una setta, che si basa sulla santificazione della vita quotidiana, che accetta tutti. E non prescrive abiti monastici né masochistiche pratiche dì flagellazione perché «il corpo ha la stessa dignità dell'anima».

Vezzosi, armato di video, promette decine di prove contro il bestseller. A partire, esordisce «dai fraintesi che suggestionano e banalizzano Leonardo, uomo-simbolo del secondo millennio»: premessa che sa gia di verdetto. Primo pietrone: Leonardo non era un mago né un negromante. E non è vero che dipingeva soggetti cristiani solo per motivi venali. «le committenze della Chiesa furono meno di dieci». Non poteva indulgere alla negromanzia. uno che scriveva contro quella «stoltissima credulità». E ancora Leonardo ‘adoratore del Divino Ordine della Natura': tutt' altro, tra i suoi interessi c'era l'anatomia, lavorava con i medici dell'università di Pavia, aveva la passione per la psicologia genetica. A dimostrarlo, disegni di grande fascino. Leonardo omosessuale? Fantasie di Giovan Paolo Lomazzo, scrittore vissuto dopo la morte di Leonardo, che in realtà «era un maschio vero, conosceva nei dettagli il corpo femminile, e spesso a margine dei suoi scritti lasciava piccoli segni di un centimetro e mezzo, con un tema fisso: un uomo che insegue una donna». Il tema del "maschile e femminile" è semmai «la perfetta sintesi dei contrari, forma ineffabile della pittura dell’infinito, un modo di studiare l'equivalenza delle superfici». La scrittura segreta? «Scriveva da destra a sinistra non per usare un codice, ma per un suo vizio percettivo».E i giochi in codice non sotto che rebus, trastulli enigmistici».

E i presunti segreti della Vergine delle Rocce, della Gioconda, dell'Ultima Cena? Nessun segreto, spiega Vezzasi. Nella Vergine delle Rocce «la mani protese sono energie concettuali, i pinnacoli non sono simboli fallici ma raffigurano la Caverna della Conoscenza»

La Gioconda: «Nessuna possibile identificazione con l’autroritratto di Leonardo – dice Vezzosi affiancando le immagini sul video – perchè quella è il ritratto di una “Idea di pittura”». Quale? Quella del Louvre, che Vezzosi mostra ai raggi X: «Un lavoro sottile e raffinato, non c’è indice di sofferenza, non c’è traccia dei lapislazzuli di Iside»

Il cenacolo: nessun mistero sul coltello «quella che lo stringe è davvero la mano di Pietro». E la questione di fondo: accanto a Gesù c’è Giovanni o la Maddalena? Vezzosi non ha dubbi: è Giovanni, una nuova sequenza di immagini dimostra che «quando si lavoro con il cartone e con le lucerne si proiettano sagome, è possibile la sovrapposizione». E’ possibile l’equivoco, ma quello è Giovanni.

Ultima sassata, infine: la presunta “setta segreta”. Punto primo, il Priorato di Sion. «I documenti citati da Baigent, Leigh e Lincoln, autori nell’82 del libro Il Santo Graal non esistono, sono infiltrati in tempi recenti». Punto secondo, l’Accademia Leonardi Vinci: «Nessuna setta, il nodo vinciano è un nodo concreto di sapienza, di tecnica, di arte, di scienza e di libertà, simbolo di un circuito virtuale». Insomma, «Leonardo voleva cambiare il mondo, renderlo migliore con l’arte e la filosofia. Ma Dan Brown non l’ha capito. E ha messo in piedi questa favoletta che puzza di esoterico e di zolfo. Ma senza basi».

  • Paolo Pellegrini // QN