«La gioia del sacerdote è un bene prezioso per tutto il popolo fedele di Dio»

Lo scorso 9 maggio Mons. Javier Echevarría ha conferito l'ordinazione sacerdotale a 32 fedeli della prelatura dell'Opus Dei. La celebrazione ha avuto luogo nella basilica di Sant'Eugenio a Roma. I nuovi sacerdoti provengono da 14 paesi: Argentina, Austria, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Spagna, Stati Uniti, Guatemala, Kenia, Messico, Nigeria, Polonia e Taiwan.

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Lo scorso 9 maggio Mons. Javier Echevarría ha conferito l'ordinazione sacerdotale a 32 fedeli della prelatura dell'Opus Dei. La celebrazione ha avuto luogo nella basilica di Sant'Eugenio a Roma. I nuovi sacerdoti provengono da 14 paesi: Argentina, Austria, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Spagna, Stati Uniti, Guatemala, Kenia, Messico, Nigeria, Polonia e Taiwan.

Mons. Javier Echevarría  presiede la cerimonia  de ordinazione presbiterale.

Durante l'omelia, il prelato ha detto ai nuovi sacerdoti che per la loro ordinazione sacerdotale si rallegra tutta la Chiesa. E li ha incoraggiati ad essere allegri, perché, come dice papa Francesco, “la gioia del sacerdote è un bene prezioso non solo per lui, ma anche per tutto il popolo fedele di Dio”.

Mons. Echevarría ha ricordato che il sacerdozio “è una chiamata gratuita che Dio rivolge ad alcuni uomini per il servizio della Chiesa, senza badare a meriti precedenti né ad altre considerazioni.”. E ha aggiunto: “Ringraziamo il Signore della sua bontà e preghiamo per loro e per i sacerdoti del mondo intero. (…) Vi suggerisco, allo stesso tempo, di pregare per tutte le famiglie del mondo, giacché proprio nel seno dei focolari cristiani Dio è solito coltivare — come in un vivaio — le differenti forme della vocazione alla santità.”.

“Cari ordinandi –ha continuato il prelato– pensate che d'ora in poi sarete ministri e dispensatori dei misteri di Dio. Spiegherete a tutti la Parola di Dio; elargirete la grazia nei sacramenti, particolarmente nell'Eucaristia e nella Penitenza; guiderete il popolo cristiano ai pascoli della vita eterna anche con la vostra preghiera e il vostro buon esempio; e sarete di sostegno alle anime affinché conoscano sempre di più le meraviglie della vita cristiana”. E li ha incoraggiati a riflettere su una affermazione di San Josemaría, fondatore dell'Opus Dei: “Il sacerdote non è uno psicologo, né un sociologo, né un antropologo: è un altro Cristo, lo stesso Cristo, con il compito di prendersi cura delle anime dei suoi fratelli”.

Mons. Echevarría ha invitato i nuovi sacerdoti a “celebrare la Santa Messa nel migliore dei modi. Nel sacrificio dell'altare troviamo tutti – sacerdoti e laici – la grazia di cui abbiamo bisogno per la nostra santificazione personale e per la santificazione dei fedeli.”.

Riportiamo qui di seguito il testo completo dell'omelia.

Omelia nell'ordinazione presbiterale di diaconi della Prelatura dell'Opus Dei

Carissimi nuovi sacerdoti. Cari fratelli e sorelle.

Per voi, figli miei, è un giorno di particolare letizia. E assieme a voi si rallegra la Chiesa

1. Abbiamo chiesto a Dio, nell'orazione colletta, la grazia di vivere con rinnovato impegno questi giorni di letizia in onore di Cristo risorto1. L'ordinazione sacerdotale di questi diaconi sottolinea, in modo plastico, il giubilo pasquale che riempie la Chiesa. Sono certo che questa gioia — come diceva Papa Francesco qualche tempo fa — «è penetrata nell'intimo del nostro cuore, lo ha configurato e fortificato sacramentalmente»2. È una realtà che può affermarsi di ogni cristiano, poiché siamo stati unti nel Battesimo e nella Cresima dallo Spirito Santo, il quale ci ha configurati a Cristo e ci ha fatto partecipi del suo unico sacerdozio. Oggi, in modo diverso, questi nostri fratelli riceveranno una nuova unzione dal Paraclito, il quale li configurerà a Cristo in quanto Capo della Chiesa, e comunicherà loro i poteri per svolgere — nel nome e con l'autorità dello stesso Cristo — il ministero sacerdotale.

È dunque per voi, figli miei, un giorno di particolare letizia. E assieme a voi si rallegra la Chiesa. «La gioia del sacerdote è, infatti, un bene prezioso non solo per lui, ma anche per tutto il popolo fedele di Dio»3.

2. La vocazione al sacerdozio è una chiamata gratuita che Dio rivolge ad alcuni uomini per il servizio della Chiesa, senza badare a meriti precedenti né ad altre considerazioni. È il modo di agire di Dio, come insegna la prima lettura della Messa. Di fronte alla strettezza di cuore di alcuni, che si opponevano al battesimo dei primi gentili, san Pietro spiega loro che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga4.

Comproviamo la grandezza dell'amore del Signore – e non possiamo sapere quanto è infinita – anche dalle diverse provenienze di questi nuovi sacerdoti, originari di quattro continenti e quindici nazioni. Ringraziamo il Signore della sua bontà e preghiamo per loro e per i sacerdoti del mondo intero. Dobbiamo renderci conto che la Trinità dialoga con ognuno di noi pure attraverso queste circostanze così varie. Vi suggerisco, allo stesso tempo, di pregare per tutte le famiglie del mondo, giacché proprio nel seno dei focolari cristiani Dio è solito coltivare — come in un vivaio — le differenti forme della vocazione alla santità.

Il sacerdozio, dicevo, è una chiamata gratuita ma ha un'importanza insostituibile nella Chiesa. San Josemaría scrive che molte cose grandi dipendono dal sacerdote: abbiamo Dio, portiamo Dio, diamo Dio agli altri (...). Pensate a questo, alla divinizzazione perfino del nostro corpo; alla nostra lingua che porta Dio; alle nostre mani che lo toccano, al potere di fare miracoli nell'amministrazione della grazia. Non valgono niente tutte le grandezze del mondo in confronto a ciò che Dio ha affidato al sacerdote5.

Gli ordinandi, che procedono da 14 paesi.

3. E voi pensate che d'ora in poi sarete ministri e dispensatori dei misteri di Dio. Spiegherete a tutti la Parola di Dio; elargirete la grazia nei sacramenti, particolarmente nell'Eucaristia e nella Penitenza; guiderete il popolo cristiano ai pascoli della vita eterna anche con la vostra preghiera e il vostro buon esempio; e sarete di sostegno alle anime affinché conoscano sempre di più le meraviglie della vita cristiana.

In una recente ordinazione presbiterale, Papa Francesco si esprimeva così: «Consapevoli di essere stati scelti fra gli uomini e costituiti in loro favore per attendere alle cose di Dio, esercitate in letizia e carità sincera l'opera sacerdotale di Cristo, unicamente intenti a piacere a Dio e non a voi stessi»6.

Per questa ragione — aggiungo con parole del nostro fondatore — il sacerdote deve essere esclusivamente un uomo di Dio, deve respingere la tentazione di affermarsi in campi nei quali i fedeli non hanno bisogno di lui. Il sacerdote non è uno psicologo, né un sociologo, né un antropologo: è un altro Cristo, lo stesso Cristo, con il compito di prendersi cura delle anime dei suoi fratelli7.

4. Vorrei anche ricordare brevemente alcuni punti riguardanti il vostro futuro ministero. In primo luogo la predicazione della Parola di Dio. Ex abundantia cordis, os loquitur, afferma il Signore nel Vangelo8. Per parlare di Dio, dovete attingere dall'abbondanza del vostro cuore ben unito al Suo Cuore; per questo è necessario curare la nostra meditazione quotidiana, approfondendo i contenuti della Sacra Scrittura con l'aiuto dello Spirito Santo.

Perdonate sempre, anche nel sacramento della Penitenza

Per quanto riguarda il perdono dei peccati nella Penitenza, cercate sempre di impartire l'assoluzione; e se qualche fedele non fosse ben disposto, aiutatelo voi con pazienza, con carità, con spirito di sacrificio. Il Signore aveva misericordia per i peccatori chiamandoli alla conversione. E san Josemaría, che cercava di agire con un cuore alla misura del cuore misericordioso di Gesù, non esitò a scrivere: quando accogliete le anime nel sacramento della Penitenza, ricordatevi di quel brano del Vangelo in cui il Signore, alla domanda su quante volte bisogna perdonare, risponde: non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette (Mt 18, 22). Cioè sempre: perdonate sempre, anche nel sacramento della Penitenza. Io non ho mai esitato a perdonare alla stessa persona, molte volte nello stesso giorno, molte mancanze nello stesso campo, perché non est opus valentibus medicus, sed male habentibus (Mt 9, 12); non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Nel contempo, dovete fare tutto ciò che occorre perché le anime non abusino della grazia di Dio9.

L'Eucaristia! Non ci sono parole per esprimere adeguatamente la meraviglia del mistero eucaristico. Impegnatevi ogni giorno per celebrare la Santa Messa nel migliore dei modi. Nel sacrificio dell'altare troviamo tutti – sacerdoti e laici – la grazia di cui abbiamo bisogno per la nostra santificazione personale e per la santificazione dei fedeli. E non abbiate fretta!, vi dirò con san Josemaría.

Faccio ancora i miei auguri ai vostri genitori, agli altri parenti e amici, a quanti partecipano a questa celebrazione e a tutti coloro che non hanno potuto essere presenti. A tutti chiedo di pregare per i nuovi sacerdoti; contano davvero sulle vostre orazioni per essere degni ministri di Colui che li amati con predilezione e li ha chiamati amici10.

Ed eleviamo pure le nostre suppliche, quotidianamente, per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti, per tutta l'umanità.

Ricordatevi anche di me nelle vostre preghiere. Ed eleviamo pure le nostre suppliche, quotidianamente, per il Papa, per i vescovi, per i sacerdoti, per tutta l'umanità.

Affidiamo queste intenzioni all'intercessione di Maria, Madre della Chiesa, nel mese di maggio che abbiamo ormai cominciato, e che è specialmente dedicato alla Madonna.

Sia lodato Gesù Cristo!

1 Domenica VI del Tempo pasquale, Orazione colletta.

2 Papa Francesco, Omelia nella Messa crismale del Giovedì Santo, 17-IV-2014.

3 Ibid.

4 Domenica VI di Pasqua, Prima lettura (B) (Att 10, 34-35).

5 San Josemaría, Lettera 8-VIII-1956, n. 17.

6 Papa Francesco, Omelia in una ordinazione sacerdotale, 26-IV-2015.

7 San Josemaría, È Gesù che passa, n. 79.

8 Mt 12, 34.

9 San Josemaría, Lettera 8-VIII-1956, n. 30.

10 VI Domenica di Pasqua, Vangelo (B) (Gv 15, 14).